sabato 16 agosto 2014

Assieme alle Chiese siriache, per la Dormizione della Madre di Dio
Benvenuta la mensa benedetta che offre il pane della vita.
         La festa della Pasqua della Madre di Dio, il giorno 15 agosto, la sua morte e la sua piena glorificazione, è celebrata nelle Chiese orientali con grande solennità; festa preceduta anche di un periodo quaresimale di preparazione come avviene per la Pasqua di Cristo. Vogliamo in queste righe soffermarci, a modo di testimonianza, di comunione e di preghiera con e per i nostri fratelli cristiani in Iraq e nel prossimo oriente, sui testi liturgici delle due tradizioni siriache, quella occidentale e quella orientale, testi che verranno cantati e pregati in questa festa, ma allo stesso tempo testi che in tante chiese in Iraq e nel prossimo oriente, non verranno più cantati né pregati. Si tratta di testi liturgici in cui viene sottolineata ripetutamente la gioia di tutta la creazione nell’accorrere alla celebrazione del transito di Maria; testi che mettono in evidenza la presenza, in questa celebrazione gloriosa e festiva, degli angeli, degli apostoli, di tutta la Chiesa; testi infine che ripetutamente invocano Maria come colei che intercede per il popolo. Diamo semplicemente la traduzione di alcuni brani appartenenti alla tradizione siro occidentale per prima, e a quella siro orientale in secondo luogo. Testi, la cui attribuzione ai grandi padri di queste Chiese: Efrem, Giacomo, Isacco, ci porta alla comunione con tutti i cristiani che per duemila anni hanno invocato il Signore nella lingua con cui ci insegnò ad invocare Dio come Padre.
         Della tradizione siro occidentale, diamo la traduzione di alcuni testi del vespro della festa. La liturgia di questo giorno sottolinea in modo speciale la dimensione ecclesiale della festa nella presenza attorno a Maria di tutte le schiere degli angeli e degli uomini: “Facci degni, o Cristo Dio, di celebrare con animo puro e corpo senza peccato, assieme alle schiere degli angeli e ai cori degli uomini giusti e degli apostoli, questo giorno festivo di tua Madre benedetta. Conservaci per le sue preghiere e per le sue suppliche liberaci da ogni male nel corpo e nell’anima… Nel giorno del transito della vergine, gli apostoli ne celebrano la liturgia sacra; le schiere degli esseri di fuoco e di spirito, con le anime dei giusti, dispongono la processione verso la sua sepoltura, …e onorano il giorno del transito della vergine Maria, figlia di Davide, la Madre che ha generato Dio… La pace sia con te, figlia di Davide, vergine piena di grazia, santa e piena di bellezza… Angeli e uomini sono stupiti e meravigliati per il tuo transito da questo mondo verso il tuo Figlio…”. E ancora nel vespro della festa uno dei testi di una bellezza e profondità teologica unica nel suo genere: “Lode a Te, Cristo Dio nostro, grande e allo stesso tempo velato, che sei disceso per abitare nel grembo della vergine Madre tua ignara di nozze. Tu ti sei fatto simile a noi eccetto il peccato; e noi, tuoi servitori sulla terra, nella memoria di tua Mare ci accingiamo a lodarla: «Tu sei la sposa perfetta e la Madre pura e ignara di nozze, sorgente di benefici… Tu sei il lievito della vita mescolato alle tre misure di frumento, il Cristo… Tu sei il vanto dei cristiani. Nel giorno del tuo transito tu hai riempito il mondo di meraviglia; le schiere degli angeli sono accorsi per onorarti e unirsi agli apostoli, radunati per onorare la tua morte… e seppellire il tuo bellissimo corpo. Essi ti videro distesa sul letto e avvolta di gloria ineffabile, aperti i cieli e gli eserciti degli esseri luminosi volavano e scendevano per onorarti». O giorno grande e felice in cui la Madre è andata a raggiungere il suo Unigenito. Pietro, il capo degli apostoli, porta il letto funebre, e Gabriele, il capo degli angeli, canta: «Benvenuta sei, o Madre benedetta e sposa pura! Lode a te, dimora dello Spirito Santo e camera nuziale del Re celeste, vigna fertile che diede il grappolo della gioia, il cui vino ubriaca tutta la creazione. Benvenuta sei, vergine piena di grazia, rosa desiderabile e giglio pieno di profumo, figlia benedetta che hai liberato Adamo tuo padre dalla schiavitù del peccato… Benvenuta sei, mensa benedetta, che hai offerto il pane della vita alle anime che erano morte per il peccato, pane che diventa cibo spirituale per la vita nuova».
         Della tradizione siro orientale diamo alcuni brani della liturgia: “Beata te, o vergine, fidanzata ma non conosciuta da uomo. Beata te, che hai un Figlio, ma la tua verginità non è stata conosciuta da uomo. Beata te, mare senza pare, il tuo fidanzato è il tuo Figlio prediletto. Beata te, o terra nella quale fu formato il Signore di Adamo e nella carne vi abitò. Beata te, albero prodigioso che porti il frutto pieno di meraviglia. Beata te, roveto straordinario, non consumato dalla fiamma. Beata te, scettro del figlio di Aronne, che germogliò le mandorle senza essere stata piantata; nel tuo grembo lui si è fatto uomo… Per il corpo puro che aveva portato il Figlio di Dio era giunto il momento di bere il calice che Adamo aveva riempito per i suoi figli. Il Signore ordinò agli angeli del cielo di rendere onore al corpo di sua Madre. Essi la scortarono con solennità e onore, come era stato loro comandato. Gloria a Colui che ha esaltato il giorno della sua assunzione”.
Ambedue le tradizioni invocano Maria come colei che intercede presso Cristo, il suo Figlio. Invocazioni che facciamo nostre in questo giorno di festa, in comunione coi nostri fratelli iracheni e nel prossimo oriente, che canteranno nella loro liturgia questi testi benedetti, o che forse potranno soltanto viverli nella liturgia di testimonianza martoriale delle loro vite: “Cristo, Dio nostro, che accetti le domande dei peccatori e ascolti i pianti di coloro che sono afflitti, che rendi onore alla memoria dell’assunzione di tua Mare, la Vergine pura, accogli ora il profumo della nostra preghiera, perdona le nostre colpe e rimetti i nostri peccati per la sua intercessione. Nella tua immensa misericordia, accetta in nome della tua Chiesa le offerte e i doni che ti offrono i suoi figli fedeli in onore di tua Madre, regina degli aneli e dei santi…”. “O Cristo, nostro Salvatore… rendici oggi degni della tua clemenza, per gioire e godere con Maria nella vita che non tramonta…”.

P. Manuel Nin
Pontificio Collegio Greco

Roma


Miniatura siriaca, Mor Gabriel, Tur Abdin. XIII secolo