“…se
porti qualcuno con te”. San Pietro alle porte del paradiso.
Qualche
riflessione a proposito di un’omelia siriaca del V secolo.
Ormai
sono passati quasi trent’anni da quando ho pubblicato presso una piccola ma
importante collana dell’editrice Qiqajon del monastero di Bose, la traduzione
italiana di un bel testo siriaco del V secolo: Narsai
Di Edessa (Intr., trad. e note a cura di Manel Nin), L'olio della
misericordia. Omelia sulle dieci vergini (Mt 25,1‑13), Testi dei Padri
della Chiesa 29, Qiqajon, Bose 1997. Questa pubblicazione, ormai esaurita,
potete trovarla riprodotta on line nel mio blog (https://manuelninguell.blogspot.com/).
L'autore del testo che brevemente
voglio presentare è Narsai di Edessa, scrittore siriaco, vissuto tra gli anni
399 e 502. Si hanno pochissimi dati sulla sua vita, oltre che nacque nelle
montagne del Kurdistan, nel villaggio di Ain Dulba, e alla morte dei genitori,
giovanissimo ancora, soggiornò in un monastero nei pressi del suo paese, dove
fu educato da un suo zio monaco. Fu direttore della scuola teologica di Edessa
e fu un eminente commentatore della Sacra Scrittura; gli vengono attribuiti più
di 360 omelie metriche per ogni giorno dell’anno. Uomo dato allo studio e buon
conoscitore delle Scritture, recitava a memoria il Salterio (il Davide come lui
stesso lo chiama).
Presento un'omelia sulla parabola delle dieci
vergini di Mt 25, 1-13, testo molto interessante sia dal punto di vista
esegetico, omiletico -è un’omelie in verso-, ed anche dal punto di vista
cristologico.
A livello esegetico, Narsai mette in evidenza come
la Sacra Scrittura è un testo chiuso che bisogna aprire, un testo che sotto le
parabole nasconde dei tesori che guidano il cristiano verso il Regno. Narsai
spinge il credente ad avvicinarsi al testo biblico, e in qualche modo tutta
l’omelia è un esempio di un modo di esegesi dei testi neotestamentari.
Presento i diversi gruppi di strofe.
1-13. L'autore non entra direttamente nel commento del
testo della parabola delle dieci vergini; fa invece una captatio
benevolentiae, cioè ci introduce nell'argomento a partire di un tema o
motivo che può attrarre l'attenzione di colui che ascolta. Narsai si domanda
cosa rappresenta la Sacra Scrittura per il cristiano e cosa vuol dire il
contato che costui ci ha assiduamente: la Scrittura è un tesoro nascosto,
è una guida verso il Regno, è un maestro che insegna a leggere.
Il discepolo allora è colui che cerca il tesoro, che si mette alla
scuola del maestro, che si lascia guidare e che ne segue il
cammino che costui gli fa vedere:
1.
È buona la meditazione delle
parole dello Spirito che si trovano nei libri;
è utile il senso delle Scritture per colui che le
medita.
3.
Un grande tesoro si trova
nascosto nella lettera delle sue parole;
colui che le legge con un'anima che ama, si
arricchisce eternamente.
7.
Come un maestro, chiama gli
uomini al suo insegnamento;
per colui che accetta di farsi suo discepolo,
diventa il suo maestro.
14-26. Narsai fa vedere la necessità della lettura e
della meditazione delle Scritture e propone il testo del Vangelo di cui vuol
parlare. Per primo fa una parafrasi dello stesso testo, e fa vedere come lo
Sposo abita nella luce e dev'essere ricevuto con la luce:
19. Le sagge si alzarono e prepararono le
loro lampade
per accogliere con delle luci lo Sposo che abita
nella luce.
Le vergini stolte cercano un olio
che non si vende:
23. Coloro obbedirono ed andarono a cercare
un olio che non si vende;
arrivò lo Sposo e coloro che erano pronte
entrarono; le altre non entrarono.
Le stolte bussano perché confidano
nella loro condotta:
24. Esse erano fuori perché avevano mancato
nel loro dovere;
ma bussarono perché confidavano nella loro
condotta.
Cercano il salario della loro
verginità:
25. Apri, Signore, la porta del tuo Regno,
per entrare e ricevere il prezzo della nostra
verginità.
26. Io non vi conosco, risponde lo Sposo;
non ho mai riconosciuto la vostra verginità per
me.
27-48. Lungo venti strofe, Narsai mette di fronte ad una
serie di difficoltà del testo:
In un testo che è di per sé
simbolico, per ché sceglie le donne?:
28.
Piena di sensi è l'allegoria che è
nascosta sotto la figura delle donne;
per ché lascia gli uomini e sceglie le donne?
Per ché rifiuta le stolte se tutte
furono vergini?:
30.
Per ché le fecce uguali nel nome di
vergini,
ma nella pratica separò loro in due gruppi?
31.
Per ché, se tutte erano segnate
dalla purezza,
privò loro di vedere la grandezza del suo amore?
Per ché tutte dormono?:
32. Per ché il sonno ha vinto tutte, e per
ché lasciarono il loro lavoro?
E per ché nello svegliarsi agirono tutte allo
stesso modo?
Per ché non di diedero olio le une
alle altri? Per ché la compravendita di olio?:
35.
Se esse erano uguali come lo erano
di corpo e di anima,
per ché le prime non diedero olio alle altre?
36. Per ché le sagge mandarono le stolte a
comprare olio,
benché sapessero che l'olio non si vendeva?
37. E se quest'olio fosse stato venduto per
denaro,
per ché esse non lo vendevano e ne prendevano il
prezzo?
Perché lo Sposo non aspetta anche le
stolte, se sapeva che almeno avevano custodito la verginità?:
40. Per ché rispose loro: "Vi assicuro
che non vi conosco"?
Infatti, sapeva che si erano preservate
dall'impurità.
Per ché cosa fu loro utile la
verginità?:
45.
E se non entrarono nel luogo
desiderato e non si rallegrarono,
per ché cosa fu loro utile la verginità?
46. Per ché cosa affaticarono corpo ed anima
nella lotta ascetica,
e ricevettero nel giorno del giudizio punizione
invece di ricompensa?
Narsai, dunque, fa vedere tutti i problemi che gli
presenta il testo: il significato dei due tipi di vergini, ruolo dell'olio,
senso/utilità della verginità, validità delle opere agli occhi di Dio.
49-68. L’autore commenta il senso del paragone del Regno
del cielo con dieci vergini. La verginità evoca a Narsai la vita data dal tutto
gratuitamente a Dio, la vita senza le preoccupazioni; la verginità, però, è
anche segno di una vita matrimoniale portata a termine nell'integrità:
62. È stato detto del Regno che è simile a
dieci vergini,
per il fatto che indica la vita fuori del
matrimonio.
63. Dà alla comunità dei suoi servi il nome
di vergini,
per il fatto che dobbiamo essere puri nel
matrimonio.
64. Lui dipinge il dipinto del suo amore con
l'immagine delle donne,
perché tra le donne ci trova esempio di purezza.
65. Lui mette uomini e donne nella parola
della sua bocca,
per far vedere che ambedue possono vivere nella
purezza.
66. Se avesse disegnato il quadro della sua
parola soltanto con l'immagine
degli uomini, si potrebbe pensare che le donne ne
sono escluse.
69-73. Le dieci vergini rappresentano la situazione di
ogni uomo: vi si trovano i vizi e le virtù, gioie e lavori:
69. Manifestò per mezzo dei simboli i nostri
vizi e virtù;
disegnò e ci fecce vedere le gioie e le sofferenze
che ci erano destinate.
Narsai insiste che nel mondo tutti
lavorano, ma non tutti ne traggono lo stesso frutto:
72. Erano i lavori che venivano indicati
dalle lampade;
perché tutte le vergini avevano lavorato, ma non
tutte nello stesso modo.
73. La disuguaglianza dei lavori portò alla
mancanza di olio;
perché se fossero stati uguali, quello non avrebbe
mancato.
74-84. L'olio è il simbolo dell'amore e della
misericordia. Narsai parla del pittore che si serve dell'olio per conservare il
dipinto:
80. I pittori fanno così:
per mezzo dell'olio preservano il dipinto dalla
corruzione.
81. Mescolano l'olio con i colori e dopo
dipingono le immagini
affinché, grazie all'olio, l'immagine rimanga
intatta.
82. Se i pittori sanno conservare le
immagini che prendono dalla natura,
quanto di più gli uomini non dovrebbero conservare
i tratti della loro immagine?
85-103. La venuta dello Sposo è il giorno della
manifestazione di Cristo:
85. Nel numero dieci indicò tutte le
categorie degli uomini,
per essere ricevuto nel giorno della sua venuta.
86. Indicò il giorno della sua
manifestazione per la venuta dello Sposo,
e tutti i perfetti e le vergini gli vennero
incontro.
Il sonno delle vergini è la morte:
87. Il sonno, di cui dice che tutte
dormirono,
è la morte che uguaglia i buoni ed i cattivi nella
stessa corruzione.
116-130. Nel mondo nuovo, nel Regno, l'uomo diventerà dal
tutto immagine di Dio:
120. Rassomiglierà, nella dignità che gli sarà
data, alla Divinità,
che è presente dappertutto con una presenza
incomprensibile.
121. Per i fatti si adempirà in lui questa
parola:
l'uomo è immagine del suo Creatore e gli
rassomiglia.
123. Come il Creatore, riconoscerà la
cattiveria nascosta nell'anima,
e così separerà il bene dal male.
131-158. Narsai passa ad una seconda spiegazione, più
personale e psicologica, se si vuol, della parabola. Le vergini debbono essere
un esempio per ogni uomo, affinché costui sia vergine di corpo e di anima; le
vergini stolte e le sagge debbono essere per ognuno un testimone.
La verginità vuol dire che l'uomo
può vivere castamente, conservando sempre la sua libertà, segnata dai lavori
che lui adempie per conservarla:
135. Nella verginità gli indica che può vivere
castamente,
e nei lavori gli indica che ha la libertà
nell'anima.
L'olio, in più, è testimone di
questa libertà -ne presero o non- e di misericordia:
136. Per il fatto che presero olio, indica che
l'uomo tende verso la misericordia,
e per il fatto che non ne
presero, indica che la loro durezza non gli viene dalla costrizione.
Siccome ha parlato di misericordia,
Narsai deve giustificare il fatto che le sagge non dessero dell'olio alle
stolte: questa negazione è un rimprovero alle stolte -in fondo ad ogni uomo-
per il fatto che non usarono misericordia:
141. Per il fatto che le stolte chiedevano
olio a quelle che ne avevano,
fecce rimprovero all'uomo perché costui doveva
usare misericordia verso il suo prossimo.
142. Per il fatto che le sagge non dessero olio
alle stolte,
rimproverò apertamente la crudeltà dell'anima che
non ha pietà.
I motivi del rifiuto dello Sposo
verso le stolte sono soprattutto la mancanza di amore, di carità, di
misericordia, di disponibilità, di amore verso il prossimo:
145. Per il fatto che non avevano lavorato con
amore, come bisognava,
la luce delle loro lampade divenne buia il giorno
delle nozze.
146. Per il fatto che non diedero niente ai
bisognosi,
le sagge rifiutarono loro l'elemosina dell'olio.
147. Per il fatto che non ascoltarono la voce
di coloro che chiedevano perdono,
sentirono che veniva loro detto: "Io non
conosco le vostre opere".
193-209. Considerazioni finali. Condizione dell'uomo che
non usa misericordia. Necessità della comunione con gli altri, dell'amore verso
gli altri, della misericordia verso tutti:
195. L'anima ha bisogno dei membri, benché
sia anima,
l'uomo, di più, ha bisogni dell'altro.
196. L'uomo adempie il cammino della giustizia
con l'aiuto di un altro;
e se diventa giusto senza l'aiuto di un altro, non
è un uomo.
199. Tu vuoi ricevere il salario dalle tue opere
il giorno della ricompensa:
dà a tuo fratello il debito del tuo amore, e
riceverai la ricompensa.
200. Tu vuoi trovare lo Sposo celeste rivestito
di luce:
fai risplendere il tuo volto davanti ai tuoi amici
ed ecco l'hai già trovato.
202. Nessuno vi entrerà se non porta altri con
lui,
perché è questo che viene richiesto a coloro che
vi entrano.
203. Il portinaio chiederà a colui che vi entra:
"Porti qualcuno con te?"
Vi entrerà se porta qualcheduno; se non, rimarrà
nella porta.
Arrivato alle porte del Paradiso,
portando con sé qualcuno, un fratello, un amico… L’omelia finisce con due
strofe valide per tutti gli uomini. :
208. Voi che commentate ai discepoli i misteri
nascosti nei simboli,
adempite in voi stessi quello che predicate.
209. Imitate lo Sposo voi che aspettate la
promessa del Regno,
svegliatevi dal sonno dell'ignoranza.
Cerchiamo di soccorrere, qua giù, coloro che ne
hanno bisogno,
affinché dopo non soffriamo nella gehenna.
+Mons. Manuel Nin
Esarca Apostolico

