venerdì 27 novembre 2020

 



Oggi l’umanità è intagliata nel sigillo della divinità.

Inno I Sulla Natività di Cristo di sant’Efrem il Siro[1]

 

         In queste righe voglio fare una lettura ed un commento del primo inno Sulla Natività di sant’Efrem il Siro[2]. Si tratta di un testo poetico molto lungo, di 99 strofe, in cui troviamo con una bellezza e profondità uniche, cantato il mistero centrale della nostra fede: l’incarnazione e la nascita nella carne del Verbo eterno di Dio.

         Divido il testo in diverse sezioni di strofe, a partire dalla tematica sviluppata in esse. L’incarnazione del Verbo eterno di Dio, ed anche la sua nascita, è il filo conduttore dell’inno, sviluppato a partire dall’annuncio e dalle profezie che Efrem trova nei diversi personaggi e fatti dell’Antico Testamento. I gruppi di strofe in cui dividiamo la presentazione sono: 1-11; 12-60; 61-81; 82-96; 97-99.

 

         Strofe 1-11.

         Le prime undici strofe sgranano diverse profezie veterotestamentarie sulla nascita del Verbo di Dio incarnato. Notiamo da subito che la prima strofa e l’ultima dell’inno 1 e 99, iniziano con due termini sinonimi quasi uguali: “questo giorno / oggi[3]” Nei testi di Efrem, e poi in quelli della tradizione liturgica siriaca ed anche bizantina, il termine “oggi” ha una forza quasi epicletica nel testo e quindi nella celebrazione liturgica in quanto fa presente la realtà del mistero che si celebra. Infatti, i verbi adoperati assieme al “oggi” sono sempre in presente o in passato perfetto ad indicare la realtà che avviene in modo compiuto in quest’oggi.

1.Questo giorno ha fatto gioire, Signore,

i re, i sacerdoti e i profeti,

poiché in esso si compirono le loro parole,

avvennero proprio tutte.

         Nell’ordine non dei libri biblici neppure se vogliamo cronostorico, troviamo come prima profezia quella che è “cristologica” per eccellenza, sia nella tradizione patristica che liturgica in Oriente ed in Occidente, cioè Is 7,14:

2.La vergine infatti ha oggi partorito

l’Emmanuele a Betlemme.

La parola proferita da Isaia

È divenuta oggi realtà.

 

         Poi Efrem fa passare davanti gli occhi del lettore, quasi sfogliando il testo biblico, diversi di coloro che sono profeti della nascita di Cristo, presi da personaggi oppure da libri biblici che diventano profezia: i Salmi, Michea, Giacobbe, Salomone nel libro dei Proverbi.

3.Là è nato colui

che nel Libro enumera i popoli[4].

Del salmo cantato da Davide

c’è oggi il compimento.

 

5.Ecco, una stella da Giacobbe,

è sorto un capo da Israele.

Della profezia proferita da Balaam

c’è oggi la spiegazione.

 

8.L’albero della vita[5]

fa giungere la speranza ai mortali.

Della parabola celata di Salomone

c’è oggi l’interpretazione.

 

Strofe 12-60.

         Questo è il gruppo più numeroso di strofe, ed elenca tutta una serie di personaggi e di fatti veterotestamentari che preannunciano cristologicamente la nostra salvezza. Quasi ad indicare la “cadenza” cristologica di tutte le strofe, le tre prime di questa sezione, da 12 a 14, presentano nei primi due versetti il fatto antico, e negli altri due versetti il fatto odierno, introdotto appunto con un “oggi”[6] con la forza di attualizzazione che questo termine ha. Come vediamo nella strofa 14, Efrem spesso fa il parallelo tra Adamo e Cristo e tra Eva e Maria; la prima partorisce il peccato, la corruzione, e la seconda partorisce il Salvatore.

12.Poiché il re era celato in Giuda

lo rubò Tamar dai suoi fianchi.

Oggi si è levato lo splendore

della bellezza di cui lei ha amato il nascondimento.

 

13.Rut si era messa a giacere presso Booz

poiché aveva visto celato in lui il farmaco della vita.

Oggi si è compiuto il suo voto,

poiché dalla sua discendenza si è levato

l’onnivivificante.

 

14.Adamo aveva posto la corruzione

sulla donna uscita da lui.

Oggi ella ha sciolto la sua corruzione

partorendogli il Salvatore.

 

         Alcuni dei diversi personaggi veterotestamentari che vengono elencati:

         Adamo. Strofe 14-16. Bella l’immagine della strofa 15: il parto di Adamo ed il parto verginale di Maria. La creazione della donna dal costato di Adamo è vista da Efrem come un parto.

15.Un uomo che mai partorisce

ha partorito la madre Eva.

Quanto più si crederà alla figlia di Eva

che senza uomo ha partorito un figlio!

 

16.Una terra vergine aveva partorito

Adamo, capo della terra.

Una vergine oggi ha partorito

l’Adamo capo del cielo.

 

         Verga di Aronne. Strofa 17.

17.La verga di Aronne è germogliata,

un legno secco ha fruttificato.

Il suo simbolo[7] oggi è stato spiegato:

è il grembo vergine, che ha partorito!

 

         Noè. Strofe 22-24. Faccio notare la strofa 22 con il passaggio da “santi/casti” a “fornicatori”, coloro che si danno alla lussuria, e poi in Cristo il ritorno alla “santità/castità/purezza” [8]. Nella strofa 23 è bello il parallelo dei due fratelli che “non guardando” il padre ubriaco e nudo, “guardano” verso Cristo.

22.Noè vide i figli di Dio,

i santi, che improvvisamente si erano dati alla lussuria,

e attese il Figlio santo,

grazie al quale sarebbero stati santificati e fornicatori.

 

23.I due fratelli che coprirono Noè

guardavano verso l’Unigenito di Dio,

che sarebbe venuto a coprire la nudità

di Adamo ubriacatosi d’orgoglio.

 

24.Sem e Jafet, misericordiosi,

attesero il Figlio misericordioso,

che sarebbe venuto a liberare Canaan

dalla servitù del peccato.

 

         Notiamo come in diverse delle strofe si insiste nel fatto che i personaggi dell’AT “attendono/guardano verso” Cristo che viene: “I due fratelli che coprirono Noè guardavano verso l’Unigenito di Dio… attesero il Figlio misericordioso”.

 

         Interessante l’espressione usata da Efrem per Melchisedek come “vicario”, la cui traduzione letterale dal siriaco sarebbe “luogotenente” [9].

25.Melchisedek attendeva lui.

Il vicario fissava lo sguardo

per vedere il Signore del sacerdozio,

il cui issopo sbianca la creazione.

 

         Efrem torna ancora in altre strofe al tema “lussuria/castità”, benché come indicavamo il termine siriaco usato sia letteralmente “santità[10]”. Sarà un tema che riemerge in tutta l’opera di Efrem che la vede, la santità/castità come un dono del Signore: “Guardò verso il Signore delle nature, che avrebbe dato una castità che non è della natura”.

26.Lot aveva visto i sodomiti

pervertire la retta disposizione di natura.

Guardò verso il Signore delle nature,

che avrebbe dato una castità che non è della natura.

         Efrem prosegue ancora con la scia di personaggi dell’AT, cogliendo profezie cristologiche anche in figure e fatti non sempre evidenti a un primo sguardo o lettura.

 

         Caleb. La spia di Nm 13,23, che porta il grappolo di uva, e che diventa profezia del grappolo che è Cristo stesso; inoltre, il grappolo appeso sulla stanga può essere anche letto come immagine di Cristo appeso sulla croce:

30.Caleb la spia portò

il grappolo sulla stanga e venne.

Attendeva di vedere il Grappolo

il cui vino ha consolato la creazione.

 

         Mosè, Elias ed Enoch. In tutti e tre personaggi troviamo il tema dell’ascensione verso la gloria di Dio. Attesa di Cristo a cui guardano salendo in cielo. Mosè ed Elia vedranno il Cristo inoltre nella trasfigurazione. La vita stessa dell’uomo come un cammino, una salita verso la visione di Dio che avviene in cielo in modo pieno.

34.Lui Elia bramava

e poiché non vide il Figlio sulla terra,

credette e continuò a purificarsi

per poter salire a vederlo in cielo.

 

35.Lui videro Mosè ed Elia.

Il mite ascese dalle profondità,

e lo zelota scese dall’alto:

videro il Figlio nel mezzo.

 

53.Enoch aveva bramato lui,

e poiché non lo vide sulla terra

accrebbe la fede e fu trovato giusto,

così da potere salire a vederlo in cielo.

 

         Le strofe 38-40 sono come una specie di “pausa di riposo” fatta da Efrem, quasi a dire la sua insufficienza nel lodare e nel narrare le opere di coloro che profetarono il Cristo nell’AT.

38.Chi mi porterà al termine della conta

di tutti i giusti che attesero il Figlio,

il cui numero non può essere limitato

dalla nostra debole bocca?

 

40.Chi saprebbe glorificare

il Figlio di verità che si levò per noi,

lui che i giusti bramavano

vedere nelle loro generazioni?

         Dopo la pausa delle strofe 38 a 40, dalla strofa 41 Efrem riprende la presentazione di personaggi dell’AT, ricominciando da capo, da Adamo stesso. L’attesa ed il desiderio di Adamo verso il Cristo diventano per lui pegno del suo ritorno in paradiso. In paradiso inoltre c’è anche l’albero della vita che per Efrem spesso è profezia e prefigurazione dell’altro albero che è la croce di Cristo.

41.Adamo attese lui,

poiché è lui il Signore del cherubino,

e lui solo avrebbe potuto farlo entrare e abitare

sotto i rami dell’albero della vita.

 

         Noè-Diluvio. L’arca è simbolo della Chiesa che accoglie tutti.

45.Anche l’arca degli animali,

il suo tipo guardava verso il nostro Signore,

che avrebbe costruito la santa Chiesa

nella quale trovano rifugio le anime.

 

47.La terra che il diluvio annegò,

il suo silenzio invocava il suo Signore.

Egli scese e aprì (le fonti) del battesimo,

mediante il quale (gli uomini) sono stati tirati su

fino al cielo[11].

 

         Efrem sottolinea come l’attesa di tutti i personaggi dell’AT verso il Signore, è anche essa un dono dello Spirito Santo.

51.È lo Spirito Santo che in loro,

quietamente contemplando per loro

li spingeva a vedere, grazie a lui,

il Salvatore che essi bramavano.

 

52.L’anima dei giusti percepì

il Figlio, il farmaco della vita,

e desiderò che nei propri giorni

egli venisse ed essa potesse gustarne la dolcezza.

 

         Abramo e Isacco. Loro due attendono il Figlio, con ansia, e il termine usato è “bramare”. Inoltre, Isacco salvato dall’essere offerto in sacrificio, strofa 60, è tipo della salvezza adoperata da Cristo; il suo essere salvato, risparmiato, è pregustazione di quello che Cristo stesso opera in noi.

 

59.In Spirito Abramo percepì

che la nascita del Figlio era lontana.

Per sé bramò

almeno di vedere da lontano il suo giorno.

 

60.Di vederlo bramò Isacco,

che gustò il sapore della sua redenzione.

Se il suo segno salvava così

quanto più egli avrebbe salvato nella sua verità.

 

             Strofe 61-81.

         Queste venti strofe hanno come filo conduttore l’antitesi sonno-veglia, dormire-vigilare, e quindi la presenza dei “vigilanti” che sono gli angeli. Nella letteratura siriaca i vigilanti sono anche i monaci, i “veglianti”. Per Efrem Cristo è il Vigilante per eccellenza, colui che ci sveglia dal sonno.

61.I vigilanti oggi sono nella gioia,

poiché è venuto il Vigilante a farci vegliare.

Chi dormirà in questa notte

nella quale veglia l’intera creazione?

 

62.Poiché Adamo aveva introdotto nella creazione

il sonno della morte mediante i peccati,

scese il Vigilante a svegliarci

dal torpore del peccato.

 

         Dalle strofe 63 a 72 troviamo esempi di veglia fatta nel peccato o nella negligenza. Per Efrem c’è anche una veglia fatta nella negligenza, fatta non tanto nell’indolenza bensì nell’operosità verso il peccato.

63.Non stiamo svegli come gli avidi,

che si lambiccano per il denaro dato a prestito,

e moltiplicano le veglie notturne

per calcolare capitale e interesse.

 

64.Il ladro è vigile e riflette,

lui che ha scavato in terra e ha nascosto

il proprio sonno.

La sua veglia è tutta per questo:

moltiplicare il pianto di chi dorme!

 

 

65.Sta sveglio anche il mangione,

che stramangia e poi sta male.

Star sveglio è il suo tormento,

poiché lui non sopporta la moderazione.

 

66.Sta sveglio anche il mercante;

di notte affatica le sue dita

a calcolare quanto gli è fruttata la sua mina,

e se il suo spicciolo è raddoppiato o triplicato.

 

69.È Satana, fratelli miei, che insegna

una veglia al posto della veglia,

a dormire nelle cose buone

e ad essere svegli e vigilanti per quelle odiose.

 

70.Anche Giuda Iscariota

rimase sveglio tutta la notte…

 

72.Anche i farisei, figli della tenebra,

vegliarono tutta la notte…

 

         Dalle strofe 73 a 81 Efrem presenta una esortazione alla veglia, alla vigilia in questa notte di luce. Veglia fatta nella verità e non nell’inganno.

73.State svegli, voi, come luci,

in questa notte di luce,

poiché anche se nero è il suo colore (esteriore),

essa risplende per la sua forza (interiore).

 

76.Non cadiamo dunque in errore, miei carissimi,

riguardo al nostro vegliare:

chi non veglia nel modo dovuto,

la sua veglia è indebita.

 

77.Chi non veglia in purezza,

la sua veglia è sonno.

E chi non veglia in castità,

anche il suo vegliare è contro di lui.

 

         Dalle strofe 76 a 81 torna con gli esempi di coloro che vegliano nella falsità e non nella verità.

79.L’iracondo, se sta sveglio,

dall’ira è intorbidato il suo vegliare…


80.Se il chiacchierone veglia

la sua bocca è un canale di vanità…

 

         Strofe 82-96.

Dalle strofe 82 a 96 Efrem enumera tutta una lista di virtù ed atteggiamenti propri dei cristiani.

         Purezza-Limpidezza. Sono due termini in siriaco sinonimi ma che vengono usati diciamo in un percorso in crescita, di salita; il termine purezza indica un grado iniziale, mentre che il termine limpidezza arriva quasi al livello della perfezione. Cristo è il vero puro, il vero limpido.

82.Limpida fu la notte nella quale si manifestò

il Limpido venuto a renderci limpidi.

Non introduciamo nella nostra veglia

nulla che possa intorbidirla.

 

83.Il sentiero dell’orecchio diventi limpido,

la vista dell’occhio pura,

il pensiero del cuore santo,

e l’eloquio della bocca sia passato al filtro.

 

         Diverse volte Efrem nei due primi versetti di ogni strofa dà un esempio biblico, mentre che gli altri due versetti li applica alla vita cristiana o alla vita e all’agire nostro come cristiani.

84.Oggi Maria ha nascosto in noi

il lievito della casa di Abramo.

Amiamo dunque i poveri,

come Abramo amò i bisognosi.

 

85.Oggi ha fatto cadere in noi il fermento

della casa di Davide, il clemente.

Ciascuno sia misericordioso con il proprio prossimo,

come fu il figlio di Iesse con Saul.

 

         In Cristo dobbiamo vivere senza amarezza e con umiltà. Cristo è presentato come colui che è mite ed umile.

88.Questa è notte di riconciliazione,

non vi sia chi è adirato o rabbuiato.

In questa notte, che tutto acquieta,

non vi sia chi minaccia o strepita.

 

89.Questa è la notte del Mite,

non vi sia amaro o duro.

In questa notte dell’Umile,

non vi sia altezzoso o borioso.

 

         Nelle strofe 90 a 96 Efrem elenca una serie di buone opere da farsi, a partire dal “oggi” della nascita di Cristo.

90.In questo giorno[12] di perdono

non vendichiamo le offese.

In questo giorno di gioie

non distribuiamo dolori.

 

92.In questo giorno della venuta

di Dio presso i peccatori,

non si esalti, nella propria mente,

il giusto sul peccatore.

 

94.In questo giorno, nel quale si è fatto povero

per noi il Ricco,

anche il ricco renda partecipe

il povero della sua tavola.

 

96.Questo è il giorno che ha aperto per noi

la porta dell’alto alle nostre preghiere.

Anche noi apriamo le porte

a quelli che chiedono, che hanno sbagliato

e poi hanno supplicato.

 

         Strofe 97-99.

         Nelle strofe 97 a 99, che sono le conclusive dell’inno, Efrem riprende il tema centrale di tutto il testo, cioè l’incarnazione del Verbo e Figlio di Dio.

97.Il Signore delle nature oggi

si è trasformato contrariamente alla propria natura.

Non ci sia dunque troppo difficile

invertire la nostra volontà malvagia.


98.Il corpo è legato alla sua natura

e non può accrescersi o rimpicciolire.

Ma la volontà ha il potere

di crescere in tutte le dimensioni.


99.Oggi si è impresa sé stessa

la divinità nell’umanità,

affinché anche l’umanità

fosse intagliata nel sigillo della divinità[13].

          L’ultima strofa riassume il mistero centrale della nostra fede, il mistero che ha percorso tutto l’inno del poeta siriaco. E in qualche modo riprende e si collega a quel “oggi” della prima strofa, che riscrivo anche qua e che fanno, ambedue come inizio e conclusione, una bella coppia di testi nel canto del mistero della nostra fede:

 

1.Questo giorno ha fatto gioire, Signore,

i re, i sacerdoti e i profeti,

poiché in esso si compirono le loro parole,

avvennero proprio tutte.

 

99.Oggi si è impresa sé stessa

la divinità nell’umanità,

affinché anche l’umanità

fosse intagliata nel sigillo della divinità.

 

 

+P. Manuel Nin

Esarca Apostolico

 

 



[1] Per una ottima traduzione di tutti gli inni di sant’Efrem Sulla Natività di Cristo, cf., I. De Francesco (a cura di), Efrem il Siro, Inni sulla Natività e l’Epifania, Paoline, Milano 2003.

[2] I. De Francesco, Efrem il Siro, Inni sulla Natività e l’Epifania, Paoline, Milano 2003, pp. 111-136.

[3] In siriaco rispettivamente: “ܗܢܐ ܝܘܡܐ / ܝܘܡܢܐ”.

[4] Cf., Salmo 86, 5-6: “Si dirà di Sion: "L'uno e l'altro in essa sono nati e lui, l'Altissimo, la mantiene salda. Il Signore registrerà nel libro dei popoli: “Là costui è nato”.

[5] Cf., Pr 13,12. L’immagine dell’albero della vita, sia nel paradiso sia nel Golgota, sarà molto presente nei testi di Efrem.

[6] Come indicato sopra, nella tradizione liturgica bizantina, come in quella siriaca, troviamo tantissimi testi liturgici introdotti con σήμερον oppure col ܝܘܡܢܐ.

[7] Il termine siriaco ܐܪܙܐ” significa anche “mistero”, ed è usato anche in riferimento ai “santi misteri” nella celebrazione eucaristica.

[8] Nella tradizione siriaca il termine “santità” indica anche “castità”, e sono termini sinonimi che spesso vengono abbinati ed accostati a livello semantico. Nella strofa 23 “santi” e “santificati” hanno la stessa radice siriaca “ܩܕܫ”.

[9] In siriaco troviamo la forma “ܢܛܪ ܕܘܟܬܐ”, che letteralmente sarebbe “il custode del luogo”.

[10] Il termine siriaco usato per castità è “ܩܘܕܫܐ”.

[11] In questa strofa troviamo evidente il parallelo simbolico tra il diluvio ed il battesimo cristiano. Anche con l’immagine della strofa 45 tra l’arca e la Chiesa.

[12] Il termine siriaco usato è “ܒܗܢܐ ܝܘܡܐ” (in questo giorno… oggi), che si ripete nelle strofe successive.

[13] Scrivo qua la strofa intera in siriaco. La radice siriaca “ܛܒܥ” significa letteralmente “sigillare, imprimere, immergersi, intagliare”. Il sigillo, l’icona dell’umanità nuova in Cristo entra nel sigillo reale della divinità.

ܝܘܡܢܐ ܛܒܥܬ ܢܦܫܗ

ܐܠܗܘܬܐ ܒܐܢܫܘܬܐ

ܕܬܨܛܒܬ ܐܦ ܐܢܫܘܬܐ

ܒܓܘ ܛܒܥܗ ܕܐܠܗܘܬܐ


Nessun commento:

Posta un commento