venerdì 1 aprile 2016

Gli Enkomia del mattutino del Sabato Santo. Dalla croce alla risurrezione.
Non ti attardare, o vita, tra i morti
Una delle ufficiature più popolari ed allo stesso tempo più belle e profonde della Settimana Santa nella tradizione bizantina è il mattutino del Sabato Santo. In modo speciale ci soffermiamo nel canto degli Enkomia. Si tratta di un testo formato da 176 strofe divise in tre stanze o gruppi; composto tra il XII e il XIV sec., non se ne conosce l'autore, benché i temi di fondo risalgono ai testi pasquali di San Gregorio di Nazianzo e di Romano il Melode. Il canto degli Enkomia viene fatto di fronte al tafos, che rappresenta la tomba di Cristo, dov’è posto l'Epitafios, che è il velo ricamato in cui viene raffigurato il corpo di Gesù nella tomba. Il poema sgrana lentamente dando voce a diversi personaggi, tutti i misteri che sono avvenuti, specialmente la sepoltura di Gesù, la sua discesa nell'Ade fino alla sua risurrezione. Ci troviamo in un costante via va di dolcezza e di amarezza, di lacrime e di attesa gioiosa della risurrezione. Questa tomba diventa il centro dell'universo: “Tutte le generazioni, o Cristo mio, offrono un canto alla tua sepoltura”; tomba di Cristo che è il centro della vita e della preghiera della Chiesa, che porta dalla terra al cielo, dalla morte alla vita.
         Diverse delle strofe del testo mettono in contrasto la figura di Cristo morto come fonte di vita, il parallelo morte-vita: “O Cristo, tu che sei la vita sei stato deposto in una tomba: le schiere angeliche piene di stupore davano gloria alla tua condiscendenza… O vita, come muori? come dimori in una tomba, mentre distruggi il regno della morte e risusciti dall’ade i defunti? O Vita, quale prodigio, tu sei nella morte! E come la morte è distrutta dalla morte? E come da un morto scaturisce la vita?”. Troviamo sottolineato il dolore, lo sgomento, la meraviglia dei diversi personaggi di fronte alla morte di Cristo; comunque man mano la morte diventa più comprensibile, sempre alla luce della risurrezione: “Su di te, o Gesù, la pura tua Madre effondeva gemiti e lacrime, ed esclamava: Come potrò seppellirti, o Figlio? Risorgi, o datore di vita! dice tra le lacrime la Madre che ti ha partorito. Affrettati a risorgere, o Verbo, e dissipa la tristezza di colei che puramente ti ha partorito”.
         Altre strofe mettono in rilievo come il Verbo di Dio Creatore è allo stesso tempo il Verbo di Dio incarnato ed oggi rinchiuso in una tomba: “Tu che hai fissato le misure della terra, o Gesù, Re dell’universo, abiti oggi in una piccola tomba, per far risorgere i morti dai sepolcri. Anche la moltitudine delle schiere intelligibili accorre con Giuseppe e Nicodemo, per rinchiudere in un piccolo sepolcro te, che nulla può contenere. Tu che nel principio, col solo tuo cenno hai fissato l’orbita terrestre, come uomo mortale scendi sotto terra esanime: fremi, o cielo, a questa vista!”. Sono delle strofe che mettono in risalto il tema della vera incarnazione del Verbo di Dio: “È stato innalzato sulla croce colui che ha sospeso la terra sulle acque, ed ora, esanime, è sepolto sotto la terra, che non lo può sostenere e terribilmente si scuote”. Uno degli argomenti centrali del Sabato Santo è la discesa di Cristo nell’ade per riprendersi Adamo ed Eva e riportargli nel paradiso. “Sulla terra sei disceso per salvare Adamo, e non avendolo trovato sulla terra, o Sovrano, sino all’ade sei disceso per cercarlo. Come morto, nella tomba, come Dio, col Padre, e nell’ade come Sovrano del creato… Adamo ebbe paura di Dio che camminava nel paradiso, ma gioisce ora per la sua venuta nell’ade…”. Il Signore cerca Adamo come lo cercò nel paradiso dopo il peccato.
         Diverse delle strofe del poema riprendono quindi il tema di Cristo come nuovo Adamo: “Apparso nella carne come nuovo Adamo, o Salvatore, con la tua morte riporti alla vita Adamo, un tempo per invidia messo a morte. Tu che un tempo, prendendo una costola da Adamo, ne plasmasti Eva, sei stato trafitto al fianco e ne hai fatto sgorgare torrenti di purificazione”. Negli Enkomia inoltre è ben presente a figura di Maria, la Madre di Dio; le strofe in cui essa interviene ce la presentano con delle immagini molto forti in cui si intreccia il dolore della madre di fronte al Figlio morto e la speranza mescolata anche alla fretta per la sua risurrezione: “Su di te, o Gesù, la pura effondeva gemiti e lacrime di madre, ed esclamava: Come potrò seppellirti, o Figlio? Ahimè, luce del mondo, ahimè, mia luce, Gesù mio amatissimo! gridava la Vergine con gemito penoso. O Dio e Verbo, o gioia mia! Come sopporterò la tua sepoltura di tre giorni? Sono straziate le mie viscere materne! Quando ti vedrò, o Salvatore, luce intemporale, gioia e diletto del mio cuore? esclamava la Vergine gemendo. Piangeva amaramente la tua Madre immacolata, o Verbo, vedendo nella tomba te, eterno Dio ineffabile. Vedendo la tua morte, o Cristo mio, la tua purissima Madre gridava a te amaramente: Non ti attardare, o vita, tra i morti! O mia dolce primavera, dolcissimo Figlio mio, dove è tramontata la tua bellezza? Per liberare Adamo ed Eva io soffro tutto questo: non piangere, Madre...”.
         Oltre alla Madre di Dio, attorno alla tomba vivificante di Cristo ci sono Giuseppe di Arimatea, Nicodemo e le donne mirofore che diventano tipo della Chiesa che offre al corpo di Cristo gli unguenti, gli aromi, le cure e l’amore verso Colui che si è incarnato, è morto ed è risorto il terzo giorno: “Venite, cantiamo al Cristo morto un sacro compianto, come un tempo le miròfore, per udire con loro il saluto: Gioite’! Sei tu, o Verbo, il vero unguento profumato che mai vien meno, perciò le miròfore ti portavano unguenti: a te, il vivente, come a un morto. Con aromi, o Cristo, Nicodemo e il nobile Giuseppe, compongono in modo nuovo la tua salma, esclamando: Trema, o terra tutta! Cosparsero di unguenti profumati il sepolcro, le miròfore, giungendo al mattino al far del giorno.. Aromi e unguenti offrono le discepole al sepolcro. E subito odono, in cambio dei loro doni, il saluto: Gioite!”.

Gli Enkomia del Sabato Santo diventano una vera e propria catechesi sulla fede cristiana: la creazione, il peccato, la vera incarnazione del Verbo di Dio, la sua passione, morte e risurrezione, la maternità divina di Maria. È Maria che parla, che piange e si rallegra; è la Chiesa stessa che ha le doglie del dolore e la gioia della risurrezione; siamo ognuno di noi coinvolti, concelebranti, come soltanto la liturgia sa e deve farlo nella celebrazione della nostra fede.


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