L’Ascensione
del Signore nella tradizione bizantina
Oggi il
Signore cerca Adamo e lo fa sedere nella gloria
Tutte
le feste dell’anno liturgico nella tradizione bizantina hanno un chiaro
contenuto teologico, e diventano una vera e propria professione di fede a
livello trinitario, cristologico ed ecclesiologico. Professione di fede e
quindi anche mistagogia per i fedeli che pregano, che leggono e che cantano i
testi liturgici. Inoltre, l’uso che questi testi fanno della Sacra Scrittura,
dell’Antico e del Nuovo Testamento, ci mostra e ci insegna, diventa per noi un
maestro, sul come accogliere, leggere, pregare e fare nostro il testo biblico.
I tropari delle grandi feste ci fanno cantare e celebrare la nostra professione
di fede con delle immagini poetiche e allo stesso tempo teologiche. E così la
liturgia bizantina diventa professione di fede, celebrazione di questa fede e
annuncio del mistero centrale di quello che è il nostro “credo” come Chiesa
cristiana: “…per noi uomini e per la nostra salvezza… si è incarnato dallo
Spirito Santo e dalla Vergine Maria e si è fatto uomo”. Questo stretto
legame, questo vincolo tra liturgia e professione di fede lo troviamo
specialmente presente nella festa dell’Ascensione del Signore, il giovedì
quarantesimo giorno dopo la Pasqua. È una festa in cui troviamo intrecciati,
come fosse un grande arazzo, tutti i grandi momenti della nostra fede.
La festa dell’Ascensione del Signore, celebrata
il quarantesimo giorno dopo la sua risurrezione dai morti, è una delle grandi
feste negli anni liturgici di tutte le Chiese cristiane di Oriente e di
Occidente. Mi soffermo nella tradizione bizantina i cui testi liturgici sono
una vera e propria professione di fede che ripercorre, possiamo dire, i grandi
momenti della storia della salvezza, dall’incarnazione del Verbo eterno di Dio,
alla sua nascita, alla sua passione e morte, e quindi alla sua risurrezione ed ascensione
ai cieli dove ha portato, ha fatto salire, ha glorificato la nostra natura
umana redenta e salvata, e da dove ha mandato, come dono suo e di suo Padre, lo
Spirito Santo. Attraverso i testi della liturgia, la Chiesa ci fa gustare direi
in un bel intreccio di teologia e di poesia, i grandi momenti della salvezza
che avviene per noi in Cristo.
Il primo tropario del vespro della
festa introduce i principali aspetti che troveremo poi in tutti gli altri
testi: “Il Signore
è asceso ai cieli per mandare il Paraclito nel mondo. I cieli hanno preparato
il suo trono, le nubi il carro su cui salire; stupiscono gli angeli vedendo un
uomo al di sopra di loro. Il Padre riceve colui che dall’eternità, nel suo seno
dimora. Lo Spirito santo ordina a tutti i suoi angeli: Alzate, príncipi, le
vostre porte. Genti tutte, battete le mani, perché Cristo è salito dove era
prima.”. Vediamo come l’Ascensione del Signore è collegata senza
soluzione di continuità con il dono dello Spirito Santo, e tutti i tropari metteranno
in evidenza questo collegamento tra Ascensione del Signore e discesa, dono
dello Spirito. In questo tropario troviamo anche un altro tema che appare
ripetitivamente nei testi della festa, cioè la meraviglia, lo stupore degli
angeli di fronte all’Ascensione del Signore. In questo tropario troviamo
l’espressione: “…stupiscono
gli angeli vedendo un uomo al di sopra di loro…”, mentre in un altro dei testi
liturgici troviamo la frase: “…restarono attoniti i cherubini, vedendo
venire sulle nubi te, Dio, che siedi su di loro.” Lo stupore degli angeli
diventa nei testi eucologici una vera e propria professione di fede nel Verbo
di Dio incarnato, vero Dio e vero uomo, manifestata attraverso lo stupore degli
angeli vedendo un uomo, la meraviglia dei cherubini vedendo Dio.
Questa stessa professione
di fede la troviamo ancora bellamente cantata in un altro dei tropari: “Signore,
compiuto il mistero della tua economia, hai preso con te i tuoi discepoli e sei
salito sul Monte degli Ulivi: ed ecco, te ne sei andato oltre il firmamento del
cielo. O tu che per me come me ti sei fatto povero, e sei asceso là, da dove
mai ti eri allontanato, manda il tuo Spirito santissimo per illuminare le anime
nostre”. Di questo frammento sottolineo due aspetti che ritroviamo poi
anche in altri testi della stessa festa. In primo luogo, la presenza dei
discepoli all’Ascensione del Signore, fatto che oltre ad essere un dato
evangelico, è anche un dato ecclesiologico: i discepoli -e in alcuni tropari
troviamo menzionata anche la Madre di Dio-, sono testimoni dell’Ascensione e
quindi della piena glorificazione e redenzione della nostra natura umana
assunta pienamente da Cristo e da lui glorificata; infatti, la stessa icona
dell’Ascensione ci mostra la presenza della Madre di Dio, e dei Dodici apostoli
con Paolo. In secondo luogo, l’immagine molto bella usata nel tropario: “…O
tu che per me come me ti sei fatto povero…”, che riprende 2Cor 8,9 e Fil
2,6-7, per parlare dell’incarnazione. Si tratta di un tema che troviamo ancora
in altri tropari, cioè il collegamento messo in parallelo tra
incarnazione/discesa e glorificazione/ascensa: “Tu che, senza separarti dal
seno paterno, o dolcissimo Gesù, hai vissuto sulla terra come uomo, oggi dal
Monte degli Ulivi sei asceso nella gloria: e risollevando, compassionevole, la
nostra natura caduta, l’hai fatta sedere con te accanto al Padre. Per questo le
celesti schiere degli incorporei, sbigottite per il prodigio, estatiche
stupivano e, prese da tremore, magnificavano il tuo amore per gli uomini. Con
loro anche noi quaggiù sulla terra, glorificando la tua discesa fra noi e la
tua dipartita da noi con l’Ascensione, supplici diciamo: O tu che con la tua Ascensione
hai colmato di gioia infinita i discepoli e la Madre di Dio che ti ha
partorito, per le loro preghiere concedi anche a noi la gioia dei tuoi eletti,
nella tua grande misericordia”.
Nei testi della festa troviamo un uso
abbondante, con una interpretazione chiaramente cristologica e soteriologica,
del salmo 23 collegato direttamente con l’Ascensione del Signore: “Lo Spirito santo ordina a
tutti i suoi angeli: Alzate, príncipi, le vostre porte. Genti tutte, battete le
mani, perché Cristo è salito dove era prima… Mentre tu ascendevi, o Cristo, …le
schiere celesti che ti vedevano, si gridavano l’un l’altra: Chi è costui? E
rispondevano: È il forte, il potente, il potente in battaglia; costui è
veramente il Re della gloria… Sollevate le porte celesti: ecco è giunto il
Cristo, Re e Signore, rivestito di corpo terrestre”. Il
dialogo del salmo lo troviamo possiamo dire messo in scena tra lo Spirito Santo
e gli angeli, oppure tra gli angeli tra di loro. Si tratta, in questa festa
come in tante altre della tradizione bizantina, di un’esegesi cristologica applicata
ai salmi. In uno dei tropari del mattutino della festa ci riassume in quattro
versetti lo smarrimento di Adamo dopo il peccato, e l’incarnazione di Cristo
con l’immagine del rivestirsi proprio della natura di Adamo, presentata quasi
fosse l’icona del buon pastore che si carica sulle spalle, che assume la pecora
smarrita e la fa sedere con lui nella gloria: “Dopo aver cercato Adamo che
si era smarrito per l’inganno del serpente, o Cristo, di lui rivestito sei
asceso al cielo e ti sei assiso alla destra del Padre, partecipe del suo trono,
mentre a te inneggiavano gli angeli”.
L’Ascensione del Signore adempie, porta a compimento l’opera della nostra redenzione, perché lui, asceso in cielo, rimane sempre con noi ed accanto a noi. Romano il Melodo (+555) lo canta in uno dei tropari della festa: “Compiuta l’economia a nostro favore, e congiunte a quelle celesti le realtà terrestri, sei asceso nella gloria, o Cristo Dio nostro, senza tuttavia separarti in alcun modo da quelli che ti amano; ma rimanendo inseparabile da loro, dichiari: Io sono con voi, e nessuno è contro di voi”.
Hoy el Señor busca a Adán y le hace sentarse en la gloria
Todas las fiestas del año litúrgico en la tradición
bizantina tienen un contenido teológico claro y se son en sí mismas una
verdadera profesión de fe a nivel trinitario, cristológico y eclesiológico. Una
profesión de fe y, por lo tanto, también mistagogía para los fieles que rezan,
leen y cantan los textos litúrgicos. Además, el uso que estos textos hacen de
la Sagrada Escritura, sea del Antiguo como del Nuevo Testamento, nos muestra y
nos enseña, se convierte en un maestro para nosotros sobre cómo acoger, leer,
rezar y hacer nuestro propio texto bíblico. Los troparios de las grandes
fiestas nos hacen cantar y celebrar nuestra profesión de fe con imágenes
poéticas y, al mismo tiempo, teológicas. Y así, la liturgia bizantina se
convierte en una profesión de fe, una celebración de esta fe y una proclamación
del misterio central de cuál es nuestro "credo" como Iglesia
cristiana: "... por nosotros, los hombres, y por nuestra salvación...
se encarnó del Espíritu Santo y de la Virgen María y se hizo hombre."
Encontramos este vínculo estrecho, esta relación entre la liturgia y la
profesión de fe, especialmente presente en la fiesta de la Ascensión del Señor,
el jueves del día cuadragésimo después de Pascua. Es una fiesta litúrgica en la
que encontramos entrelazados, como si fuera un gran tapiz, todos los grandes
momentos de nuestra fe.
La fiesta
de la Ascensión del Señor es una de las grandes fiestas en los diversos años
litúrgicos de todas las Iglesias cristianas de Oriente y Occidente. Me detengo
en la tradición bizantina, cuyos textos litúrgicos son una verdadera y propia
profesión de fe que repasa, podemos decir, los grandes momentos de la historia
de la salvación, desde la Encarnación de la Palabra eterna de Dios, hasta su
nacimiento, su pasión y muerte, y luego su resurrección y ascensión al cielo,
donde llevó consigo, glorificó a nuestra naturaleza humana redimida y salvada,
y de donde ha enviado, como un don al Espíritu Santo. A través de los textos de
la liturgia, la Iglesia nos hace saborear, en una hermoso equilibrio de
teología y de poesía, los grandes momentos de salvación que tienen lugar para
nosotros en Cristo.
El primer
tropario de vísperas de la fiesta introduce los aspectos principales que más
tarde encontraremos en todos los demás textos litúrgicos: "El
Señor ha ascendido al cielo para enviar al Paraclito al mundo. Los cielos han
preparado su trono, las nubes el carro en el que subir; se asombran los ángeles
al ver a un hombre por encima de ellos. El Padre recibe a aquél que habita en
su seno desde la eternidad. El Espíritu Santo ordena a todos sus ángeles: “Elevad,
puertas, vuestros dinteles. Aplaudan todos, porque Cristo ha ascendido donde
estaba antes". Vemos cómo la
Ascensión del Señor está perfectamente conectada con el don del Espíritu Santo,
y todos los troparios destacarán esta conexión entre la Ascensión del Señor y
el descenso, el don del Espíritu. En este tropario también encontramos otro
tema que aparece repetidamente en los textos de la fiesta, a saber, la
maravilla, el asombro de los ángeles antes de la Ascensión del Señor. En este
tropario encontramos la expresión: "...se
asombran los ángeles al ver a un hombre por encima de ellos...",
mientras que en otro de los textos litúrgicos encontramos la frase: "...y
los querubines se sorprenden al verte venir en las nubes, oh Dios, que te
sientas sobre ellas." El asombro de los ángeles se convierte en los
textos eucológicos en una verdadera profesión de fe en el Verbo de Dios
encarnado, verdadero Dios y verdadero hombre, manifestada a través del asombro
de los ángeles al ver a un hombre, la maravilla de los querubines al ver a
Dios.
Encontramos
esta misma profesión de fe bellamente cantada de nuevo en otro de los
troparios: "Señor, cuando se completó el misterio de tu economía,
llevaste contigo a tus discípulos y subiste al Monte de los Olivos; y he aquí, te
fuiste más allá del firmamento del cielo. Oh tú que por mi causa te hiciste
pobre como yo, y ascendiste allí, de donde nunca partiste, envía tu Espíritu
Santísimo para iluminar a nuestras almas." De este fragmento subrayo
dos aspectos que también encontramos en otros textos de la misma fiesta. En
primer lugar, la presencia de los discípulos en la Ascensión del Señor, un
hecho que, además de ser un dato evangélico, es también un dato eclesiológico:
los discípulos —y en algunos troparios también encontramos mencionada a la
Madre de Dios— son testigos de la Ascensión y, por lo tanto, de la plena
glorificación y redención de nuestra naturaleza humana, asumida por Cristo y
glorificada por él; de hecho, el propio icono de la Ascensión nos muestra la
presencia de la Madre de Dios y de los Doce Apóstoles con Pablo. En segundo
lugar, la imagen muy hermosa utilizada en el tropario: "...Oh, vosotros
que por mi causa os habéis empobrecido como yo...", que incluye 2 Cor
8:9 y Fil 2:6-7, para hablar de la Encarnación. Este es un tema que volvemos a
encontrar en otros troparios, es decir, la conexión evidenciada en paralelo
entre la encarnación/descenso y la glorificación/ascensión: "Tú que,
sin separarte del seno de tu padre, oh dulce Jesús, viviste en la tierra como
hombre, hoy desde el Monte de los Olivos ascendiste en gloria: y habiendo levantando,
por tu compasión a nuestra naturaleza caída, la hiciste sentar contigo junto al
Padre. Por esta razón, los ejércitos celestiales de los incorpóreos, admirados por
el prodigio, extasiados por el temblor, magnifican tu amor hacia los hombres. Junto
con ellos también nosotros aquí en la tierra, glorificando tu descenso hacia nosotros
y tu ascensión de entre nosotros, te suplicamos: Oh tú que con tu Ascensión has
llenado a los discípulos y a la Madre de Dios que Te engendró de alegría
infinita, por sus oraciones concédenos también la alegría de ser tus elegidos…".
En los
textos de la fiesta encontramos un uso abundante, con una interpretación
claramente cristológica y soteriológica, del salmo 23 directamente relacionado
con la Ascensión del Señor: "El Espíritu Santo ordena a todos sus ángeles:
Elevad, puertas, vuestros dinteles. Todos, aplaudan, porque Cristo ha subido
hasta donde estaba antes... Mientras ascendías, oh Cristo, ... las huestes
celestiales que te han visto, aclaman unos a otros: ¿Quién es éste? Y responden
ellos mismos: "Él es el fuerte, el poderoso, el poderoso en batalla; es
verdaderamente el Rey de la gloria... Elevad, puertas, vuestros dinteles: he
aquí, Cristo, Rey y Señor, ha venido, vestido de cuerpo terrenal." Encontramos el diálogo del salmo podemos decir
escenificado entre el Espíritu Santo y los ángeles, o entre los ángeles entre
ellos. En esta fiesta, como en muchas otras de la tradición bizantina, nos
encontramos siempre con una exégesis cristológica aplicada a los salmos.
En uno de
los troparios de los laudes de la fiesta, encontramos resumidos en cuatro
versículos el desconcierto de Adán tras el pecado, y la encarnación de Cristo
con la imagen del revestirse de la naturaleza de Adán, presentada como si fuera
el icono del buen pastor que lleva sobre sus hombros, que toma sobre si a la
oveja perdida y la hace sentar con él en gloria: "Después
de buscar a Adán, que se había desviado por el engaño de la serpiente, oh
Cristo, revestido de él, ascendiste al cielo y te sentaste a la derecha del
Padre, participe de su trono, mientras los ángeles te cantaban…"
La
Ascensión del Señor lleva a la perfección la obra de nuestra redención, porque
él, habiendo ascendido al cielo, permanece siempre con nosotros y a nuestro
lado. Romano Melodo (+555) canta en uno de los troparios de la fiesta: "Habiendo
completado la economía a nuestro favor y unido a las realidades celestiales las
realidades terrenales, has ascendido en gloria, oh Cristo nuestro Dios, sin
separarte en absoluto de los que te aman; sino permaneciendo inseparable de
ellos afirmas: Estoy con vosotros, y nadie está en contra de vosotros."
+P. Manuel Nin
Esarca
Apostolico
Grottaferrata
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