sabato 25 luglio 2020



La meraviglia del sultano. Atene, 24 luglio 2020

Scrivo queste note quando le campane di tutte le chiese della Grecia suonano a morto, a mezzogiorno di oggi 24 luglio 2020, dopo la decisione del presidente turco, cioè far ridiventare moschea la basilica di Santa Sofia a Costantinopoli. Una storia, quella di questa chiesa cristiana, travagliata come lo fu quella dello stesso impero bizantino di cui era -e rimane tuttora nella mente e nel cuore dei cristiani orientali- icona e memoria indelebile: consacrata chiesa cristiana nel 537, e dedicata alla Sofia, alla Sapienza di Dio, subì in qualche modo le sorti dello stesso impero bizantino, nelle vittorie e nelle sconfitte, nelle meraviglie e nelle miserie che lo contrassegnarono. Diventata chiesa di rito latino dopo la conquista della città da parte dei crociati nel 1204, lo rimase fino al 1261 quando tornò ad essere chiesa di rito bizantino. Dal 29 maggio 1453, alla caduta della città di Costantinopoli nelle mani ottomane, fu convertita in moschea fino al 1935 in cui fu adibita a museo. Storia travagliata, complessa e sofferta.

Ma, ascoltando in questo mezzogiorno ateniese le campane a morto, preferisco smettere di scrivere queste note, per non farlo troppo “a caldo” e con delle parole di cui poi non dico dovrei pentirmi ma sicuramente dovrei forse chiarire per evitare malintesi o letture manipolate. Riprendo la scrittura soltanto nel pomeriggio, ancora un caldo pomeriggio d’estate ad Atene, ma spero di farlo con la mente forse un po’ più se non serena sicuramente più fredda.

Quando nel 1453 Costantinopoli cadde nelle mani delle truppe del sultano Mehmed II, la città fu messa a fuoco e sangue dalle truppe ottomane vincitrici. La morte., la distruzione, il sangue erano di casa nelle strade della grande capitale ormai ridotta a rovina, a città vinta ed umiliata. Nella basilica patriarcale di santa Sofia, dopo l’arrivo delle truppe ottomane e l’uccisione sull'altare dei sacerdoti celebranti i Santi Misteri, l'unica liturgia celebrata lì furono le lacrime, la paura, il terrore nella bocca e negli occhi dei pochi che lì erano ancora presenti. L’unica preghiera era il pianto ed il silenzio; il Corpo ed il Sangue di Cristo offerti sull'altare era diventato quello dei cristiani, del suo Corpo, sacrificati ed uccisi sulle strade della città. Il patriarca, i sacerdoti, tutto il clero ed i fedeli erano stati uccisi, imprigionati oppure erano nascosti in attesa delle risoluzioni di coloro che, per diritto di conquista, erano diventati i signori di quella grande città, Costantinopoli, una volta lei stessa signora del Mediterraneo e del mondo cristiano intero. A Santa Sofia in quel giorno l'unico grande ingresso nella possiamo dire liturgia di sconfitta fu quello del sultano montato sul suo cavallo, scortato non dai cherubini bensì dalle truppe assettate di sangue e di morte.

La tradizione vuole che la visione stessa, la luce, la bellezza di quel luogo di preghiera cristiana, lo sguardo allo stesso tempo penetrante e mite di quei mosaici, di quelle icone uniche nel suo genere in tutto il mondo cristiano, colpirono se non il cuore almeno lo sguardo del sultano che diede ordine non di distruggerli ma di coprirli, di nasconderli. Quasi che coprendoli riuscisse a dimenticare sì quello che quel luogo era stato ma soprattutto a dimenticare la bellezza, quella Bellezza unica, quella Sapienza di Dio, cioè Colui che è il più bello tra i figli degli uomini, quella bellezza che è l’unica che, ancora oggi può o potrebbe salvare il mondo. E quei mosaici, quelle icone in grandissima parte rimangono ancora oggi coperti, accecati, ammutoliti.

Tornando ad oggi, a questo caldo pomeriggio ateniese, dopo aver sentito il rintocco delle campane di tutte le chiese greche, ortodosse e cattoliche che fossero, cosa emerge dai nostri cuori cristiani, noi uomini e donne della Grecia, dell’Europa, cuori che da Oriente ad Occidente vogliono e sanno di essere un ponte, una parola di fede, una preghiera di comunione nell'incontro, nel dialogo e nella fraternità tra le culture del nostro mondo, della nostra Europa che allo stesso tempo Orientale e Occidentale ha sempre saputo di esserlo.

Cosa emerge dai nostri cuori? Forse tristezza per un fatto che crea più tensione che comunione, più disprezzo e forse odio che non amore e fraternità? Forse delusione anche per un silenzio, una arrendevolezza, una sottomissione che speravamo non sarebbero stati usati ancora una volta nella politica del nostro mondo europeo? Forse rivolta e magari rabbia di fronte proprio a questo mondo che contempla muto, rassegnato, sconfitto nelle proprie radici cristiane, contempla un fatto che altro non è se non prepotenza e disprezzo di una storia millenaria, di una cultura e di una fede? Dai nostri cuori però dovrebbe emergere anche lo sguardo di fede, di una fede che non dimentichiamolo è sempre crocefissa, che ha sempre la Croce di Cristo come suo centro. “Forse oggi potrebbe, dovrebbe sicuramente emergere dai nostri cuori, ancora una volta, la contemplazione straziante e incoraggiante del Cristo crocifisso” (Joseph Ratzinger).

Magari nel nostro cuore, non dico ferito ma sì deluso rimanesse il desiderio di vedere un giorno scoperta quella bellezza celata, accecata e coperta, che tuttora c’è lì attaccata alle pareti della basilica di Santa Sofia, una Bellezza che una volta ritrovata porterà, di questo ne siamo sicuri, non ad un odio, o ad un disprezzo ma a un riscoprire e rivivere la fraternità, la riconciliazione, il Vangelo in essa dipinto. Epifania di quel: Quod audivimus sic et vidimus in civitate Dei nostri (Quello che abbiamo udito l’abbiamo anche visto nella città del nostro Dio), come recita il salmo 47,9.

Ho messo come titolo di queste note “La meraviglia del sultano”, prendendo spunto di quello che la tradizione legata alla conquista di Costantinopoli ci dice di quel che accadde nello sguardo del conquistatore ottomano. Sarebbe stato troppo facile lasciarsi prendere dal sentimento che ci tocca in quest’oggi, e mettere un titolo disfattista e magari disperato, sentendo il rintocco lugubre delle campane di Atene in questo giorno. Un titolo, “la meraviglia del sultano”, che vorrebbe sperare che un giorno questa meraviglia, quella Bellezza oggi accecata, possa riapparire, possa risorgere e guarire il cuore e lo sguardo del nostro mondo.


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