lunedì 23 marzo 2015

L’Annunciazione nell’innografia di Efrem il Siro
Oggi esultano la preghiera ed il Vangelo
La festa dell’Annunciazione della Santissima Madre di Dio e sempre vergine Maria, è una delle poche feste che troviamo lungo la Quaresima nelle tradizioni liturgiche orientali. Si tratta di una delle antiche feste cristiane, e ne abbiamo testimonianze nei testi patristici e liturgici orientali. Allo sviluppo di questa festa contribuirono le omelie patristiche di tendenza antiariana che cercavano di sottolineare, accanto all’umanità di Cristo, anche la sua divinità eternamente sussistente in Dio; ed anche l’omiletica di origine siriaca.
Efrem il Siro commenta la pericope dell’annunciazione dell’incarnazione del Verbo di Dio del vangelo di Luca sia nel Commento al Diatessaron, sia anche nella raccolta di inni sulla Natività del Signore. Di questa raccolta appunto vorrei soffermarmi nel secondo degli inni, un testo di ventitré strofe, dove il poeta siriaco canta il mistero dell’incarnazione del Signore e dell’annuncio fatto da Gabriele a Maria. Già nella prima strofa del poema, la parola di Efrem è una lode, unita a quella delle schiere celesti, per il mistero del Verbo che nell’incarnazione redime il genere umano: “Della schiera celeste inviata per la lode, del tempo illustre segnato per la redenzione… me ne rendo anch’io partecipe nell’amore e mi allieto. Voglio lodarlo con canti puri… rendere gloria a quel bimbo che ci ha redenti”. Le profezie veterotestamentarie Efrem le vede applicate a Cristo stesso che nella sua incarnazione si manifesta come re, sacerdote ed agnello; inoltre troviamo anche dei riferimenti molto evidenti di carattere sacramentale al battesimo, al perdono dei peccati e all’eucaristia.: “La cetra dei profeti che l’annunciarono… l’issopo dei sacerdoti che lo amarono… il diadema dei re… sono di quel Signore dei vergini, la cui madre è anch’essa vergine. Poiché è re, ha dato a tutti la regalità; poiché è sacerdote, ha dato a tutti il perdono; poiché è l’agnello, distribuisce a tutti il cibo”. E in questa strofa Efrem collega la forma maschile e femminile del termine siriaco “vergine” in riferimento e a Maria, e a quei uomini e donne che nella verginità erano consacrati al Signore.
Diverse volte lungo l’inno Efrem farà riferimento alla vera divinità e vera umanità di Cristo con l’immagine della paternità divina e la maternità umana: “Degna di memoria la madre che l’ha generato, degno di benedizioni il seno che l’ha portato, come pure Giuseppe, per grazia chiamato padre del Figlio vero –il cui Padre è glorificato…”. In due strofe Efrem mette la parola nelle labbra di Maria stessa per cantare nella prima il mistero dell’incarnazione del Verbo: “Mi ha fatto gioire perché io l’ho concepito; mi ha magnificato poiché io l’ho generato. Nel suo paradiso vivente io sto per entrare e dargli lode nel luogo dove Eva fallì… Di me si è compiaciuto, al punto da essergli madre, poiché l’ha voluto, e da essermi figlio, poiché gli è piaciuto”. E quindi, in un’altra strofa, Efrem pone sempre in bocca di Maria, la lode della madre che è anche la lode della Chiesa: “Con la bocca dei miei martiri io rendo grazie per aver accolto il bimbo, figlio dell’Invisibile uscito alla visibilità. Su una cima eccelsa mi sollevi con i miei santi, per rendere gloria… a colui che si chinò e si fece piccolo nella mangiatoia”.
Efrem presenta ancora il tema della buona novella, l’annuncio fatto dagli angeli agli uomini, e lo fa con l’immagine dell’unica sorgente che è Cristo stesso e delle dodici sorgenti che ad essa attingono e che sono gli apostoli annunciatori del vangelo: “Voci celesti ti hanno annunciato ai terrestri; orecchie celesti ti hanno bevuto nel buon annuncio. Sorgente nuova che i celesti hanno aperto per i terrestri assetati di vita… Oh fonte non gustata da Adamo! Dodici sorgenti parlanti essa ha aperto, che hanno riempito di vita il mondo”. Efrem accosta le immagini di Cristo nuovo Adamo nato dalla vergine ad il primo Adamo fatto dalla terra vergine; e ritorna al tema della doppia consustanzialità del Verbo di Dio incarnato: “Tu, mio Signore, spiegami come e perché ti sia piaciuto levarti per noi da un grembo vergine. È stato forse come il tipo del puro Adamo, che da una terra vergine, non ancora lavorata, fu formato?... Egli (Cristo) fu così figlio per Giuseppe senza seme, come fu figlio per sua madre, senza uomo”.

Nella seconda parte dell’inno Efrem introduce già il tema dell’annunciazione, e si sofferma nell’atteggiamento di preghiera con cui Maria accoglie l’annuncio di Gabriele, e mette in risalto il legame tra la preghiera e la gioia dell’accoglienza della buona novella: “Cosa faceva, colei che era casta, nel momento in cui Gabriele, il messaggero, volando discese presso di lei? Lo vide nel momento della preghiera, perché anche Daniele aveva visto Gabriele durante la preghiera. Preghiera e buona novella, sua parente, è giusto che esultino vicendevolmente, come Maria ed Elisabetta sua parente”. Ed Efrem presenta una serie di esempi biblici di questo rapporto tra preghiera ed annuncio di salvezza: la fine del diluvio, la preghiera di Abramo, la preghiera del centurione. Quindi anche quella che è la più grande delle notizie –ed Efrem la chiamerà “la notizia delle notizie”-, trova Maria orante: “Tutte le buone notizie giungono al porto della preghiera. La notizia delle notizie, causa di tutte le gioie, trovò Maria in preghiera”. E quasi per pudore dell’incontro di Gabriele con Maria, presenta l’arcangelo come un vegliardo il cui aspetto non doveva turbare Maria: “Gabriele, come un vecchio nobile e grave entrò e la salutò, affinché lei non tremasse, affinché la giovane modesta, alla vista di un volto giovane, non si rabbuiasse”. Infine Efrem, con delle immagini molto belle, presenta i tre personaggi a cui Gabriele viene mandato: Daniele, Elisabetta e Maria: “A due casti vegliardi e alla vergine, solo ad essi fu mandato Gabriele con le buone notizie… Uno generò la rivelazione della parola di Dio, l’altra la voce del deserto e la vergine il Verbo dell’Altissimo”. L’inno si conclude con la ripresa del tema della kenosi del Verbo di Dio nella sua incarnazione: Colui che riempie l’universo si fa piccolo fino a essere contenuto nel grembo di Maria: “…restrinse se stesso fino a riempire il piccolo grembo di Maria. Poi come un seme nel nostro giardino e un piccolo raggio per la nostra pupilla, sorse, si diffuse e riempì il mondo”.


Nessun commento:

Posta un commento