venerdì 1 aprile 2016

L’inizio della Settimana Santa nella tradizione bizantina
Vedendoti sull’asinello, ti contempliamo sui cherubini.
La tradizione bizantina inizia le celebrazioni della Settimana Santa con l’ingresso di Cristo a Gerusalemme la domenica delle Palme, celebrazione preceduta dalla settimana di Lazzaro che ha contemplato la malattia, e la morte dell’amico di Cristo fino alla sua risurrezione il sabato. I testi liturgici della domenica delle palme intrecciano in un modo insistente e pedagogicamente ripetitivo il tema della vittoria di Cristo sulla morte di Lazzaro e il suo ingresso trionfale a Gerusalemme per vivere lì, nella sua città, la propria passione, morte e risurrezione: “Prefigurando per noi la tua augusta risurrezione, col tuo comando hai risuscitato un morto, il tuo amico Lazzaro ormai senza respiro, traendolo dal sepolcro già maleodorante, dopo quattro giorni, o buono…”. Diversi dei tropari del giorno riprenderanno, applicandola a Cristo, la profezia di Zaccaria 9,9: “Su dunque, anche noi oggi, tutto il nuovo Israele, la Chiesa delle genti, esclamiamo col profeta Zaccaria: Gioisci grandemente, figlia di Sion, dà l’annuncio, figlia di Gerusalemme: ecco, il tuo Re viene a te, mite e per salvare, montato su un puledro d’asina…”. In molti dei testi liturgici della festa troviamo delle figure che sottolineano la confessione di fede cristologica nella vera incarnazione del Verbo di Do, servendosi di immagini presentate per via di contrasto: “Colui che ha per trono i cieli e per sgabello la terra, il Verbo di Dio Padre, il Figlio a lui coeterno, viene oggi a Betania modestamente seduto su un puledro…”. Diverse volte nei tropari il puledro diventa il trono ed il cocchio su cui siede il Signore dei cieli umilmente entrando a Gerusalemme: “Tu che cavalchi i cherubini, e sei celebrato dai serafini, sei montato su un asinello alla maniera di Davide, o buono: i bambini ti celebravano come conviene a Dio… Vedendoti su un asinello, ti contemplavano come assiso sui cherubini”. Uno dei tropari del mattutino, oltre al parallelo tra il trono celeste nella gloria e quello terrestre sull’asinello, parallelo che si allarga ancora agli angeli e ai fanciulli, introduce già il tema centrale della Pasqua ormai vicina, cioè la redenzione di Adamo e il suo rientro in paradiso: “In cielo assiso in trono, in terra sull’asinello, o Cristo Dio, tu hai accolto la lode degli angeli e lacclamazione dei fanciulli che a te gridavano: Benedetto sei tu che vieni a richiamare Adamo dallesilio.
L’ingresso di Cristo a Gerusalemme è quindi in vista alla salvezza, alla redenzione di Adamo, e alcuni dei tropari mettono in relazione il tema dei due Adamo, l’uomo creato ed il Cristo creatore: “Con rami di palme spirituali, con l’anima purificata, come i fanciulli esaltiamo con fede Cristo, acclamando a gran voce il Sovrano: Benedetto tu, che sei venuto nel mondo per salvare Adamo dalla maledizione antica, divenendo il nuovo Adamo spirituale, o amico degli uomini, secondo il tuo beneplacito. O Verbo che tutto disponi per il bene, gloria a te”. L’albero della croce diventa il nuovo albero dove Adamo è rialzato dalla sua caduta attraverso la passione del nuovo Adamo. Un lungo tropario del mattutino di questa domenica riassume tutti gli aspetti che verranno celebrati lungo la Settimana Santa: l’incontro col Cristo, Verbo di Dio incarnato che cammina ed entra a Gerusalemme; l’unione sponsale tra Cristo e la Chiesa, unione che avviene nella croce del Signore: “Uscite genti, uscite, popoli, contemplate oggi il Re dei cieli che si avvicina a Gerusalemme su un povero asinello come su trono eccelso. Generazione adultera e incredula, vieni e contempla colui che vide Isaia, venuto per noi nella carne. Vedi come egli sposa la nuova Sion quale sposa casta… Come a nozze senza macchia né corruzione, accorrono acclamanti i fanciulli senza macchia e ignari del male: con loro anche noi acclamiamo…”. Da questo tropario e da altri della festa, vediamo come la tradizione bizantina legge sempre in chiave cristologica e cristiana le profezie dell’Antico Testamento ed i testi salmici: “Cristo, il nostro Dio che viene manifestamente, verrà e non tarderà, verrà dal boscoso monte adombrato, dalla Vergine che lo partorisce ignara duomo: cosí diceva un tempo il profetaI monti e tutti i colli facciano erompere la loro gioia grande per la misericordiaVerrà rivestito di potenza il re dei secoli, il Signore…”.
Infine in un altro dei tropari troviamo il parallelo tra i bimbi di Betlemme fatti sgozzare da Erode ed i bimbi di Gerusalemme acclamanti e salvati dal Cristo crocefisso. E nello stesso tropario troviamo accostati il paradiso chiuso con la spada che ne vieta l’ingresso, ed il costato di Cristo aperto dalla lancia diventato porta di accesso al paradiso per Adamo e per tutta l’umanità: “Poiché hai legato l’ade, o immortale, ucciso la morte e risuscitato il mondo, con palme ti esaltavano i bambini, o Cristo, come vincitore, a te gridando oggi: Osanna al Figlio di Davide! I bimbi - essi dicono - non saranno piú sgozzati per il bimbo di Maria, perché per tutti, bimbi e vecchi, tu solo sarai crocifisso. La spada non si volgerà piú contro di noi, perché il tuo fianco sarà trafitto dalla lancia. Perciò diciamo esultanti: Benedetto sei tu che vieni per richiamare Adamo dall’esilio”.
         La liturgia bizantina nella domenica delle palme ci consegna i rami con cui acclamiamo il Cristo vincitore, rami che per tutti noi sono tipo ed immagine della croce che ci salva: Oggi la grazia dello Spirito santo ci ha riuniti, e portando tutti la tua croce, diciamo: Benedetto colui che viene nel nome del Signore, osanna nel piú alto dei cieli.



Nessun commento:

Posta un commento