mercoledì 3 gennaio 2018

Le Teofanie del Signore nella tradizione bizantina.
Oggi il Giordano accoglie il fuoco immateriale
        La celebrazione della festa dell’Epifania nella tradizione bizantina e in genere nelle tradizioni liturgiche orientali, è la celebrazione del battesimo del Signore nel Giordano. Per la festa del Natale abbiamo proposto una lettura delle katavasie dell’ufficiatura della festa, e per l’Epifania vorrei presentare anche una lettura di questi testi nell’ufficiatura del giorno. Le katavasie sono il primo tropario di ogni ode o cantico del mattutino, tropario che nei giorni festivi viene ripetuto alla fine di ogni ode. Il nome “katavasia” viene dal fatto che tradizionalmente i cantori scendono dai loro stalli per cantare in mezzo alla chiesa il suddetto tropario. Come primo ed ultimo tropario di ogni ode, riprende di solito il tema dell’ode biblica dell’Antico Testamento a cui fa riferimento, e di cui, molto spesso, fa una lettura in chiave cristologica. Il canone del mattutino della festa del 6 gennaio è di Cosma di Maiouma, innografo bizantino nato a Damasco verso il 675, vescovo di Maiouma a Gaza nel 734 e morto il 752. Fratello adottivo di Giovanni Damasceno, con lui fu strenuo difensore della venerazione delle icone; come innografo si colloca nella scia di Gregorio di Nazianzo e Romano il Melodo.
        I testi dei tropari sottolineano ripetutamente l’abbassamento, la discesa di Cristo nel Giordano come conseguenza della sua stessa incarnazione: “Il Signore forte nelle guerre ha scoperto le profon­dità dell’abisso e ha tratto i suoi attraverso l’asciut­to, sommergendo invece gli avversari: poiché egli si è glori­fi­cato”. Il cantico del primo libro dei Re della terza ode accosta l’immagine del Signore che dà forza e potenza al suo popolo a quella dello stesso Signore nato dalla Vergine e venuto al battesimo volontariamente: “Il Signore, che dà forza ai nostri re, e solleva la fronte dei suoi consacrati, è partorito dalla Vergine e viene al batte­simo; perciò, o fedeli, acclamiamo: n c’è santo come il nostro Dio, e non c’è giusto all’in­fuori di te, Signore”. Il tropario della quarta ode è un vero e proprio tessuto di citazioni bibliche a partire dal cantico del profeta Abacuc: “Ha udito, Signore, la tua voce, colui che hai chiamato ‘voce di uno che grida nel deserto’, quan­do tu hai tuonato sulle grandi acque, per rendere testi­monianza al Figlio tuo; e, tutto posseduto dallo Spirito lí presente, ha gridato: Tu sei il Cristo, sapienza e potenza di Dio”. Il tuono (la voce) di Dio sulle grandi acque preso dal salmo 28,3, è un tema, un testo che verrà ripreso ripetutamente lungo tutta l’ufficiatura della festa.
        Il tropario della quinta ode è una professione di fede nell’Incarnazione del Verbo di Dio che nascendo ricrea Adamo, e nel Giordano come uomo purifica la natura umana: “Gesù, autore della vita, è venuto a sciogliere la condanna di Adamo, il primo creato: lui che non ha bisogno di purificazione, come Dio, nel Giordano si purifica per l’uo­mo caduto, e uccidendo là l’ini­mi­cizia, dona la pace che oltrepassa ogni intelli­genza”. La katavasia della sesta ode presenta tutta una serie di parallelismi tra Giovanni Battista e Cristo stesso, con una terminologia che indica in qualche modo la preparazione o lo strumento e l’adempimento della redenzione: voce/Verbo, lampada/luce… “La voce del Verbo, la lampada della luce, la stella che precede l’aurora, il precursore del sole, grida a tutti i popoli nel deserto: Convertitevi, e comin­ciate a purificarvi: ecco, è giunto il Cristo, per riscat­tare dalla corruzione il mondo”. I tropari della settima ed ottava ode riprendono la profezia di Daniele 3: “Un vento rugiadoso e la discesa di un angelo divino custodirono illesi i pii giovinetti che se ne stavano nella for­nace infuocata: così, irrorati di rugiada tra le fiamme, grati cantavano: O celebratissimo! Benedetto tu sei, Signore, Dio dei padri nostri”. E ancora mette in parallelo la rugiada della fornace di Babilonia col Giordano che accoglie il “fuoco immateriale”, Cristo incarnato: “La fornace di Babilonia facendo scaturire rugiada, ha manifestato uno straordinario mistero: come il Giordano avrebbe accolto nei suoi flutti il fuoco imma­teriale, e rico­perto il Creatore battezzato nella carne: lui che i popoli benedicono e sovresaltano per tutti i secoli”. L’ultimo dei tropari, a partire dai due cantici neotestamentari di Zaccaria e della Madre di Dio, la invoca come protettrice ed avvocata dei cristiani: “Nessuna lingua sa come degnamente esaltarti, è preso da vertigine, o Madre di Dio, anche l’intelletto ultramondano nel cantarti. Ma tu che sei buona, accetta la fede, ben co­noscendo l’amore che Dio ci ispira per te: perché tu sei l’avvocata dei cristiani, e noi ti magni­fichiamo”. Il battesimo di Cristo nel Giordano e quello dei cristiani nelle acque battesimali è per tutti in Cristo una nuova creazione, un lavacro di rigenerazione: “Nei flutti del Giordano il Signore riplasma Adamo… ed oggi con la carne materiale rivestita del fuoco immateriale della divinità si avvolge nelle onde del Giordano il Signore incarnato dalla Vergine”.


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