venerdì 3 luglio 2015

La chirotonia episcopale del nuovo vescovo eparchiale di Piana degli Albanesi
Sotto lo sguardo di Cristo, vedendo la nascita del pastore…
         Il 26 ottobre 1937 con la bolla “Apostolica Sedes” Papa Pio XI creava l’eparchia di Piana dei Greci per i fedeli di rito bizantino della Sicilia. Quattro vescovi si sono succeduti fino ai nostri giorni: Giuseppe Perniciaro (1967-1981, benché amministrava l’eparchia già dal 1938); Ercole Lupinacci (1981-1987), Sotir Ferrara (1988-2013) e Giorgio Demetrio Gallaro, ordinato vescovo proprio lo scorso 28 giugno 2015.  L’ordinazione è stata divisa in due momenti. Il primo si è svolto il giorno 27 giugno sotto lo sguardo dei magnifici mosaici della chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio di Palermo, concattedrale nel capoluogo siciliano dell’eparchia bizantina e dal 1943 sede della parrocchia di San Nicolò dei Greci alla Martorana, a Palermo, durante la celebrazione del vespro nella quale il vescovo eletto Giorgio Demetrio ha pronunciato la sua professione di fede. Erano già presenti il cardinale Paolo Romeo, che per due anni è stato amministratore apostolico di Piana degli Albanesi, e i tre vescovi ordinanti: Donato Oliverio di Lungro, Dimitri Salachas di Atene e Nicola Samra di Newton negli Stati Uniti. Dopo il lucernario con l’ingresso del vespro, il primo vescovo ordinante ha chiesto per tre volte all’ordinando qual è la sua professione di fede. L’eletto in piedi sopra un tappeto in cui è rappresentata un’aquila (simbolo del ministero di cura e di veglia che il vescovo, come l’aquila che sorveglia dall’alto la nidiata, dovrà esercitare sul suo gregge), ha confessato la sua professione di fede davanti ai vescovi e davanti alla Chiesa che lo accoglie e che ne diventa il gregge. Tre sono le professioni di fede proclamate dall’eletto: la prima è il credo niceno costantinopolitano; la seconda è una professione di fede molto più dettagliata, in cui si sviluppano aspetti trinitari e cristologici; e la terza sviluppa ancora di più diversi punti cristologici per quanto riguarda l’incarnazione del Verbo di Dio. Tre professioni di fede quindi che riassumono la fede della Chiesa, che fu formulata già nei grandi concili ecumenici dei secoli IV e V; inoltre queste professioni di fede hanno una forte dimensione ecclesiologica in quanto sono proclamate alla presenta e dei vescovi ordinanti e della comunità cristiana radunata.
         Il giorno seguente, 28 giugno, alle 10 del mattino, nella cattedrale di San Demetrio Megalomartire a Piana degli Albanesi è stata celebrata la Divina Liturgia e l’ordinazione episcopale di P. Giorgio Demetrio Gallaro. Il corteo del clero e dei fedeli è partito dalla chiesa di San Nicola e dall’episcopio e in processione si è avviato verso la cattedrale di San Demetrio. Oltre ai vescovi sopra accennati, erano presenti l’eparca emerito di Piana degli Albanesi Sotir Ferrara e diversi vescovi orientali cattolici dell’Europa, tra cui mons Fulop Kocsis metropolita di Hajdudorog in Ungheria; era presente mons. Silvano Maria Tomasi osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra, l’abate del monastero di Grottaferrata p. Michel van Parys, ed il rettore del Pontificio Collegio Greco di Roma p. Manuel Nin. In rappresentazione della Congregazione per le Chiese Orientali, erano presenti il sottosegretario P. Lorenzo Lorusso OP, e P. Martin Mihal’. All’inizio della celebrazione il cardinale Paolo Romeo  ha indirizzato un saluto alla Chiesa di Piana che per due anni lui ha servito come amministratore apostolico, sottolineando l’importanza del momento dell’ordinazione in cui in fedeli di una Chiesa vedono nascere il loro padre. Colui che ne diventa pastore e padre viene generato dallo Spirito Santo nel corso della celebrazione liturgica. Concludendo il suo servizio nella Chiesa di Piana, il cardinale ha messo in evidenza la ricchezza di questa realtà cristiana ed ecclesiale che è la Chiesa italo albanese in Sicilia. La cattedrale di San Demetrio era gremita di fedeli, ed anche le strade adiacenti. I canti liturgici sono stati eseguiti da due cori dell’eparchia: il coro della stessa cattedrale, e quello di Palazzo Adriano, uno dei cinque paesi che formano l’eparchia, assieme a Santa Cristina Gela, Contessa Entellina, Mezzojuso e la stessa Piana degli Albanesi. 
         Nella tradizione bizantina l’ordinazione episcopale avviene dopo l’ingresso col vangelo, cioè prima delle letture della Sacra Scrittura, mentre che quella sacerdotale avviene prima dell’anafora, e quella diaconale alla fine dell’anafora e prima della comunione, ad indicare il ruolo che ognuno ha nella celebrazione della Divina Liturgia. La Divina Liturgia inizia nel modo normale, e fatto l’ingresso col Vangelo e cantati i tropari e l’inno Trisaghion, è stata letta la bolla papale di nomina del nuovo eparca. Quindi l’eletto è stato portato al santuario e accompagnato dai tre vescovi ordinanti, ha fatto tre giri attorno all’altare baciandone i quattro angoli, ad indicare il vincolo e la piena configurazione del vescovo con Cristo di cui l’altare è simbolo. Mentre l’eletto compie i tre giri, si cantano i tropari dei martiri, degli apostoli e della Madre di Dio, cioè di coloro che hanno predicato con la loro vita, la loro parola ed il loro sangue il Vangelo di Cristo e con lui sono stati pienamente configurati. Dopo il triplice giro all’altare, l’ordinando genuflette davanti all’altare e appoggia su di esso le mani e la testa. Il primo dei vescovi apre l’evangeliario e dalla parte del testo lo colloca sul capo dell’eletto; gli altri due sostengono l’evangeliario. Vengono recitate dal primo vescovo le tre preghiere di ordinazione; la prima delle tre preghiere: La grazia divina che ha sempre guarito de debolezze e rimpiazzato le mancanze, ha designato il piissimo prete Giorgio Dremetrio per essere vescovo della città di Piana degli Albanesi. Preghiamo per lui affinché venga su di lui la grazia dello Spirito Santo, è una delle formule epicletiche più arcaiche presenti nella liturgia delle Chiese Cristiane Orientali. Seguono altre due preghiere in cui si chiede che il nuovo vescovo sia fortificato con la grazia dello Spirito Santo e sia imitatore tuo (Cristo), di te che sei il vero Pastore che ha dato la sua vita per le pecore. Fa di lui una guida per i ciechi, una lucerna per coloro che sono nelle tenebre, un precettore per gli ignoranti, un pedagogo per i piccoli, una luce nel mondo.
         Finite le tre preghiere, anche i vescovi latini presenti sono passati dd imporre le mani al già ordinato vescovo.  Quindi costui è stato rivestito coi parati episcopali: il sakkos, sorta di tonaca con due maniche indossato dal vescovo nella tradizione bizantina; il grande omoforion, che è il parato liturgico a forma di grande e larga stola bianca che poggia sulle spalle del vescovo, scendendo in due fasce sul petto e sulla schiena fino alle ginocchia. È il parato liturgico vero e proprio che lo identifica e lo mostra come vescovo, e sarà con l’omoforion che il vescovo nelle ordinazioni impone le mani su coloro che vengono ordinati diaconi, preti o vescovi. La sua simbologia è quella della pecora smarrita che il buon pastore si carica sulle sue spalle. Nelle tradizioni orientali si tratta di un simbolo cristologico e non ecclesiologico, e viene imposto, consegnato unicamente al momento dell’ordinazione episcopale. Quindi l’epigonation (sorta di stoffa triangolare che cadde sul ginocchio destro), la corona episcopale ed il bastone pastorale, simboli del ministero del pastore verso la sua Chiesa, bastone di appoggio e di sostegno… di correzione e di punizione…, recita la preghiera del vescovo nel consegnare il pastorale. Prima di farglieli indossare il vescovo ordinante li mostra ai fedeli con l’acclamazione: axios (degno), a cui tutta l’assemblea con forza risponde all’unisono: axios, axios, axios, ad indicare l’accoglienza che la Chiesa fa del vescovo che gli viene consegnato come pastore. Quindi la Divina Liturgia procede con le letture dell’Apostolo e del Vangelo. Il vescovo ordinato diventa il primo celebrante, vero pastore che commenta ai fedeli la Parola di Dio, e che invoca lo Spirito Santo sui Doni e sui fedeli affinchè tutti, il pane ed il vino, lui stesso diventato vero pastore e i fedeli a lui affidati diventino vero Corpo di Cristo. 
         Alla fine della liturgia, celebrata sotto lo sguardo di Cristo, della Madre di Dio e dei Santi rappresentati nei bei affreschi della cattedrale di San Demetrio, il neo eparca ha ringraziato tutti coloro che con la loro presenza e la loro preghiera hanno fatto corona al nuovo pastore della Chiesa di Piana degli Albanesi.



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