Venerdì Santo.
La liturgia del
Venerdì Santo ci mette di fronte alla realtà della sofferenza e della morte -il
sinassario bizantino dirà la “santa e tremenda passione”- di nostro Signore
Gesù Cristo. Le ufficiature di questo giorno contemplano, nel dolore e nel
pianto ma anche nella speranza, la passione e la morte del Signore. Per quanto
riguarda il mattutino, celebrato di solito la sera del giovedì, ha come centro
la proclamazione delle dodici pericopi dei Vangeli della passione. Al centro di
quest'ufficiatura c'è la contemplazione della passione gloriosa di nostro
Signore Gesù Cristo assieme alla confessione sulla croce del ladro riconoscente.
In qualche modo la liturgia vede nella confessione del ladro tutta la Chiesa,
tutta l'umanità redenta da Cristo; il ladro che viene chiamato dalla liturgia
"compagno di via" del Signore: “O Signore, tu hai preso come
compagno di via il ladro con le mani macchiate di sangue, mettici in numero con
lui o Buono e Amico degli uomini! Emise un debole grido il ladro sulla croce,
ma raggiunse una grande fede, in un attimo fu salvo, per primo entrò nel
paradiso e ne aprì le porte. Gloria a te, o Signore, che hai accolto la sua
conversione”.
I sei salmi iniziali
del mattutino (3, 37, 62, 87, 102, 142) sono dei salmi che sottolineano da una
parte il potere della notte, dell’oppressione del nemico, della prova, e
dall’altra la vittoria del salmista, del cristiano su questo male, del mondo,
del proprio cuore grazie alla passione di Cristo. In questa ufficiatura i
dodici racconti evangelici della passione diventano una grande catechesi sul
mistero di Cristo. Dopo la lettura della quinta pericope, si fa la processione
della Croce dal santuario fino al centro della chiesa, dove viene collocata per
l’adorazione dei fedeli. Durante la processione si canta il tropario: “Oggi
è appeso al legno Colui che ha appeso la terra alle acque! Il Re degli angeli è
cinto di una corona di spine! È avvolto di una porpora mendace Colui che
avvolge il cielo di nubi! Riceve uno schiaffo lui che nel Giordano ha liberato
Adamo! Lo Sposo della Chiesa è inchiodato con chiodi! Il Figlio della Vergine è
trafitto da una lancia! Adoriamo la tua passione, o Cristo! Mostraci anche la
tua risurrezione”. Notiamo il parallelismo tra l'umiliazione di Cristo
nella croce e quella precedente nel Giordano; pure il legame fortissimo tra
Croce e risurrezione; la Chiesa manifesta già il suo desiderio di vedere la risurrezione.
Uno dei tropari cantato
dopo l’ottavo vangelo, colloca la presenza della Madre di Dio/della Chiesa di
fronte alla passione di Cristo: “Vedendo il proprio Agnello condotto al
macello, Maria, l’Agnella lo seguiva con le altre donne, consumata dal dolore e
diceva così: Dove vai, Figlio? Per chi compi questa corsa veloce? Forse ci sono
altre nozze a Cana e là ora ti affretti per fare di nuovo il vino dall’acqua?
Vengo con te, Figlio? O meglio, rimango con te? Dimmi una parola, o Verbo (letteralmente:
dammi una parola, tu che sei la Parola), non passare accanto a me in
silenzio, tu che mi hai serbata pura, perché tu sei mio Figlio e mio Dio”.
Le Grandi Ore di
prima, terza, sesta e nona, e quindi il vespro vengono celebrati senza
soluzione di continuità la mattina di venerdì. Davanti alla croce che si trova
esposta nel bel mezzo della chiesa si canta di nuovo il tropario: “Oggi è
appeso al legno Colui che ha appeso la terra alle acque!”. La pericope
evangelica del vespro è fatta da un insieme di brani presi dai diversi
evangelisti; nel momento in cui si narra l’arrivo di Giuseppe di Arimatea per
prendere il corpo di Gesù, il sacerdote “celebra” la narrazione evangelica
deponendo dalla croce il corpo del crocefisso avvolgendolo in un lenzuolo, e lo
colloca -seppellisce- sotto l’altare. Finita la narrazione del vangelo, la
tomba di Cristo collocata precedentemente al centro della chiesa e abbellita
con fiori accoglie l’epitafios, l’icona del Cristo morto e deposto dalla
croce, con le sante donne attorno, icona che viene dai sacerdoti portata in
processione e collocata nella tomba. Cosparsa l’icona di fiori e profumi, i
fedeli passano a venerarla.
Sabato Santo e
Domenica di Pasqua.
Per quanto riguarda il
Sabato Santo, l'ufficiatura del mattutino, celebrata la sera del venerdì è una
delle celebrazioni allora più popolari e più belle e profonde di tutto l'anno
liturgico bizantino. I tropari di introduzione alla celebrazione inquadrano la
teologia di questo giorno: il corpo di Gesù viene messo nella tomba, corpo che
non sarà toccato dalla corruzione -vittoria sulla morte-, vittoria di Gesù
sull'Ade e risurrezione dei morti: “Il nobile Giuseppe, calato dal legno il
tuo corpo immacolato, lo avvolse in una sindone pura con aromi, e gli prestò
le ultime cure; e lo depose in un sepolcro nuovo. Quando discendesti nella
morte, o Vita immortale, allora l'Ade fu ucciso dal fulgore della tua divinità.
E, mentre facevi risorgere i morti dagli abissi sotterranei, tutte le potenze
dei cieli cantavano: O Cristo, che doni la vita, o Dio nostro, gloria a te!”
Alcuni testi del
Sabato Santo si compiacciono a sottolinearne il legame con la creazione: “Oggi
tu santifichi il settimo giorno, che un tempo benedicesti con il riposo delle
opere; tu crei, infatti, e rinnovi tutto l'universo, o mio Salvatore,
sabatizzando nel sepolcro e richiamando alla vita... Venite, vediamo la Vita
nostra giacente in una tomba, per vivificare i morti che sono nelle tombe.
Venite oggi a contemplare il rampollo di Giuda che dorme; a lui con il profeta
gridiamo: Giaci e dormi come un leone; chi ti risveglierà, o Re? Risorgi per
tuo potere, tu che volontariamente hai dato te stesso per noi. Signore, gloria
a te”.
I quest’ufficiatura
vengono cantati gli Enkomia, il canto funebre a Gesù che è formato
da 176 strofe divise in tre parti, un testo composto tra il XII e il XIV sec.,
benché i temi di fondo risalgono ai testi pasquali di San Gregorio di Nazianzo
e di Romano il Melode. In questo testo, di una gran bellezza poetica e
musicale, troviamo il pianto e soprattutto la speranza di tutta la Chiesa, di
tutti gli uomini, che diventano anche i nostri. Il poema sgrana lentamente,
sotto la voce di diversi personaggi, tutti i misteri che sono avvenuti,
specialmente la sepoltura di Gesù e la sua discesa nell'Ade; ci troviamo in un
costante via va di dolcezza e di amarezza, di lacrime e di attesa gioiosa della
risurrezione. E` da notare in questa celebrazione la presenza del popolo come
vero celebrante attorno alla tomba, incarnando veramente i diversi personaggi
del poema, assumendo il dolore, il pianto, la gioia... Quel sepolcro diventa il
centro della Chiesa, il centro dell'universo: “Tutte le generazioni, o
Cristo mio, offrono un canto alla tua sepoltura”.
I vespri del Sabato
Santo vengono celebrati assieme alla liturgia di San Basilio nella mattinata
dello stesso sabato. I tropari dell’ufficiatura personificano l'Ade che geme di
dolore per la discesa nel suo interno del Cristo che ne strappa i morti dai
secoli. Quasi come collegamento tra il vespro e la liturgia ci sono le letture,
prese chiaramente da un’ufficiatura battesimale. Accenno soltanto a Gen 1,1-13,
l’inizio della creazione fino al terzo giorno; Gn 1-4, lettura che diventa una
profezia della risurrezione di Cristo, ma anche una profezia del nuovo popolo
uscito dalla conversione e dall’amore gratuito di Dio; Dan 3,1-88, storia di
Daniele e dei tre giovani nella fornace, col cantico e la risposta Lodate il
Signore ed esaltatelo in tutti i secoli. Per il NT vengono letti Rm 6,3-11,
il battesimo che ci unisce alla morte e alla risurrezione di Cristo, e Mt
28,1-20, l’annuncio della risurrezione alle donne. Il tropario che si canta
invece del Trisagio, che è quello del battesimo, ci riporta a un contesto
chiaramente battesimale: “Quanti siete stati battezzati nel Cristo, del
Cristo vi siete rivestiti, alleluia”. Dopo la lettura di Rm, invece dell'alleluia,
si canta il versetto 8 del salmo 81: “Risuscita, o Dio, giudica la terra,
perché tu avrai l'eredità in tutte le genti”. Il canto di questo salmo
-viene cantato per intero, intercalando il versetto 8-, invoca la risurrezione
del Signore che porterà il giudizio su tutta la terra; mentre si canta il
salmo, il sacerdote col diacono spargono foglie di alloro per tutta la chiesa,
diventata essa tomba da cui sgorga già il profumo di Cristo.
Per quanto riguarda la
notte di Pasqua, la celebrazione inizia nella chiesa al buio col canto dell’ufficiatura
di mezzanotte e quindi il rito del lucernario, con la luce che presa dalla
lampada sull’altare, cioè dalla tomba di Cristo. La celebrazione prosegue col
canto del vangelo della risurrezione fuori della chiesa che rimane chiusa, ed
il canto del tropario pasquale: “Cristo è risorto dai morti. Con la morte ha
vinto la morte e a coloro che erano nei sepolcri ha fatto dono della vita”. Il
canto di questo tropario segnerà il ritmo di tuta la notte e di tutto il
periodo pasquale. Davanti alle porte chiuse della chiesa, ha luogo uno dei riti
simbolicamente più carichi di mistagogia: il sacerdote con la croce bussa alla
porta della chiesa chiusa che simboleggia l’Ade dove Cristo scende il Sabato
Santo, oppure il paradiso dove siamo noi introdotti da Cristo stesso. Il
sacerdote canta il salmo 23: “Alzate
principi, le vostre porte; fatevi alzare, porte eterne, ed entrerà il Re della gloria”, alternato
dall’interno della chiesa dalla risposta di un’altra voce col testo dello
stesso salmo: “Chi è questo Re della gloria?”. Alla terza volta le porte
della chiesa si spalancano e la comunità entra non più in una chiesa buia, ma
piena di fiori, profumi e luce; una chiesa in cui l’iconostasi, il passaggio
dal cielo alla terra è aperto. Inizia quindi la seconda parte della
celebrazione col canone del mattutino di Pasqua a cui segue la Divina Liturgia
di san Giovanni Crisostomo.
Il canone della notte
di Pasqua è opera di san Giovanni Damasceno, con dei tropari presi dai poemi
teologici di san Gregorio di Nazianzo. È testo che ci invita a contemplare, a
guardare, a gioire, ad essere coinvolti nel mistero della Pasqua del Signore: “Giorno
della Risurrezione, risplendiamo, o popoli!... Purifichiamo i sensi e vedremo
nella luce inaccessibile della risurrezione il Cristo... Venite, beviamo
una bevanda nuova, sgorgata prodigiosamente non dalla pietra sterile, ma dal
sepolcro di Cristo... Sei disceso nella profondità della terra, hai
spezzato le sbarre eterne che trattenevano i prigionieri... Nel giorno
felice della risurrezione comunichiamo al frutto nuovo della risurrezione …
Illuminati, illuminati, o nuova Gerusalemme, la gloria del Signore è sorta
sopra di te! Danza ora ed esulta, o Sion, tu rallegrati, o pura Madre di Dio,
nella risurrezione del tuo Figlio!”. Nella liturgia di San Giovanni
Crisostomo si legge la pericope di Gv 1,1-17. La risurrezione del Signore è la
nuova creazione, Lui oggi crea di nuovo Adamo, lo prende per mano e lo porta al
paradiso. Il giorno della risurrezione è il giorno della luce e
dell’illuminazione degli uomini, e quindi deve portare alla riconciliazione tra
gli uomini: “Giorno della risurrezione. Rivestiamoci di luce per la festa ed
abbracciamoci gli uni gli altri e chiamiamo fratelli anche coloro che ci
odiano. Perdoniamo tutto a causa della risurrezione”.
+P. Manuel Nin
Esarca Apostolico di
Grottaferrata
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Viernes Santo.
La liturgia
del Viernes Santo nos confronta con la realidad del sufrimiento y la muerte de
nuestro Señor Jesucristo. La liturgia de este día contempla, con dolor y
lágrimas pero también con esperanza, la pasión y muerte del Señor. El oficio de
Maitines, que suelen celebrarse los jueves por la noche, tienen como centro la
proclamación de las doce perícopas de los Evangelios de la Pasión. En el centro
de este servicio está la contemplación de la gloriosa pasión de nuestro Señor
Jesucristo junto con la confesión en la cruz del ladrón agradecido. De alguna manera,
la liturgia ve en la confesión del ladrón a toda la Iglesia, toda la humanidad
redimida por Cristo; el ladrón que la liturgia llama el "compañero en el
camino" del Señor: "Oh Señor, has tomado como compañero en el
camino al ladrón con las manos manchadas de sangre, haz que nos numeremos con
él, ¡oh Buen y Amigo de los hombres! El ladrón en la cruz emitió un grito
débil, pero alcanzó una gran fe, en un instante fue salvado, fue el primero en
entrar en el paraíso y abrir sus puertas. Gloria a ti, oh Señor, que recibiste
su conversión."
Los seis
salmos iniciales de Maitines (3, 37, 62, 87, 102, 142) son salmos que
enfatizan, por un lado, el poder de la noche, la opresión del enemigo, la
prueba, y por otro la victoria del salmista, del cristiano sobre este mal,
sobre el mundo, sobre su propio corazón gracias a la pasión de Cristo. En esta
celebración, los doce relatos evangélicos de la Pasión se convierten en una
gran catequesis sobre el misterio de Cristo. Tras la lectura de la quinta
perícopa, la procesión de la Cruz tiene lugar desde el santuario hasta el
centro de la iglesia, donde se coloca para la adoración de los fieles. Durante
la procesión se canta el tropario: "¡Hoy el que colgó la tierra en las
aguas, cuelga del árbol! ¡El Rey de los ángeles está ceñido con una corona de
espinas! ¡Está envuelto en un morado púrpura mendaz, Aquel que envuelve el
cielo en nubes! ¡Recibe una bofetada en la cara que liberó a Adán en el Jordan!
¡El esposo de la Iglesia está clavado con clavos! ¡El Hijo de la Virgen es
atravesado por una lanza! ¡Adoremos tu pasión, oh Cristo! Muéstranos también tu
resurrección." Observemos el paralelismo entre la humillación de
Cristo en la Cruz y la anterior en el Jordán; también el vínculo muy fuerte
entre la Cruz y la Resurrección; la Iglesia ya manifiesta su deseo de ver la
Resurrección.
Uno de los
troparios cantados después del octavo Evangelio subraya la presencia de la
Madre de Dios/de la Iglesia ante la pasión de Cristo: "Cuando María vio
a su propio Cordero llevado al matadero, el Cordero le siguió con las demás
mujeres, consumido por la tristeza, y dijo así: ¿A dónde vas, Hijo? ¿Para quién
haces esta carrera rápida? ¿Quizá haya otras bodas en Caná y ahora te apresuras
a hacer vino con agua otra vez? ¿Voy contigo, hijo? ¿O mejor dicho, me quedo
contigo? Dime una palabra, oh Palabra (literalmente: dame una palabra,
tú que eres el Verbo), no pases por mí en silencio, tú que me has
mantenido puro, porque tú eres mi Hijo y mi Dios."
Las Grandes
Horas de prima, tercia, sexta y nona, y seguidamente las vísperas, se celebran
sin interrupciones el viernes por la mañana. Frente a la cruz que queda
expuesta en el centro de la iglesia, se canta de nuevo el tropario: "¡Hoy
el que colgó la tierra en las aguas, cuelga del árbol!" El texto evangélico
de vísperas está compuesto por un conjunto de pasajes tomados de los diferentes
evangelistas, y en el momento en que se narra la llegada de José de Arimatea
para tomar el cuerpo de Jesús, el sacerdote "celebra" la narración
evangélica deponiendo el cuerpo del crucifijo de la cruz, envolviéndolo en una
sábana y enterrándolo bajo el altar. Una vez finalizada la lectura del evangelio,
la tumba de Cristo, previamente colocada en el centro de la iglesia y adornada
con flores, acoge al epitafios, el icono de Cristo muerto y bajado de la
cruz, rodeado por las santas mujeres, un icono que los sacerdotes llevan en
procesión .
En cuanto al
Sábado Santo, el oficio de Maitines, celebrado el viernes por la tarde, es una
de las celebraciones más populares, bellas y profundas de todo el año litúrgico
bizantino. Los troparios introductorios a la celebración enmarcan la teología
de este día: el cuerpo de Jesús es colocado en la tumba, un cuerpo que no será
tocado por la corrupción —la victoria sobre la muerte—, victoria de Jesús sobre
el Ades y su resurrección de los muertos: «El noble José, habiendo bajado tu
inmaculado cuerpo de la cruz, lo envolvió en un sudario puro con especias…, y
lo colocó en una tumba nueva. Cuando descendiste a la muerte, oh Vida inmortal,
entonces Ades fue anonadado por el resplandor de tu divinidad. Y mientras tú
resucitabas a los muertos de las profundidades subterráneas, todos los poderes
del cielo cantaron: ¡Oh Cristo, que das vida, oh Dios nuestro, gloria a
ti!"
Algunos textos
del Sábado Santo enfatizan su vínculo con la creación: "Hoy santificas
el séptimo día, que habías bendecido con el resto de tus obras; pues creas y
renuevas todo el universo, oh mi Salvador, observando el sábado en la tumba y
llamando la vida... Venid, vemos nuestra Vida en una tumba, para dar vida a los
muertos que están en las tumbas… Tumbado y dormido como un león; ¿quién te
despertará, oh rey? Te elevas por tu poder, tú que voluntariamente te
entregaste por nosotros. Señor, gloria a ti".
En este oficio
se cantan los Enkomia, el cántico fúnebre a Jesús, compuesto por 176
estrofas divididas en tres partes, un texto compuesto entre los siglos XII y
XIV, aunque los temas básicos se remontan a los textos pascuales de San
Gregorio de Nacianzo y Romano el Melodo. En este texto, de gran belleza poética
y musical, encontramos las lágrimas y, sobre todo, la esperanza de toda la
Iglesia, de todos los hombres. El poema va desgranando poco a poco, bajo la voz
de diferentes personajes, todos los misterios celebrados, especialmente la
sepultura de Jesús y su descenso al Ades; Nos encontramos en un camino
constante de dulzura y amargura, de lágrimas y alegre expectativa de la resurrección.
Cabe destacar en esta celebración la presencia del pueblo como verdadero
celebrante alrededor de la tumba, encarnando verdaderamente los diferentes
personajes del poema, asumiendo dolor, lágrimas, alegría... Esa tumba se
convierte en el centro de la Iglesia, el centro del universo: "Todas
las generaciones, oh Cristo mío, ofreced un canto a vuestro entierro."
Las vísperas
del Sábado Santo se celebran junto con la liturgia de San Basilio en la mañana
del mismo sábado. Los troparios del oficio personifican al Ades, que gime de
dolor por el descenso en su interior de Cristo, que le arrebata a los muertos
de los siglos. Siguen las lecturas biblicas, con un trasfondo claramente bautismal.
Me refiero solo a Génesis 1:1-13, el comienzo de la creación hasta el tercer
día; Génesis 1-4, una lectura que se convierte en una profecía de la
resurrección de Cristo, pero también en una profecía de los nuevos pueblos que
surgieron de la conversión y del amor gratuito de Dios; Dan 3:1-88, la historia
de Daniel y los tres jóvenes en el horno, con el cántico y la respuesta Alabad
al Señor y exaltadlo por siempre. Porque se leen el Nuevo Testamento,
Romanos 6:3-11, el bautismo que nos une a la muerte y resurrección de Cristo, y
Mt 28:1-20, el anuncio de la resurrección a las mujeres. El tropario que se
canta en lugar del Trisagio, que es el del bautismo, nos lleva de nuevo a un
contexto claramente bautismal: "Los que habéis sido bautizados en
Cristo, os habéis revestido de Cristo, aleluya." Tras la lectura de
Rom, en lugar del canto Aleluya, se canta el versículo 8 del Salmo 81: "Levántate,
Dios, juzga la tierra, porque tendrás como herencia a todas las naciones."
El canto de este salmo —se canta en su totalidad, intercalando el versículo 8—,
invoca la resurrección del Señor que traerá juicio a toda la tierra; mientras
se canta el salmo, el sacerdote y el diácono esparcen hojas de laurel por toda
la iglesia, que se ha convertido en una tumba de la que ya brota el perfume de
Cristo.
En cuanto a la
noche de Pascua, la celebración comienza en la iglesia en la oscuridad con el
canto del oficio de medianoche y luego el rito del lucernario, con la luz
tomada de la lámpara del altar, es decir, de la tumba de Cristo. La celebración
continúa con el canto del Evangelio de la Resurrección fuera de la iglesia, que
permanece cerrada, y el canto del tropario pascual: "Cristo ha
resucitado de entre los muertos. Con la muerte venció la muerte y a los que
estaban en las tumbas entregó el don de la vida". El canto de este
tropario marcará el ritmo de toda la noche y de todo el periodo de Pascua.
Frente a las puertas cerradas de la iglesia tiene lugar uno de los ritos más
cargados simbólicamente: el sacerdote con la cruz llama a la puerta de la
iglesia cerrada que simboliza el Ades, donde Cristo desciende el Sábado Santo. El
sacerdote canta el Salmo 23: "Levantad príncipes, vuestras puertas; alzaos, puertas eternas, y
entrará el Rey de la gloria", alternando desde dentro de la
iglesia con la respuesta de otra voz con el texto del mismo salmo: "¿Quién
es este Rey de gloria?". A la tercera vez, las puertas de la iglesia
se abren de par en par y la comunidad ya no entra en una iglesia oscura, sino
llena de flores, perfumes y luz; una iglesia en la que se abre el iconostasio,
el paso del cielo a la tierra. La segunda parte de la celebración comienza
entonces con el canon de Maitines de Pascua, seguida de la Divina Liturgia de
San Juan Crisóstomo.
El cànon de la
noche de Pascua es obra de San Juan Damasceno, con troparios tomados de los
poemas teológicos de San Gregorio de Nazianzo. Es un texto que nos invita a
contemplar, a mirar, a regocijarnos, a involucrarnos en el misterio de la
Pascua del Señor: "Día de la Resurrección, brillemos, pueblos...
Purifiquemos los sentidos y veamos a Cristo en la luz inaccesible de la
resurrección... Ven, bebamos una bebida nueva, milagrosamente que fluya no de
la piedra estéril, sino de la tumba de Cristo... Has descendido a las
profundidades de la tierra, has roto los barrotes eternos que retenían a los
prisioneros... En el feliz día de la resurrección comulgamos con el nuevo
fruto de la resurrección... ¡Ilumínate, ilumínate, oh nueva Jerusalén,
la gloria del Señor está sobre vosotros! ¡Alégrate ahora y regocija, oh Sion,
regocija, oh pura Madre de Dios, en la resurrección de tu Hijo!" En la
liturgia de San Juan Crisóstomo leemos la perícopa de Juan 1:1-17. La
resurrección del Señor es la nueva creación, hoy crea de nuevo a Adán, le toma
de la mano y le conduce al paraíso. El día de la resurrección es el día de la
luz y la iluminación de los hombres, y por tanto debe conducir a la
reconciliación entre los hombres: "Día de la resurrección. Vistámonos
de luz para el banquete, abracémonos unos a otros y llamemos hermanos y
hermanas incluso a quienes nos odian. Perdonamos todo por la
resurrección."
Exarca
Apostólico de Grottaferrata




