mercoledì 2 settembre 2020

 


La donna adultera

Giovanni 8,1-11

1 Ιησοῦς δὲ ἐπορεύθη εἰς τὸ ὄρος τῶν ἐλαιῶν. 2 ὄρθρου δὲ πάλιν παρεγένετο εἰς τὸ ἱερόν, καὶ πᾶς ὁ λαὸς ἤρχετο πρὸς αὐτόν, καὶ καθίσας ἐδίδασκεν αὐτούς. 3 ἄγουσιν δὲ οἱ γραμματεῖς καὶ οἱ φαρισαῖοι γυναῖκα ἐπὶ μοιχείᾳ κατειλημμένην, καὶ στήσαντες αὐτὴν ἐν μέσῳ 4 λέγουσιν αὐτῶ, διδάσκαλε, αὕτη ἡ γυνὴ κατείληπται ἐπ᾽ αὐτοφώρῳ μοιχευομένη·5 ἐν δὲ τῶ νόμῳ ἡμῖν μωϊσῆς ἐνετείλατο τὰς τοιαύτας λιθάζειν· σὺ οὗν τί λέγεις; 6 τοῦτο δὲ ἔλεγον πειράζοντες αὐτόν, ἵνα ἔχωσιν κατηγορεῖν αὐτοῦ. ὁ δὲ ἰησοῦς κάτω κύψας τῶ δακτύλῳ κατέγραφεν εἰς τὴν γῆν. 7 ὡς δὲ ἐπέμενον ἐρωτῶντες αὐτόν, ἀνέκυψεν καὶ εἶπεν αὐτοῖς, ὁ ἀναμάρτητος ὑμῶν πρῶτος ἐπ᾽ αὐτὴν βαλέτω λίθον·8 καὶ πάλιν κατακύψας ἔγραφεν εἰς τὴν γῆν. 9 οἱ δὲ ἀκούσαντες ἐξήρχοντο εἷς καθ᾽ εἷς ἀρξάμενοι ἀπὸ τῶν πρεσβυτέρων, καὶ κατελείφθη μόνος, καὶ ἡ γυνὴ ἐν μέσῳ οὗσα. 10 ἀνακύψας δὲ ὁ ἰησοῦς εἶπεν αὐτῇ, γύναι, ποῦ εἰσιν; οὐδείς σε κατέκρινεν; 11 ἡ δὲ εἶπεν, οὐδείς, κύριε. εἶπεν δὲ ὁ ἰησοῦς, οὐδὲ ἐγώ σε κατακρίνω· πορεύου, καὶ ἀπὸ τοῦ νῦν μηκέτι ἁμάρτανε.

 

Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; và e d'ora in poi non peccare più».

 

Alcune note di commento

          Si tratta di un testo che si trova soltanto nel Vangelo di Giovanni e non nei Sinottici, e in più soltanto in manoscritti che non sono tra i più antichi. È un testo che è entrato nel vangelo di Giovanni in modo tardivo? Forse… Le edizioni critiche dei Vangeli lo mettono tra parentesi. Comunque, è un testo canonico e quindi viene letto ed accettato nelle diverse Chiese cristiane di Oriente ed Occidente.

          Faccio prima una lettura versetto per versetto e indico alcune prime annotazioni.

          Lettura “di situazione”.

1 Ιησοῦς δὲ ἐπορεύθη εἰς τὸ ὄρος τῶν ἐλαιῶν.

Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi.

          Il primo versetto situa Gesù, di notte (il versetto seguente inizia “all’alba…”), nel monte degli Ulivi. Come se l’autore volesse sottolineare che Gesù, di notte va in quel luogo e prega. Il monte degli Ulivi per i cristiani non è un luogo impreciso e vago, ma è il luogo della preghiera, anche di notte, il luogo della sofferenza di Cristo, il luogo del tradimento. Quindi l’evangelista ci situa in un luogo molto concreto e preciso. Luogo di solitudine e, diciamolo, di incontro con Dio.

2 ὄρθρου δὲ πάλιν παρεγένετο εἰς τὸ ἱερόν, καὶ πᾶς ὁ λαὸς ἤρχετο πρὸς αὐτόν, καὶ καθίσας ἐδίδασκεν αὐτούς.

Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava.

          Di mattina Gesù si reca nel tempio. Lì il popolo, il testo dice “tutto il popolo” per indicare che si tratta di molta gente, va da lui. Nel tempio Gesù sedutosi insegna, ammaestra il popolo. Quasi l’evangelista volesse fare un parallelo “per opposizione o per contrasto” tra il versetto precedente: cioè di notte, nel monte degli Ulivi da solo a pregare, e poi al mattino, di giorno nel tempio con la folla, per insegnare. Questi due versetti precedono ed introducono la scena evangelica appunto della “donna adultera”. Gesù uomo di solitudine e di preghiera; quindi, Gesù uomo che insegna in mezzo al popolo. L’evangelista non ci indica su che cosa insegna Gesù, non ci dà il contenuto di quello su cui Gesù parla al popolo, forse perché l’insegnamento vero e proprio nella pericope verrà dato appunto in seguito.

3 ἄγουσιν δὲ οἱ γραμματεῖς καὶ οἱ φαρισαῖοι γυναῖκα ἐπὶ μοιχείᾳ κατειλημμένην, καὶ στήσαντες αὐτὴν ἐν μέσῳ

Allora gli scribi e i farisei conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo

          Inizia la scena principale della pericope. La donna sorpresa in adulterio, portata dagli scribi e dai farisei in mezzo, cioè vista da tutti affinché nessuno possa esimersi della scena, e molto meno Gesù stesso. Notiamo la frase “donna sorpresa in adulterio…, potremmo dire beccata nell’adulterio”, cioè non una accusa su un fatto impreciso, ma ben concreto e reale, senza possibilità di sfuggire a niente e a nessuno.

4 λέγουσιν αὐτῶ, διδάσκαλε, αὕτη ἡ γυνὴ κατείληπται ἐπ᾽ αὐτοφώρῳ μοιχευομένη·

gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio.

          Gli scribi e i farisei si indirizzano a Gesù stesso, non a tutto il popolo; non una domanda indirizzata a tutto l’auditorio ma a Gesù direttamente: “Maestro…”. Infatti, gli dicono “maestro”, gli riconoscono sembra una autorevolezza, non tanto (o forse sì) verso sé stessi ma sicuramente verso il popolo. Quindi quasi a riconoscere in lui una autorità. Di nuovo sottolineano la verità dei fatti: “donna sorpresa, beccata, in adulterio…”. Non dicono “accusata, sospettata… ma sorpresa, beccata…” in adulterio, non ci sono dubbi o eventuali false accuse. Quindi i fatti sembrano e sono sicuramente ineccepibili. Gesù maestro che insegna nel tempio al popolo di mattina, dopo una notte in preghiera da solo; Gesù riconosciuto maestro dagli stessi farisei e scribi, e davanti al popolo. Quindi a questo “maestro” gli viene posta una questione che non presenta delle sfumature anzi è una questione chiara in sé stessa ed anche lo è nella sentenza che dovrebbe derivarne. Gli scribi ed i farisei potevano direttamente e senza indugio lapidare la donna peccatrice.

5 ἐν δὲ τῶ νόμῳ ἡμῖν μωϊσῆς ἐνετείλατο τὰς τοιαύτας λιθάζειν·σὺ οὗν τί λέγεις;

Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?».

          Siccome Gesù è riconosciuto maestro, gli scribi ed i farisei gli mettono davanti la legge di Mosè che Gesù, come maestro, conosce bene: secondo la legge una adultera deve essere lapidata. Di fronte a questo fatto e alla Legge, gli porgono il quesito: “Tu, cosa dici?”. Gesù viene messo di fronte ai fatti compiuti. Deve manifestarsi, deve “insegnare”, e quello che dirà sarà un esempio oltre che una sentenza. Quasi che gli scribi ed i farisei chiedessero a Gesù il “via” per procedere alla lapidazione.

6 τοῦτο δὲ ἔλεγον πειράζοντες αὐτόν, ἵνα ἔχωσιν κατηγορεῖν αὐτοῦ. ὁ δὲ ἰησοῦς κάτω κύψας τῶ δακτύλῳ κατέγραφεν εἰς τὴν γῆν.

Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra.

          L’evangelista però presenta subito la pietra di inciampo di tutta la pericope: “Questo dicevano per metterlo alla prova ed accusarlo…”. Prima di dare la risposta di Gesù, l’evangelista ci dà due immagini, quasi due “flash” rapidi che inquadrano bene la scena. La prima immagine, il primo chiarimento, tocca tutta la scena: cioè lo scopo degli scribi e dei farisei è mettere alla prova, tentare Gesù e quindi accusarlo. L’accusa quindi non è tanto verso la donna adultera, che in un attimo poteva essere lapidata, ma verso Cristo stesso. La seconda immagine, il secondo chiarimento del testo è quello di Gesù chinatosi per terra, che non risponde ma col dito scrive, disegna sulla sabbia, sulla terra. La domanda degli scribi e dei farisei è un tranello, una trappola contro Gesù; la donna adultera ne è soltanto la scusa. Gesù che tace, che si china, che non risponde. Ricordiamo un altro grande momento di accusa in cui Gesù tace di nuovo: davanti a Pilato. L’unica risposta di Gesù, possiamo dire, è l’enigma del suo disegnare, scrivere sulla sabbia, sulla terra, l’enigma del suo silenzio.

7 ὡς δὲ ἐπέμενον ἐρωτῶντες αὐτόν, ἀνέκυψεν καὶ εἶπεν αὐτοῖς, ὁ ἀναμάρτητος ὑμῶν πρῶτος ἐπ᾽ αὐτὴν βαλέτω λίθον·

E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei».

          La non risposta di Gesù, il suo silenzio chino, mette in crisi gli accusatori che insistono nella domanda. Possiamo immaginare la scena: Gesù chinato giocando a scrivere sulla sabbia, gli scribi ed i farisei insistenti nelle accuse, il popolo presente che attende una risposta, e infine la donna nel bel mezzo. Gesù che si alza, forse alza soltanto il capo o tutto il corpo, il testo non è preciso, e risponde, quasi inveisce gli scribi ed i farisei: “Chi di voi è senza peccato, chi di voi è ἀναμάρτητος, scagli per primo…”. (Il verbo greco αμαρτάνω significa “sbagliare, non azzeccare…”. Quindi ἀναμάρτητος è colui che “non sbaglia, che non pecca”, si potrebbe dire “colui che è infallibile”). Gesù non contradice la legge di Mosè, potremmo dire anzi che l’osserva; la sua risposta è ineccepibile in modo assoluto. Soltanto cambia, che cosa? l’accusa? Cambia i destinatari? Forse cambia l’oggetto, la o le persone che le pietre dovrebbero colpire. Alla fine della pericope capiremo la risposta del Signore. Gesù conferma la legge di Mosè, non la evita, ma mette in luce il cuore degli uomini.

8 καὶ πάλιν κατακύψας ἔγραφεν εἰς τὴν γῆν.

E chinatosi di nuovo, scriveva per terra.

          Data la sua risposta Gesù torna ai suoi disegni per terra. Quasi non volesse aspettare o conoscesse la risposta alla sua affermazione. Tutta la pericope traspare una grande serenità e pace dalla parte del Signore.

9 οἱ δὲ ἀκούσαντες ἐξήρχοντο εἷς καθ᾽ εἷς ἀρξάμενοι ἀπὸ τῶν πρεσβυτέρων, καὶ κατελείφθη μόνος, καὶ ἡ γυνὴ ἐν μέσῳ οὗσα.

Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo.

Gesù maestro che segue e conosce la legge di Mosè mette a nudo il cuore di quegli uomini che, in silenzio, dagli anziani ai giovani, fuggono la crisi, il giudizio del Signore verso di loro. Forse questo è il versetto più triste e allo stesso tempo più tenero di tutta la pericope: tutti, vecchi e giovani, fuggono. Quasi fosse una confessione del proprio peccato, del proprio inganno. Quasi Gesù avesse detto loro: “sì, lapidatela, bisogna farlo, ma a farlo sia colui che…”. Partiti, rimangono nel bel mezzo della scena Gesù e la donna da soli. E il popolo che all’inizio era ammaestrato dal Signore? Che ruolo ha? Non se ne parla. Forse pure lui scappato via? Soltanto Gesù e la donna in mezzo.

10 ἀνακύψας δὲ ὁ ἰησοῦς εἶπεν αὐτῇ, γύναι, ποῦ εἰσιν; οὐδείς σε κατέκρινεν;

Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?».

Gesù si rialza di nuovo. E porge alla donna le sue due domande: “Dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Dove sono…? Di nuovo in questa scena, come lo troviamo d’altronde in tante scene dei Vangeli, Gesù presente/assente. È lì ma come se non ci fosse. Nella tempesta del mare di Galilea, lui dorme sulla barca. La moltitudine affamata prima della moltiplicazione dei pani e dei pesci… E sul lago di Galilea. Gesù sulla riva a guardare la faticaccia dei discepoli che non riescono a pescare nulla. E quindi le domande, quasi rimproveri dei discepoli: “Signore…!”. Come se stessero a dire: “Ci stai o non ci stai! Sei con noi o non te ne importa nulla!”. Anche nel nostro testo, lui chinatosi, quasi assente, a disegnare per terra.

11 ἡ δὲ εἶπεν, οὐδείς, κύριε. εἶπεν δὲ ὁ ἰησοῦς, οὐδὲ ἐγώ σε κατακρίνω· πορεύου, καὶ ἀπὸ τοῦ νῦν μηκέτι ἁμάρτανε.

Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; và e d'ora in poi non peccare più».

          La risposta quasi fiera della donna: “nessuno, Signore”. Gesù neppure la condanna, lui che comunque è maestro, lui che è l’unico senza peccato. Ma aggiunge quella che è forse la pietra d’angolo di tutta la pericope: “va e d’ora in poi non peccare più”. Potremmo aspettarci o una parola di Gesù più severa, più di penitenza; oppure una parola di Gesù più di “accordo”, più molle. La parola finale di Gesù è molto chiara e tagliente: “va e non peccare più… va e cambia… va e sii rinnovata”.

 

Fatta adesso una prima lettura del testo, versetto dopo versetto, una lettura che potremmo chiamare “di situazione”, passiamo quindi a una seconda lettura, che possiamo chiamare “di contenuto”. La terza lettura che proporrò alla fine del commento si potrà chiamare “di applicazione” per tutti noi. La pericope della donna adultera ci mette di fronte a diversi aspetti della nostra vita cristiana e ci configura tante volte con i diversi personaggi del testo evangelico. Questo ci capita direi spesso, cioè che ci sentiamo o vediamo immedesimati con i personaggi di una parabola o di una pericope evangelica. Ma torneremo a questo aspetto.

Lettura “di contenuto”.

Preghiera-Insegnamento. Gesù uomo di preghiera e come frutto della sua preghiera Gesù che diventa, è maestro, uomo che insegna il popolo. I grandi momenti della vita di Cristo, i grandi momenti del suo insegnamento vanno preceduti da un momento o una notte di preghiera: il Discorso della montagna, la Trasfigurazione, la Passione… Tutti nascono, sgorgano dalla preghiera, e dalla preghiera che Gesù fa lui da solo, di notte, in luogo appartato.

Accoglienza-Ascolto. Gesù che accoglie tutti, o se vogliamo Gesù che non si sottrae a nessuna situazione. L’atteggiamento apparentemente disinteressato o distratto del chinarsi e giocare a scrivere per terra, direi che non è di disinteresse bensì in fondo di accoglienza senza fretta di una situazione non facile di cui lui stesso si accorge. I farisei infatti potevano tranquillamente lapidare la donna adultera e punto. Di fronte al peccato evidente della donna, di fronte alla furbizia degli scribi e dei farisei, Gesù poteva risolvere la questione con un semplice “fate voi… il fatto è chiaro, come lo sono la Legge e la sentenza che ne deriva”. Ma Gesù ascolta ed accoglie ambedue le parti sia i farisei che la donna adultera.

Gesù uomo della legge. Lui osserva la legge, la rispetta e allo stesso tempo ne manifesta il vero contenuto. Il precetto è chiaro: le adultera vanno lapidare. “Tu, che ne dici?” Gesù rispetterà la legge fino in fondo. Una lettura facile ci porterebbe a fare di Gesù un profeta contro la pena di morte. Ma Gesù rispetterà la legge fino in fondo, lo vedremo subito. Gesù apre il cuore degli uomini per mettere in luce l’inganno che cova in esso, e lo fa per gli scribi ed i farisei ed anche per la donna adultera.

Lettura “di applicazione”.

          Una lettura in chiave ecclesiologica della pericope ci porta a vedere la scena evangelica come immagine della Chiesa stessa, in cui troviamo Gesù nel centro che prega ed insegna. Gesù che guarda “chino, magari apparentemente assente” la nostra vita. Gesù che ci dà la sua Parola che sempre sarà “una spada a doppio taglio”. Infine, Gesù che in essa, nella scena, nella Chiesa, perdona e salva. Un’immagine della Chiesa stessa in cui troviamo mescolati il grano e la zizania, il peccato e la grazia. Una Chiesa immaculata ex maculatis, usando l’espressione di Sant’Ambrogio di Milano. Una Chiesa in cui cova tante volte l’intolleranza, l’inganno, il peccato, assieme alla misericordia, alla verità, alla grazia. Chi nella Chiesa non pecca mai? Chi non sbaglia mai? Chi è infallibile? Uno solo, Colui che nella scena evangelica non scaglia manco una pietra, oppure sì ne scaglia la prima ed unica, quella del perdono: “và…”, e quella della verità: “e non peccare più…”. Nella scena alla fine possiamo dire che nessuno scaglia nessuna pietra. O forse più giusto è di dire che soltanto uno scaglia una pietra, Cristo stesso che dà, che scaglia contro / verso la donna e contro / verso ognuno di noi la pietra del perdono e della verità evangelica.

          Una lettura più personalizzante sarebbe quella di vedere e analizzare nella pericope evangelica l’immedesimarsi di ognuno di noi nei diversi personaggi della narrazione.

Immedesimarsi, sentirsi rispecchiati:

Nel popolo a cui Gesù insegna di mattina nel tempio. Siamo uomini e donne che semplicemente guardiamo Gesù che insegna, magari lo ascoltiamo. Questo è per noi tante volte un ruolo facile perché non siamo né la donna accusata di peccato, né gli accusatori, neppure Cristo stesso che è possiamo dire l’ago della bilancia. Quello del popolo è un immedesimarsi in fondo “facile”. Rimaniamo nei gradini del teatro della vita a guardare.

Nella donna adultera. Qui il ruolo diventa più impegnativo. Tutti facciamo l’esperienza del peccato, dello sbaglio. La donna adultera è colei che, nel suo peccato possiede l’altro oppure dall’altro è posseduta. Peccatrice e messa nel bel mezzo della vita del popolo. La donna adultera non viene portata a Gesù in disparte ma nel bel mezzo del popolo. Il suo peccato viene svelato a tutti. Il suo essere perdonata e il suo cammino di rinascita e di vita nuova, soltanto agli occhi del Signore, e magari agli occhi del popolo che sembra rimane lì.

Negli scribi e nei farisei. Il nostro essere Chiesa, esserne membri magari impegnati fino in fondo, ci fa anche uomini con un ruolo. Il nostro ruolo, il nostro avere in mano la legge, il “doversi o non doversi fare” ci costituisce anche giudici degli e per gli altri. Coinvolgere quindi gli altri, coinvolgere Gesù stesso e il suo Vangelo nelle nostre visioni, nelle nostre decisioni è sempre una tentazione per noi, cioè ci mette alla prova e mettiamo gli altri e Cristo stesso alla prova.

Nel ruolo di Cristo stesso. Questo è un ruolo più impegnativo. E non tanto nel suo essere Dio e uomo, nel suo essere presente in mezzo a noi. È impegnativo anche e soprattutto nel suo saper e perdonare: “và…”, e impegnare l’altro, la donna adultera, in una vita nuova: “…e non peccare più”. Gesù non è mai intollerante, ma allo stesso tempo non tollera mai. Disegna per terra, scrive… Riprendo quanto detto sopra sul mostrarsi “disinteressato” di Gesù stesso. In fondo il suo prendere le distanze non dalle persone, ma dai fatti o dal come affrontarli. Poi se la scena avviene nel tempio, sicuramente non c’era la terra o la sabbia (accoglienti ai disegni o alle parole scritte con dito), ma c’erano le lastre di pietra quindi il suo “scrivere per terra” diventa ancora più enigmatico o più distaccato. Gesù che mette in luce, apre, il cuore degli uomini. “Chi tra di voi è veramente ἀναμάρτητος…” sia colui che scagli la pietra per primo. Come accennavo sopra, in fondo possiamo dire che sarà Cristo stesso che scaglia la prima ed unica pietra del racconto: sé stesso ed il suo Vangelo: “và… e non peccare più”. Quindi un’identificazione con un Cristo molle, tollerante…? Piuttosto semplicemente un’identificazione con un Cristo evangelico, di perdono e di vita nuova.

Tre letture del testo del vangelo di Giovanni, “di situazione” la prima, “di contenuto” la seconda, “di applicazione” oppure “di identificazione” la terza.

+P. Manuel Nin