martedì 26 dicembre 2023

 



+P. Manuel Nin

Esarca Apostolico per i cattolici di tradizione bizantina in Grecia

 

Ai sacerdoti dell’Esarcato Apostolico per i cattolici di tradizione bizantina in Grecia.

 

Carissimi sacerdoti,

Lo scorso 18 dicembre, il Dicastero per la Dottrina della Fede della Santa Sede ha pubblicato il testo di una dichiarazione, firmata dal cardinale Prefetto del Dicastero mons. Victor Manuel Fernández, ed approvata dal Santo Padre, che porta come titolo “Dichiarazione Fiducia supplicans, sul senso pastorale delle benedizioni”. Questo testo potete trovarlo per intero e tradotto in diverse lingue nella pagina web del suddetto Dicastero: https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_doc_20231218_fiducia-supplicans_it.html.

           Dal primo momento della sua pubblicazione, Fiducia supplicans (FS) il testo ha provocato delle reazioni molto diverse, di plauso oppure di riprovazione e di rifiuto. Bisogna sottolineare che il testo, dalla prima pagina, ribadisce la dottrina della Chiesa Cattolica sul matrimonio, conferma quanto essa ha affermato sull’irregolarità di diverse situazioni odierne di “coppia”, e allo stesso tempo il documento insiste sull’atteggiamento pastorale verso queste situazioni “irregolari”, atteggiamento che mai deve confondersi con una accoglienza liturgica e meno ancora con una benedizione di carattere nuziale. In questo, la Dichiarazione è molto chiara, ma allo stesso tempo alcuni paragrafi dello stesso testo possono essere letti ed interpretati in modo diverso ed anche vario. Per questa ragione, già dal primo momento le reazioni -alcune molto superficiali e anche dettate soltanto dal sentimento-, sono andate, come accennavo, dal plauso al rifiuto e al rimprovero più totale.

          Nei giorni successivi alla pubblicazione di FS ci sono state diverse valutazioni ed anche prese di posizione di diversi episcopati mondiali, assai diverse tra di loro. Come Esarca Apostolico per i fedeli di tradizioni bizantina in Grecia, accenno soltanto alla Dichiarazione dell’arcivescovo maggiore della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, in cui si appella soprattutto al cànone 1492 del CCEO (Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium), secondo cui questo tipo di testi ufficiali da parte dei Dicasteri vaticani, toccano direttamente le Chiese Orientali Cattoliche: “…riguardano i fedeli cristiani delle Chiese orientali solamente in quanto si tratta di cose della fede e dei costumi…-respiciunt tantummodo, quatenus de rebus fidei vel morum ”. Siccome FS porta come titolo: “…sul senso pastorale delle benedizioni…”, il testo può essere letto avente un carattere prettamente liturgico pastorale, e quindi non in riferimento diretto alla prassi liturgica e sacramentale delle Chiese Orientali Cattoliche.

Malgrado questa dimensione canonica e diciamolo anche ecclesiologica, il documento FS è destinato ad essere per molti un punto di riferimento, per molti altri anche una pietra di inciampo e di scandalo. E viste le prime reazioni a livello mondiale, e prevedendo che il tema possa portare ad un dibattito acceso e sicuramente non sempre sereno, ho scritto queste semplici riflessioni/indicazioni che ho mandato ai miei sacerdoti dell’Esarcato, per aiutare loro a vivere nella serenità e nella comunione necessarie il momento ecclesiale che ci tocca di vivere. Quindi non si tratta di una mia valutazione di FS, bensì di sei punti di riflessione che mando ai miei sacerdoti dell’Esarcato, come loro vescovo che si sente nel bisogno di accompagnarli in questo momento.

 

          Ai sacerdoti dell’Esarcato Apostolico per i Cattolici di tradizione bizantina in Grecia.

Con questa mia lettera, indirizzata a voi, sacerdoti delle tre diverse comunità del nostro Esarcato Apostolico -greci, ucraini e caldei-, voglio semplicemente offrirvi alcuni punti che ritengo importanti in questo momento ecclesiale, senza i quali potremo forse non dare ai nostri fedeli quella risposta serena, chiara ed evangelica di cui hanno bisogno. Indico brevemente questi punti che ritengo dovete sempre aver presenti nel vostro agire come pastori delle comunità dell’Esarcato che vi sono state assegnate.

    In primo luogo, siccome FS è un testo nuovo, recentissimo, e che potete trovare già tradotto in diverse lingue, vi chiedo, per onestà ecclesiologica, intellettuale ed anche pastorale, di leggere il testo, per bene e per intero, e non affidarvi soltanto ai commenti giornalistici pro e contro del suddetto documento, oppure ai commenti di persone che dicono di averlo letto. Stanno apparendo in questi giorni nei giornali e nelle reti sociali dei commenti esultanti e commenti di condanna del testo, dei commenti che purtroppo sono più portati ad una lettura ed un indirizzo più ideologico che ecclesiale. Quindi abbiate la prudenza di non farvi ingannare o abbagliare dai commenti manipolati o manipolanti.

2.           Il secondo punto, -che sicuramente è il più importante, ma che suppone la premessa del primo punto, cioè di aver letto per bene il testo di FS-, è il non dimenticare mai che, tutti noi, vescovo, sacerdoti, parroci, siamo chiamati dal Signore stesso ad essere uomini di comunione e mai, assolutamente mai, uomini di divisione, di rottura. Non dimentichiamo l’affermazione dei Padri della Chiesa -penso a san Cipriano tra altri- che mettono in guardia come primo grande pericolo nella Chiesa la divisione e lo scisma, un pericolo molto più grave dall’eresia stessa. Per questo vi esorto, in questi momenti in cui siamo “bombardati” da notizie e informazioni tanto contrastanti e purtroppo anche manipolate quando non falsificate, vi prego di dare ai nostri fedeli sempre, assolutamente sempre, delle parole che creino tra di loro e con tutta la Chiesa comunione e mai divisione. Rinunciando anche -e questo fatelo anche come forma di ascesi se volete!- a quella parola amara magari di sfogo che in momenti come l’attuale potrebbe uscire dalla nostra bocca, parola di critica che più che costruire servirebbe soltanto a dividere e ad amareggiarvi di più. E aggiungo anche, con l’umiltà di dover dire, delle volte, che una risposta soddisfacente alle diverse questioni forse non ce l’abbiamo, oppure affidatevi nella vostra risposta a quello che la Chiesa ha insegnato ed insegna tuttora.

3.           Non dimenticare mai che il Signore stesso condanna il peccato ma non il peccatore. Dobbiamo essere sempre icona del buon Pastore che esce alla ricerca della pecora smarrita, lasciando nell’ovile le altre novantanove. Inoltre, ricordatevi della pericope della donna adultera di Gv 8,1-11, dove il Signore è molto chiaro sia verso il peccato che verso la peccatrice, e alla fine la sua parola è incisiva come una spada a doppio taglio: “…va e non peccare più…”. Lui non benedice la situazione di peccato della donna, bensì l’ascolta e gli dà una parola non di condanna ma veramente evangelica: “…va e non peccare più…”.

4.           Nelle mie lettere pastorali precedenti ve l’avevo ripetuto e lo faccio di nuovo adesso in questo nostro tempo, questo momento “καιρός” ecclesiale forse non facile: dobbiamo essere uomini di comunione in mezzo ai nostri fedeli. San Giovanni della Croce affermava che “…al tramonto della vita saremo esaminati di amore…”; ed io, senza pretende emulare il santo spagnolo del sedicesimo secolo, mi sento di affermare che pure noi vescovi e sacerdoti “…al tramonto della vita saremo esaminati di amore certamente…, ma soprattutto di comunione -κοινωνία-”. Quindi sentiamoci tutti, vescovo e sacerdoti, responsabili di questa comunione ecclesiale, specialmente in questo momento ecclesiale che appare difficile e travagliato, benché sempre “vegliato/vigilato/guidato” dal Signore che dal cielo guarda “sulla sua vigna…”, e senza mai dimenticare la parola di Paolo a 1Cor 3,17: “Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi. San Benedetto, nella sua Regola, dice che il monaco “…nulla deve anteporre all’amore di Cristo”, e come monaco benedettino mi permetto di usare il testo di san Benedetto e applicarlo a noi vescovo e sacerdoti: “…nulla deve anteporre all’amore di Cristo e alla comunione ecclesiale…”.

5.            Vi accennavo sopra ad una dimensione anche ascetica che suppone il silenzio, la rinuncia ad una o tante parole che ci potrebbero sembrare utili e necessarie, anche ripeto come sfogo, ma che nel momento attuale non aiuterebbero sicuramente, cioè al non proferire parole amare che distruggono e non costruiscono comunione, non edificano la comunità ecclesiale. Qualcuno di voi potrebbe dirmi: “Allora…, meglio tacere, meglio stare zitti?”. In certi momenti sì! È meglio tacere che parlare, cioè, evitare dei commenti che oltre ad essere superficiali e dettati più dalla passione che dalla ragione, non porterebbero a nulla di buono.

6.        Alle persone che verranno a chiederci chiarimenti e spiegazioni su FS, cercheremo di dare una parola che sia chiara su quello che la Chiesa crede, su quello che veramente il testo della Dichiarazione dice, senza costruirci sopra delle opinioni proprie, ma rimanendo nel testo e, ripeto, soprattutto nell’insegnamento della Chiesa. Se dovessero venire delle persone, fedeli o non delle nostre Chiese, a chiedere qualche sorta di benedizione, nel momento attuale date loro una parola di accoglienza ed evangelica, nel senso dei punti di cui sopra, che dipenderà dal vostro buon senso ecclesiale, che sicuramente avete per la grazia del sacerdozio che avete ricevuto. Una richiesta che vada oltre e supponga un impegno liturgico ed ecclesiale, fate riferimento al vostro vescovo.

 Benedico voi, le vostre comunità e tutti i fedeli a voi affidati.

 +P. Manuel Nin

Esarca Apostolico

 


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