giovedì 9 aprile 2020




La cattedra della carità
          Nelle riflessioni precedenti che vi ho condiviso in queste ultime settimane, vi informavo un po’ di come ci preparavamo a celebrare una Settimana Santa “atipica”, e non soltanto ma anche “sofferta”, cioè segnata dal dolore e dalle rinunce, e che portava una sofferenza ed un dolore al vescovo, ai sacerdoti e ai fedeli, nella rinuncia forzata per il vescovo ed i sacerdoti a celebrare la Liturgia con il suo gregge, e per i fedeli nella rinuncia a celebrare la Liturgia nella chiesa e a ricevere la grazia e la salvezza nel Corpo ed il Sangue del Signore.
          Diversi di voi mi avete chiesto cosa facesse l’Esarcato per far fronte al Covit-19, o che avevamo previsto di fare anche in un momento molto precario economicamente sia per la Grecia, sia in modo molto concreto per la Chiesa Cattolica in Grecia e per il nostro Esarcato. Oltre alla cura non soltanto pastorale, ma anche e soprattutto direi “domestica e famigliare” del vescovo verso i sacerdoti dell’Esarcato, nella sua maggioranza anziani, cura cioè nel quotidiano rimanere fermi a casa, osservando la quarantena e pregando e celebrando la liturgia nella cappella di San Giovanni Evangelista nell’interno dell’Esarcato. Una cura, un impegno “famigliare” che mi fa vivere in modo molto concreto e reale tutto quanto i Padri della Chiesa hanno affermato del vescovo come: padre, maestro, economo, medico…. Oltre a questa cura immediata verso i sacerdoti anziani, dal primo momento della pandemia Covit-19 l’Esarcato Apostolico per i Cattolici di tradizione bizantina in Grecia, ha voluto mettersi a disposizione dello Stato e soprattutto del popolo greco, attraverso due strumenti che sono stati e sono tuttora direi due pietre preziose, due gioielli che lungo la nostra storia hanno abbellito ed abbelliscono ancora oggi l’Esarcato.
          Il primo gioiello è l’ospedale di Pammakaristos. Da diversi anni l’Esarcato ha consegnato l’ospedale di Pammakaristos nella sua gestione nelle mani dello stato greco, e, attraverso la comunità delle suore che prestavano il loro servizio nell’ospedale, l’Esarcato ne rimane soltanto il proprietario. In questo ospedale appunto hanno lavorato e servito per decenni le suore della congregazione della Madre di Dio Pammakaristos, che attualmente hanno la propria comunità a Kifissià, vicino ad Atene. Quando è scattato l’allarme per la pandemia del Covit-19, l’ospedale di Pammakaristos, con la benedizione mia come Esarca Apostolico ed il beneplacito della comunità delle suore, ha messo a disposizione dei malati che si dovessero ricoverare, tutta la quarta pianta dell’edificio, che non è utilizzata per degenza in situazioni normali. Inoltre, le celle del monastero adiacente l’ospedale, dove una volta abitavano le suore che vi lavoravano, sono state preparate per accogliere medici ed infermieri impiegati nel far fronte la pandemia.
          Il secondo gioiello è la “Fondazione Pammakaristos per malati autistici”, che si trova presso il paese di Nea Makri, a una trentina di km di Atene, fondazione gestita dall’Esarcato stesso attraverso un consiglio direttivo, che in questi ultimi anni ne ha fatto uno dei centri per la cura dell’autismo più all’avanguardia in Europa. La Fondazione accoglie normalmente in una presenza giornaliera, o settimanale o permanente quasi un centinaio di malati sia autistici sia colla sindrome di Down. Dopo lo scoppio della pandemia del Covit-19, ed essendo partita la stragrande maggioranza dei malati verso le loro famiglie, ad eccezione di una decina che sono ragazze orfane senza nessun vincolo con nessuna famiglia, e che risiedono in modo permanente nella Fondazione; dopo lo scoppio della pandemia i locali della Fondazione sono stati messi a disposizione del comune del paese di Nea Makri, per accogliere sia dei malati sia delle persone in quarantena, sia anche del personale medico sanitario che dovesse averne bisogno.
          Due realtà, l’ospedale e la Fondazione, che come vi dicevo sono due pietre preziose per l’Esarcato. Due realtà cattoliche ma pienamente “in piena comunione” col popolo greco nei diversi momenti che, come l’attuale, lungo la storia recente lo hanno colpito e lo hanno provato duramente. Questa sarà una Settimana Santa “atipica” in cui celebreremo la liturgia, celebreremo la nostra fede in modo forse ridotto, forse soltanto familiare, ma una Settimana Santa in cui celebreremo e celebriamo sicuramente la carità.
Quando nel novembre 2019 il cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, è venuto in visita in Grecia, ha dedicato un giorno al nostro Esarcato, un giorno che abbiamo iniziato con la visita alla Fondazione Pammakaristos a Nea Makri e abbiamo finito con la preghiera nella chiesa cattedrale della Santissima Trinità ad Atene. Dopo il pranzo, quando ci stavamo congedando, il cardinale mi ha detto: “Non ti dimenticare mai che qua (e lui guardava la chiesa cattedrale) tu hai la cattedra episcopale. Lì alla Fondazione Pammakaristos hai la cattedra della carità”.
Nelle mie riflessioni di queste settimane ho accennato alla sofferenza e dolore sia del vescovo sia dei fedeli in questi giorni di rinunce. Dolore, sofferenza, leniti però dall’olio dalla carità che viviamo come vescovo, come sacerdoti e come fedeli dell’Esarcato Apostolico. Con questo spirito cerchiamo di vivere questa Settimana Santa che è “atipica” sicuramente ma che ci fa tanto ma tanto cristiani.


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