martedì 12 settembre 2017

L’Esaltazione della Santa Croce nella tradizione bizantina.
Oggi per noi è fiorito l’albero della croce.
          La festa del 14 di settembre nei libri liturgici della tradizione bizantina porta come titolo: “Universale Esaltazione della Croce Preziosa e Vivificante”, ed ha un’origine gerosolimitana collegata alla dedicazione della basilica della Risurrezione edificata sulla tomba del Signore nel 335, ed anche con la celebrazione del ritrovamento della reliquia della Croce da parte dell'imperatrice Elena e del vescovo Macario. La Croce ha un posto rilevante nella liturgia bizantina, ed è sempre presentata e celebrata come luogo di vittoria della vita sulla morte, luogo della gioia e della salvezza. La celebrazione liturgica del 14 settembre nella tradizione bizantina è preceduta da un giorno di prefesta il 13, in cui si celebra appunto la dedicazione della basilica della Risurrezione, e si prolunga con un’ottava fino al giorno 21 dello stesso mese di settembre.
          I tropari della festa odierna mettono in primo piano ripetutamente la figura della croce come quello strumento da dove sgorga la bellezza e la vita. I testi pare quasi volessero mettere in parallelo quasi in confronto le immagini della croce stessa e della sua simbologia: morte / vita, albero del peccato / albero della salvezza: “La croce esaltata di colui che in essa è stato elevato, induce tutta la creazione a celebrare l’immacolata passione: poiché, ucciso con essa colui che ci aveva uccisi, egli ha ridato vita a noi che eravamo morti, ci ha dato bel­lezza e ci ha resi degni, nella sua compassione, per sua som­ma bontà, di prendere cit­tadinanza nei cieli… Adoriamo il legno benedetto per il quale si è realizzata l’eterna giustizia: poiché colui che con l’albero ha ingannato il progenitore Adamo, viene adesca­to dalla croce, e cade travolto in una funesta caduta, lui che si era tirannicamente impadronito di una creatura regale. Col sangue di Dio viene lavato il veleno del serpente… poiché con un albero bisognava risanare l’albero, e con la passione dell’impas­si­bile di­strug­gere nell’al­bero le passioni del condannato”.
          Ci soffermiamo in alcuni dei tropari del mattutino della festa, le cosiddette katavasie, cioè i primi tropari delle odi che vengono ripetuti all’inizio e alla fine di ognuna di esse e che danno in qualche modo la chiave di lettura dei diversi testi biblici e innografici. Spesso sono dei testi che fanno una lettura cristologica del cantico biblico che si trova all’origine di ognuna delle odi: “Tracciando una croce, Mosè, col bastone ver­ticale, divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riuní su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, di­segnando, orizzontalmente, l’arma invincibile…”. La lettura cristologica di Esodo 14 e 15 che troviamo in questo tropario, la ritroviamo presente in molti dei testi della festa. In un’altra delle odi il tropario riprende il testo del libro di Giona: “Nelle viscere del mostro marino, Giona sten­­den­do le palme a forma di croce, chiara­mente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappre­sentò la risurrezione ultra­mondana del Cristo Dio crocifisso nella carne che con la sua risurrezione il terzo giorno ha illuminato il mondo”. Ancora la roccia nel deserto da dove scaturisce acqua grazie all’intervento di Mosè col suo bastone, è tipo e della croce e della Chiesa stessa da dove scaturisce l’acqua ed il sangue della salvezza: “Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile, è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno… La dura roccia colpita dalla verga, facendo scaturire acqua, mani­fe­stava il mistero della Chiesa eletta da Dio, di cui la cro­ce è forza e sostegno. Il fianco immacolato colpito dalla lancia fece scaturire acqua e sangue, inaugurando l’alleanza e lavando i pec­cati: la croce è infatti vanto dei credenti…”.
          Il cantico del libro di Daniele viene ripreso in due dei tropari, facendone anche una lettura in chiave trinitaria: “Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, ma non spaventò però i tre fanciulli quel fuo­co crepitante; ma in mezzo al fuoco, che strideva sotto il vento rugiadoso, essi salmeg­giavano: * O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto… Benedite, fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate al Verbo che è disceso, e ha mutato il fuoco in rugiada; e sovresaltate per i secoli lo Spirito santissimo…”. Per la ode nona, con i cantici della Madre di Dio e di Zaccaria, il tropario iniziale riprende il tema di Maria come nuovo paradiso da dove sgorga Cristo fonte di salvezza e di vita nuova: “Sei mistico paradiso che, senza coltivazione, o Madre di Dio, ha prodotto il Cristo, dal quale è stato piantato sulla terra l’albero vivificante della croce… Esultino tutti gli alberi del bosco, perché la loro natura è stata santificata da colui che nel principio l’ha piantata, Cristo, disteso sul legno: e per mezzo di questo, che ora viene innalzato, noi lo adoriamo e lo magnifichiamo… La morte, sopravvenuta alla nostra stirpe per il frutto dell’albero, è oggi distrutta dalla croce, perché la maledizione che nella progenitrice colpiva tutta la stirpe, è annullata grazie alla prole della pura Madre di Dio…”.
          La celebrazione dell’esaltazione della santa Croce è una celebrazione che porta la gioia a tutta la Chiesa, a tutta la creazione. Tutta una serie di titoli vengono dati alla croce stessa che mettono in risalto l’azione salvatrice di Cristo stesso per mezzo di essa: “Gioisci, croce vivificante, invitto trofeo della pietà, porta del paradiso, sostegno dei fedeli, muro fortificato della Chiesa… arma invincibile, gloria dei martiri, porto di salvezza… segno della vera gioia, decoro dei sacerdoti, arma di pace. Gioisci, croce del Signore, guida dei ciechi, medico degli infermi, risurrezione dei morti…”.


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