domenica 28 giugno 2026


 

 

“…se porti qualcuno con te”. San Pietro alle porte del paradiso.

Qualche riflessione a proposito di un’omelia siriaca del V secolo.

        

Ormai sono passati quasi trent’anni da quando ho pubblicato presso una piccola ma importante collana dell’editrice Qiqajon del monastero di Bose, la traduzione italiana di un bel testo siriaco del V secolo: Narsai Di Edessa (Intr., trad. e note a cura di Manel Nin), L'olio della misericordia. Omelia sulle dieci vergini (Mt 25,1‑13), Testi dei Padri della Chiesa 29, Qiqajon, Bose 1997. Questa pubblicazione, ormai esaurita, potete trovarla riprodotta on line nel mio blog (https://manuelninguell.blogspot.com/).

 

         L'autore del testo che brevemente voglio presentare è Narsai di Edessa, scrittore siriaco, vissuto tra gli anni 399 e 502. Si hanno pochissimi dati sulla sua vita, oltre che nacque nelle montagne del Kurdistan, nel villaggio di Ain Dulba, e alla morte dei genitori, giovanissimo ancora, soggiornò in un monastero nei pressi del suo paese, dove fu educato da un suo zio monaco. Fu direttore della scuola teologica di Edessa e fu un eminente commentatore della Sacra Scrittura; gli vengono attribuiti più di 360 omelie metriche per ogni giorno dell’anno. Uomo dato allo studio e buon conoscitore delle Scritture, recitava a memoria il Salterio (il Davide come lui stesso lo chiama).

 

Presento un'omelia sulla parabola delle dieci vergini di Mt 25, 1-13, testo molto interessante sia dal punto di vista esegetico, omiletico -è un’omelie in verso-, ed anche dal punto di vista cristologico.

A livello esegetico, Narsai mette in evidenza come la Sacra Scrittura è un testo chiuso che bisogna aprire, un testo che sotto le parabole nasconde dei tesori che guidano il cristiano verso il Regno. Narsai spinge il credente ad avvicinarsi al testo biblico, e in qualche modo tutta l’omelia è un esempio di un modo di esegesi dei testi neotestamen­tari.

Presento i diversi gruppi di strofe.

1-13. L'autore non entra direttamente nel commento del testo della parabola delle dieci vergini; fa invece una captatio benevolentiae, cioè ci introduce nell'argomento a partire di un tema o motivo che può attrarre l'attenzione di colui che ascolta. Narsai si domanda cosa rappresenta la Sacra Scrittura per il cristiano e cosa vuol dire il contato che costui ci ha assiduamente: la Scrittura è un tesoro nascosto, è una guida verso il Regno, è un maestro che insegna a leggere. Il discepolo allora è colui che cerca il tesoro, che si mette alla scuola del maestro, che si lascia guidare e che ne segue il cammino che costui gli fa vedere:

1.       È buona la meditazione delle parole dello Spirito che si trovano nei libri;

è utile il senso delle Scritture per colui che le medita.

3.       Un grande tesoro si trova nascosto nella lettera delle sue parole;

colui che le legge con un'anima che ama, si arricchisce eternamente.

7.       Come un maestro, chiama gli uomini al suo insegnamento;

per colui che accetta di farsi suo discepolo, diventa il suo maestro.

 

14-26. Narsai fa vedere la necessità della lettura e della meditazione delle Scritture e propone il testo del Vangelo di cui vuol parlare. Per primo fa una parafrasi dello stesso testo, e fa vedere come lo Sposo abita nella luce e dev'essere ricevuto con la luce:

19.     Le sagge si alzarono e prepararono le loro lampade

per accogliere con delle luci lo Sposo che abita nella luce.

         Le vergini stolte cercano un olio che non si vende:

23.     Coloro obbedirono ed andarono a cercare un olio che non si vende;

arrivò lo Sposo e coloro che erano pronte entrarono; le altre non entrarono.

 

         Le stolte bussano perché confidano nella loro condotta:

24.     Esse erano fuori perché avevano mancato nel loro dovere;

ma bussarono perché confidavano nella loro condotta.

         Cercano il salario della loro verginità:

25.     Apri, Signore, la porta del tuo Regno,

per entrare e ricevere il prezzo della nostra verginità.

26.     Io non vi conosco, risponde lo Sposo;

non ho mai riconosciuto la vostra verginità per me.

 

27-48. Lungo venti strofe, Narsai mette di fronte ad una serie di difficoltà del testo:

         In un testo che è di per sé simbolico, per ché sceglie le donne?:

28.     Piena di sensi è l'allegoria che è nascosta sotto la figura delle donne;

per ché lascia gli uomini e sceglie le donne?

         Per ché rifiuta le stolte se tutte furono vergini?:

30.     Per ché le fecce uguali nel nome di vergini,

ma nella pratica separò loro in due gruppi?

31.     Per ché, se tutte erano segnate dalla purezza,

privò loro di vedere la grandezza del suo amore?

        

         Per ché tutte dormono?:

32.     Per ché il sonno ha vinto tutte, e per ché lasciarono il loro lavoro?

E per ché nello svegliarsi agirono tutte allo stesso modo?

        

         Per ché non di diedero olio le une alle altri? Per ché la compravendita di olio?:

35.     Se esse erano uguali come lo erano di corpo e di anima,

per ché le prime non diedero olio alle altre?

36.     Per ché le sagge mandarono le stolte a comprare olio,

benché sapessero che l'olio non si vendeva?

37.     E se quest'olio fosse stato venduto per denaro,

per ché esse non lo vendevano e ne prendevano il prezzo?

        

         Perché lo Sposo non aspetta anche le stolte, se sapeva che almeno avevano custodito la verginità?:

40.     Per ché rispose loro: "Vi assicuro che non vi conosco"?

Infatti, sapeva che si erano preservate dall'impurità.

        

         Per ché cosa fu loro utile la verginità?:

45.     E se non entrarono nel luogo desiderato e non si rallegrarono,

per ché cosa fu loro utile la verginità?

46.     Per ché cosa affaticarono corpo ed anima nella lotta ascetica,

e ricevettero nel giorno del giudizio punizione invece di ricompensa?

Narsai, dunque, fa vedere tutti i problemi che gli presenta il testo: il significato dei due tipi di vergini, ruolo dell'olio, senso/utilità della verginità, validità delle opere agli occhi di Dio.

 

49-68. L’autore commenta il senso del paragone del Regno del cielo con dieci vergini. La verginità evoca a Narsai la vita data dal tutto gratuitamente a Dio, la vita senza le preoccupazioni; la verginità, però, è anche segno di una vita matrimoniale portata a termine nell'integrità:

62.     È stato detto del Regno che è simile a dieci vergini,

per il fatto che indica la vita fuori del matrimonio.

63.     Dà alla comunità dei suoi servi il nome di vergini,

per il fatto che dobbiamo essere puri nel matrimonio.

64.     Lui dipinge il dipinto del suo amore con l'immagine delle donne,

perché tra le donne ci trova esempio di purezza.

65.     Lui mette uomini e donne nella parola della sua bocca,

per far vedere che ambedue possono vivere nella purezza.

66.     Se avesse disegnato il quadro della sua parola soltanto con l'immagine

degli uomini, si potrebbe pensare che le donne ne sono escluse.

 

69-73. Le dieci vergini rappresentano la situazione di ogni uomo: vi si trovano i vizi e le virtù, gioie e lavori:

69.     Manifestò per mezzo dei simboli i nostri vizi e virtù;

disegnò e ci fecce vedere le gioie e le sofferenze che ci erano destinate.

 

         Narsai insiste che nel mondo tutti lavorano, ma non tutti ne traggono lo stesso frutto:

72.     Erano i lavori che venivano indicati dalle lampade;

perché tutte le vergini avevano lavorato, ma non tutte nello stesso modo.

73.     La disuguaglianza dei lavori portò alla mancanza di olio;

perché se fossero stati uguali, quello non avrebbe mancato.

 

74-84. L'olio è il simbolo dell'amore e della misericordia. Narsai parla del pittore che si serve dell'olio per conservare il dipinto:

80.     I pittori fanno così:

per mezzo dell'olio preservano il dipinto dalla corruzione.

81.     Mescolano l'olio con i colori e dopo dipingono le immagini

affinché, grazie all'olio, l'immagine rimanga intatta.

82.     Se i pittori sanno conservare le immagini che prendono dalla natura,

quanto di più gli uomini non dovrebbero conservare i tratti della loro   immagine?

        

85-103. La venuta dello Sposo è il giorno della manifestazione di Cristo:

85.     Nel numero dieci indicò tutte le categorie degli uomini,

per essere ricevuto nel giorno della sua venuta.

86.     Indicò il giorno della sua manifestazione per la venuta dello Sposo,

e tutti i perfetti e le vergini gli vennero incontro.

 

         Il sonno delle vergini è la morte:

87.     Il sonno, di cui dice che tutte dormirono,

è la morte che uguaglia i buoni ed i cattivi nella stessa corruzione.

 

116-130. Nel mondo nuovo, nel Regno, l'uomo diventerà dal tutto immagine di Dio:

120.   Rassomiglierà, nella dignità che gli sarà data, alla Divinità,

che è presente dappertutto con una presenza incomprensibile.

121.    Per i fatti si adempirà in lui questa parola:

l'uomo è immagine del suo Creatore e gli rassomiglia.

123.   Come il Creatore, riconoscerà la cattiveria nascosta nell'anima,

e così separerà il bene dal male.

 

131-158. Narsai passa ad una seconda spiegazione, più personale e psicologica, se si vuol, della parabola. Le vergini debbono essere un esempio per ogni uomo, affinché costui sia vergine di corpo e di anima; le vergini stolte e le sagge debbono essere per ognuno un testimone.

         La verginità vuol dire che l'uomo può vivere castamente, conservando sempre la sua libertà, segnata dai lavori che lui adempie per conservarla:

135.   Nella verginità gli indica che può vivere castamente,

e nei lavori gli indica che ha la libertà nell'anima.

 

         L'olio, in più, è testimone di questa libertà -ne presero o non- e di misericordia:

136.   Per il fatto che presero olio, indica che l'uomo tende verso la misericordia,

e per il fatto che non ne presero, indica che la loro durezza non gli viene dalla costrizione.

 

         Siccome ha parlato di misericordia, Narsai deve giustificare il fatto che le sagge non dessero dell'olio alle stolte: questa negazione è un rimprovero alle stolte -in fondo ad ogni uomo- per il fatto che non usarono misericordia:

141.    Per il fatto che le stolte chiedevano olio a quelle che ne avevano,

fecce rimprovero all'uomo perché costui doveva usare misericordia verso il suo prossimo.

142.   Per il fatto che le sagge non dessero olio alle stolte,

rimproverò apertamente la crudeltà dell'anima che non ha pietà.

 

         I motivi del rifiuto dello Sposo verso le stolte sono soprattutto la mancanza di amore, di carità, di misericordia, di disponibilità, di amore verso il prossimo:

145.   Per il fatto che non avevano lavorato con amore, come bisognava,

la luce delle loro lampade divenne buia il giorno delle nozze.

146.   Per il fatto che non diedero niente ai bisognosi,

le sagge rifiutarono loro l'elemosina dell'olio.

147.   Per il fatto che non ascoltarono la voce di coloro che chiedevano perdono,

sentirono che veniva loro detto: "Io non conosco le vostre opere".

 

193-209. Considerazioni finali. Condizione dell'uomo che non usa misericordia. Necessità della comunione con gli altri, dell'amore verso gli altri, della misericordia verso tutti:

195.   L'anima ha bisogno dei membri, benché sia anima,

l'uomo, di più, ha bisogni dell'altro.

196. L'uomo adempie il cammino della giustizia con l'aiuto di un altro;

e se diventa giusto senza l'aiuto di un altro, non è un uomo.

199. Tu vuoi ricevere il salario dalle tue opere il giorno della ricompensa:

dà a tuo fratello il debito del tuo amore, e riceverai la ricompensa.

200. Tu vuoi trovare lo Sposo celeste rivestito di luce:

fai risplendere il tuo volto davanti ai tuoi amici ed ecco l'hai già trovato.

202. Nessuno vi entrerà se non porta altri con lui,

perché è questo che viene richiesto a coloro che vi entrano.

203. Il portinaio chiederà a colui che vi entra: "Porti qualcuno con te?"

Vi entrerà se porta qualcheduno; se non, rimarrà nella porta.

 

         Arrivato alle porte del Paradiso, portando con sé qualcuno, un fratello, un amico… L’omelia finisce con due strofe valide per tutti gli uomini. :

208.   Voi che commentate ai discepoli i misteri nascosti nei simboli,

adempite in voi stessi quello che predicate.

209.   Imitate lo Sposo voi che aspettate la promessa del Regno,

svegliatevi dal sonno dell'ignoranza.

Cerchiamo di soccorrere, qua giù, coloro che ne hanno bisogno,

affinché dopo non soffriamo nella gehenna.

 

         +Mons. Manuel Nin

         Esarca Apostolico

 


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