La festa della Dormizione della Madre di
Dio nella tradizione bizantina
Oggi, la fonte della vita è deposta in un
sepolcro…
La Dormizione della Madre di Dio è una delle grandi feste dell’anno liturgico bizantino. La festa del 15 agosto celebra la dormizione, la morte ed il transito glorioso di Maria in cielo, e lo fa con un giorno prefestivo ed un’ottava che si conclude il giorno 22 di agosto. Inoltre, dal primo agosto molte delle Chiese cristiane orientali vivono un periodo di digiuno, di preparazione e di preghiera, per vivere quella che è la Pasqua della Madre di Dio. I testi liturgici della festa hanno un senso mistagogico e catechetico molto forte; infatti, la liturgia che è sempre un maestro nella fede dei fedeli è impregnata di elementi che gli istruiscono nelle verità della fede.
Nei testi liturgici troviamo sempre delle
immagini contrastanti che assumono una forza speciale nel mettere in evidenza,
nel sottolineare, possiamo dire per via di opposizione o di contrasto, la vera
e propria comunione, unione tra le realtà terrestri e quelle celesti, e così nella
festa odierna presentano il sepolcro come luogo di vita, la tomba come scala verso
il cielo: il luogo di morte e di chiusura diventa luogo di vita e di salita
verso l’alto. Troviamo volutamente anche un parallelo tra le immagini possiamo
dire “pasquali” riferite a Cristo e quelle in riferimento alla Madre di Dio: “O
straordinario prodigio! La fonte della vita è deposta in un sepolcro, e la
tomba diviene scala per il cielo. Rallégrati, Getsemani, santo sacrario della
Madre di Dio. Acclamiamo, o fedeli, con a capo Gabriele: Gioisci, piena di
grazia, con te è il Signore che tramite te elargisce al mondo la grande
misericordia”.
Un altro dei tropari del vespro paragona il
grembo di Maria che ha partorito il Figlio di Dio, al cielo che accogliendola
apre a sua volta il proprio grembo: “Oggi, infatti, il cielo apre il suo
grembo per ricevere colei che ha partorito colui che l’universo non può
contenere; e la terra, consegnando la fonte della vita, si abbiglia di
benedizione e decoro. Gli angeli fanno coro insieme agli apostoli, fissando
pieni di timore colei che ha partorito l’autore della nostra vita mentre passa
da vita a vita”.
La festa della Dormizione della Madre di
Dio è presentata nei testi liturgici e nelle rappresentazioni iconografiche
come una vera e propria Divina Liturgia presieduta e celebrata da Cristo stesso,
e concelebrata dagli angeli e dagli apostoli, che ha come altare il letto
funebre di Maria mentre viene portata al sepolcro, ed accolta nella gloria da
Cristo stesso. Uno dei tropari del vespro mostra questa celebrazione liturgica
del transito di Maria alternando le immagini e i “concelebranti” terrestri a
quelli celesti: “Gli apostoli teòfori, portati su nubi per l’aria da ogni
parte del mondo, a un cenno del divino potere, giunti presso il tuo corpo
immacolato origine di vita, gli tributavano le più calde manifesta zioni del
loro amore”. I primi concelebranti ad iniziare la liturgia sono gli
apostoli stessi che accorrono a venerare il corpo di Maria, che è fonte,
origine di vita, di Colui che è la vita. “Le supreme potenze dei cieli,
presentandosi insieme al loro Sovrano, scortano piene di timore il corpo
purissimo che ha accolto Dio; lo precedono in ascesa ultramondana e,
invisibili, gridano alle schiere che stanno più in alto: Ecco, è giunta la
Madre di Dio, regina dell’universo”. Le schiere celesti diventano anche
concelebranti della liturgia, scortando, portando in alto, offrendo con le loro
mani angeliche il corpo e l’anima di Maria a Colui che ne riceve l’offerta. Il
tropario prosegue con la citazione del salmo 23: “sollevate le porte…”,
un testo salmico che troviamo anche citato molto spesso nell’Ascensione di
Cristo, e che è stato letto dalle tradizioni liturgiche e patristiche in chiave
chiaramente cristologica e nella liturgia odierna anche mariologica. Il
tropario prosegue con l’elenco dei doni ricevuti attraverso la Madre di Dio,
colei che è Madre della luce, attuazione della salvezza: “Sollevate le
porte, e accoglietela con onori degni del regno ultramondano, lei che è la
Madre dell’eterna luce. Grazie a lei, infatti, si è attuata la salvezza di
tutti i mortali. In lei non abbiamo la forza di fissare lo sguardo, ed è
impossibile tributarle degno onore. La sua sovreminenza eccede infatti ogni
mente”. Il tropario si chiude con una preghiera a Maria affinché diventi
sempre colei che intercede per il popolo, la Chiesa: “Tu dunque, o
immacolata Madre-di-Dio, che sempre vivi insieme al tuo Re e Figlio apportatore
di vita, incessantemente intercedi perché sia pre servato e salvato da ogni
attacco avverso il tuo popolo nuovo: noi godiamo infatti della tua protezione,
e per i secoli, con ogni splendore, ti proclamiamo beata”.
Un altro dei tropari del vespro, attribuito
a san Giovanni Damasceno (+749), situa in modo bello e profondo il mistero
della morte e glorificazione di Maria all’interno del mistero stesso di Cristo:
“La sposa tutta immacolata e Madre del beneplacito del Padre, colei che da
Dio è stata prescelta come luogo della sua unione senza confusione, consegna
oggi l’anima immacolata a Dio Creatore: l’accolgono in modo divinamente degno
le schiere degli incorporei, e viene trasferita alla vita colei che è veramente
Madre della vita, lampada della luce inaccessibile, salvezza dei credenti e
speranza delle nostre anime”.
+P. Manuel Nin
Esarca Apostolico di Grottaferrata

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