mercoledì 31 marzo 2021

 


Il senso sacramentale del popolo di Dio.

Da quando sono arrivato ad Atene, spesso il sabato mattina faccio delle passeggiate in centro città. Mi piace andare alla zona di Monastiraki, dove la città di Atene diventa paesino nell’intreccio delle stradine piccole, profumate e colorate che ti ricordano che siamo alle porte dell’Oriente. Visito i negozi di icone, di parati liturgici, dove ormai conosco le persone che lì lavorano, e loro mi conosco anche. Pure nei lunghi mesi della pandemia Covit-19 fino ai nostri giorni, quando i negozi sono o dovrebbero essere chiusi, faccio le stesse passeggiate ed è bello ed anche divertente vedere le serrande dei negozi chiuse dal tutto o a metà, magari col cartellino attaccato alla porta che dice: “ κλειστό/ chiuso”, ma dietro le serrande o le vetrine si intravedono i commercianti, che stanno lì quasi aspettando che qualcuno si avvicini a guardare o curiosare, per invitarlo ad entrare quasi di nascosto, con la speranza di vendere qualcosa, e magari, in questo periodo di pandemia e di crisi, proponendo la merce a metà prezzo, sempre con la premessa e quasi l’accordo complice tra venditore e cliente che, nel caso ci fosse un controllo della polizia, si è lì per un semplice “buongiorno” tra amici.

Già prima della pandemia e durante questi lunghi mesi di prova, e posso dire dal primo giorno del mio arrivo ad Atene, i commercianti mi hanno accolto sempre con grande cordialità, gentilezza, quasi venerazione e sempre col bacio della mano, e questo a prescindere che io sia cattolico o ortodosso. Come se loro stessero -e sicuramente lo stanno!- al di sopra delle vecchie divisioni, discussioni ed anche rancori che purtroppo affiorano ancora tra noi cristiani. E mi sono accorto subito che da parte dei commercianti non si tratta di un saluto o un bacio della mano possiamo dire “interessato”, magari in vista che io possa acquistare qualcosa tra i loro prodotti che sono lì in vendita. Per loro, per quei commercianti, per la stragrande maggioranza del popolo fedele in Grecia, popolo semplice ed onesto, io sono un vescovo e come tale deve essere trattato ed anche diciamo venerato. Senza troppe spiegazioni il popolo capisce che l’episcopato, e tutti i sacramenti, vanno oltre alle divisioni ecclesiali che hanno ferito e feriscono tante vote i rapporti cristiani ed umani tra coloro che abbiamo ricevuto lo stesso battesimo, tra coloro che siamo discepoli dello stesso Signore nostro Gesù Cristo.

Questo mi ha portato a pensare a quello che potremo chiamare il “senso sacramentale del popolo di Dio”. Per quei commercianti, per tanti donne e uomini che incroci per la strada, sei un vescovo, il padre di una comunità, di una Chiesa cristiana, e per questo la richiesta di preghiera, di benedizione, il bacio della mano sorge direi spontaneo dal cuore di queste persone. E ho capito che questa dimensione “sacramentale” dell’accoglienza fatta da parte del popolo di Dio, senza distinzioni confessionali di nessun genere e senza nessun tipo di pregiudizi, ma nella comunione dell’essere cristiani, si deve manifestare da parte del vescovo, nella sua preghiera, nella benedizione data nel palmo delle mani che aperte il fedele ti offre quasi fosse una richiesta pressante, ed anche sempre da parte del vescovo nel ricevere ed accogliere quel bacio filiale sul dorso della mano. Da parte del fedele si manifesta in quel invitarti ad entrare nella sua casa, nel nostro caso nel suo negozio, offrirti sempre un bicchiere d’acqua o il caffè, e soprattutto il sorriso gentile e la parola di benvenuto che in quel contesto diventano, acqua e parola, la presenza reale dell’amore di Cristo e per Cristo che sgorga dal cuore del popolo di Dio.

Possiamo dire che nelle stradine ateniesi ti trovi con le realtà allo stesso tempo divine e umane intrecciate nel vivere quotidiano, con la normalità della gente semplice e buona, che ha imparato a guardare la realtà in chiave sacramentale.



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