giovedì 18 giugno 2026

Codex Purpureus di Rossano, VI secolo


NARSAI DI EDESSA

OMELIA SULLE DIECI VERGINI (MT 25, 1-13)[1]

Traduzione.

Risposta: Ringraziamo lo Sposo che innalza i suoi amici ed introduce loro nelle nozze del suo Regno[2].

Fratelli miei[3]:

1.       E´ buona la meditazione delle parole dello Spirito che si trovano nei Libri;

è utile la familiarità[4] con i suoi Scritti per colui che li medita.

2.       E` utile l’insegnamento della predicazione del Regno celeste,

ed il suo amore distribuisce dei beni utili a colui che lo ama.

3.       Un grande tesoro si trova nascosto nelle lettere delle sue parole;

colui che (le) legge nella passione dell’amore, si arricchisce eternamente[5].

4.       Le righe nei suoi Scritti rassomigliano ai raggi di luce,

e colui che (le guarda) senza dubitare, ha visto ogni cosa.

5.       Come una guida la sua audizione precede la mente (dell’uomo),

e colui che desidera la vicinanza del suo amore raggiunge il cielo.

6.       Amorevolmente chiama l’uomo affinché si avvicini a lui;

e colui che si avvicina amorevolmente lo riempie del suo amore.

7.       Come un maestro, esorta gli uomini al suo insegnamento;

e colui che accetta il suo discepolato, lui diventa suo maestro.

8.       Io ho visto che la dottrina del maestro saggio era di grande conoscenza;

la mia mente mi consigliò di farmi suo discepolo se lui mi accettava[6].

9.       Accettami, Maestro, che fai saggi gli uomini con la tua dottrina,

e acquista la mia lingua per l’istruzione della meditazione delle tue Parole.

10.     La mia parola desidera la familiarità[7] con le tue Parole per (la sua) istruzione,

scrivimi righe dell’alfabeto e le mediterò.

11.      Ho visto delle righe diritte, scritte nelle Scritture;

io desidero con ardore di correre nel cammino della loro comprensione[8].

12.     Riempie il mio desiderio, o Buono, pieno di beni,

adempie la mia necessità (di capire) la forza del senso delle tue parabole[9].

13.     Ho camminato nelle parabole da te disegnate,

la mia mente mi ha consigliato di cercare il senso della forza che è in esse[10].

14[11].   Il Regno dei cieli è simile a dieci vergini

che con le loro lampade aspettavano l’incontro dello Sposo[12].

15.     Cinque tra di esse erano sagge nel vero timore,

e cinque erano mancate[13] dalla perfezione necessaria.

16.     Le sagge avevano preso olio assieme alle lampade,

ma (le stolte) non si erano curate di preoccuparsi di prendere olio.

17.     Passò il tempo, e lo Sposo ritardò l’arrivo,

e vinse loro il sonno e tutte e dieci si addormentarono.

18.     A mezzanotte suonò la voce della tromba[14],

e annunciò la venuta dello Sposo celeste.

19.     Le sagge si alzarono e prepararono le loro lampade

per accogliere con delle luci lo Sposo che abita nella luce[15].

20.     Insieme si alzarono le stolte e le sagge,

essendo uguali, non erano uguali nella stessa uguaglianza.

21.     L’olio mancava nelle lampade delle stolte,

e cominciarono a chiedere dalle loro compagne l’elemosina con benevolenza.

22.     Risposero coloro che erano pronte: Non basterà per noi e per voi,

ma andate dai venditori, se si vende[16].

23.     Coloro obbedirono ed andarono a comperare un olio che non si vende;

arrivò lo Sposo e quelle che erano pronte entrarono; le altre non entrarono.

24.     Queste erano al di fuori dalla porta, perché avevano mancato nel dovere;

ma bussarono perché confidavano nelle loro condotte.

25.     Aprici, Signore, la porta della festa del tuo Regno,

per entrare e ricevere il prezzo dei lavori[17] della nostra verginità[18].

26.     Io non vi conosco, risponde lo Sposo[19];

non ho mai riconosciuto la verginità che avete custodito per me.

27[20].  Adesso che la Bocca vivente ha finito di parlare[21],

avviciniamoci per cercare le domande nascoste nelle sue sentenze.

28.     Piena di domande è la parabola che è nascosta sotto la figura delle donne;

per ché lascia l’ordine degli uomini e dipinge le donne?

29.     E se la sua parola fissò lo sguardo nella natura (umana) per il fatto che è una,

per ché non è essa uguale se ci sono in essa (tutte) le vergini?

30.     Per ché per il nome le fecce identiche nella verginità,

ma nei fatti separò loro in due gruppi?

31.     Per ché, se tutte erano pure dalle macchie dell’impurità,

privò loro di vedere la grandezza del suo amore?

32.     Per ché il sonno le vinse tutte, e lasciarono i lavori[22],

e nello svegliarsi agirono tutte allo steso modo?

33.     Per ché, avendo preso tutte le loro lampade,

non rimase l’olio se non soltanto alle sagge?

34.     E se adoperarono ugualmente la condotta della verginità,

per ché la distinzione di sagge e stolte?

35.     Se esse erano uguali come lo erano di corpo e di anima,

per ché non si prestarono l’una all’altra quello che era giusto con benevolenza?

36.     Per ché le sagge mandarono le stolte a comprare dell’olio,

benché sapevano che l'olio non si vendeva?

37.     E se veramente l'olio fosse stato venduto per denaro,

per ché esse non lo vendevano e ne prendevano il prezzo?

38.     E se coloro che erano ricche non vollero vendere (l’olio),

chi prenderà il cibo (necessario) alla vita e lo darà a un altro?

39.     E se infatti le bisognose partirono a comperare olio,

Per ché non aspettò lo Sposo per entrare insieme?

40.     Per ché rispose loro: Vi assicuro che non conosco le vostre opere?[23]

Infatti sapeva che si erano preservate dall'impurità.

41.     E se non avevano lavorato con una volontà a lui gradita,

per ché non disse loro di andare al fuoco e alla tenebra[24]?

42.     Il cambiamento di voce che fecce sentire loro, mi tormenta assai:

per ché non è lo stesso il castigo per coloro che sono castigati?

43.     Per la disuguaglianza della sentenza si stupiscono i miei pensieri:

per ché non caddero nell’abisso di fuoco assieme al ricco[25]?

44.     E se rimasero sulla terra con i malvagi nella loro penuria,

come è possibile che non siano tormentate nei loro tormenti?

45.     E se non entrarono nel luogo desiderato e non si rallegrarono[26],

quale utilità c’è dalla privazione nella loro verginità?

46.     Per ché cosa affaticarono corpo ed anima nelle lotte ascetiche[27],

e ricevettero nel giorno del giudizio punizione invece di ricompensa?

47.     Per ché lottarono con le passioni del loro desiderio,

e, benché vincitrici, caddero nella pena assieme agli empi?

48.     Una dura sofferenza riempie la fine delle loro opere:

come mai cominciarono delle belle cose e non riuscirono a portarle a termine?

49[28].  Cominciamo quindi ad approfondire la questione sulle loro (lotte) ascetiche[29],

come conviene all’intento della narrazione di cui siamo solleciti.

50.     Cerchiamo come mai è scritto che il Regno rassomiglia loro,

come potevano rassomigliare alla sua immagine.

51.     Per ché su di esse non dice che sono simili a quel (Regno) glorioso,

che nei suoi splendori è più antico da tutto il creato?

52.     E` simile infatti il Regno di lassù a coloro che sono lodate.

Grande meraviglia! Chi è simile a qualcosa che è più piccola (di lui)?

53.     Giustamente ha fatto la similitudine, lui che nella sua gloria è simile a coloro che lo glorificano. Lui può essere loro simile, loro non possono rassomigliarlo.

54.     Gli (esseri) terreni non possono rassomigliare al Regno di lassù,

lui è paragonato a loro per il fatto che gli invita alla sua beatitudine.

55.     Con quest’imagine fu rassomigliato a noi, gli (esseri) terreni,

affinché per mezzo della sua rassomiglianza noi possedessimo la rassomiglianza delle sue cose gloriose.

56.     E` molto precisa l’immagine che disegnò[30] il Maestro della verità

e nessun pittore può dipingere la sua immagine accuratamente.

57.     E` precisa la figura che dipinse il Segno[31] e la mise nel suo Vangelo

e accuratamente dobbiamo guardare lo splendore della sua bellezza.

58.     Venite spettatori, guardate attentamente la parola di nostro Signore,

che dipinse gli uomini ed il Regno di lassù con l’immagine dei lavori[32].

59.     I lavori[33] degli uomini ha dipinto nel suo Vangelo l’Amico degli uomini,

e gli ha esposti come visione davanti agli spettatori.

60.     Chiamò il suo Vangelo: Il Regno che è simile a delle donne[34],

per il fatto che il Regno di lassù ha evangelizzato gli uomini.

61.     Dalla sua vicinanza imparano gli uomini la ricerca dell’aldilà,

e dalla sua manifestazione vedono la bellezza delle cose nascoste.

62.     E` stato detto di lui che rassomiglia a delle vergini,

per il fatto che fa vedere la condotta della vita senza matrimonio.

63.     Dà all’assemblea dei suoi servi il nome di vergini,

per il fatto che dobbiamo comportaci decentemente nel matrimonio.

64.     Con l’esempio delle donne ha dipinto l'immagine che (è) esempio del suo amore,

perché tra le donne si trova l’esempio di decoro.

65.     Lui mette uomini e donne nell’ovile della parola della sua bocca,

per insegnare che ambedue i generi possono vivere nella purezza.

66.     Se avesse dipinto l’immagine della sua parola con l’esempio di uomini,

si potrebbe pensare che forse l’ordine delle donne ne sono escluse.

67.     Saggiamente dipinse delle donne nell’esempio della sua Parola,

affinché non sia divisa in parti la natura che è unita.

68.     Tutta la natura dipinse (e) ce la fecce vedere nella nostra natura,

affinché ci sia facile di considerare bene ogni nostra opera.

69[35].  Manifestò per mezzo delle parabole i nostri vizi e le nostre virtù;

e le gioie e le sofferenze che ci sono destinate, (le) disegnò e fecce vedere a noi.

70.     In due livelli divise il corso della condotta della nostra vita,

e all’uno li diede il nome di saggio e all’altro di stolto[36].

71.     Paragonò il percorso verso la perfezione con i saggi,

e con gli stolti paragonò i lavori[37] (fatti) nella mancanza di amore.

72.     Con (il nome di) lavori[38] venivano chiamate le lampade che erano pronte;

perché (tutte le vergini) avevano lavorato, ma non tutte nello stesso modo.

73.     La non ugguaglianza dei lavori[39] fecce che mancasse l’olio;

perché se fossero stati uguali, non avrebbe mancato qualcosa di uguale.

74.     Nell’olio che manca ha dipinto (e) ci ha fatto vedere la meschinezza dei lavori,

perché erano magri e non grassi nell’amore e nella misericordia.

75.     Cristo che ebbe compassione di noi, designò la misericordia con l’immagine          dell’olio,

perquè  come lui ha avuto compassione di noi, così noi siamo compassionevoli coi         nostri          compagni.

76.     Paragonò all’olio colui che ha compassione dei suoi compagni,

perché, come l’olio, attenui sia i pensieri che i sensi.

77.     Senz’olio dipinse l’immagine delle (vergini) stolte,

per il fatto che le loro parole non avevano addolcito l’ulcera dell’iniquità.

78.     Con olio condì la condotta della vita delle sagge,

perché ebbe compassione e misericordia e unse corpo ed anima insieme.

79.     Con l’olio della misericordia erano unte le loro condotte,

per questo rimasero intatte e non furono turbate dalla durata del tempo.

80.     I pittori hanno l’abitudine di fare così:

per mezzo dell'olio conservano il dipinto affinché non sia corrotto.

81.     Mescolano l'olio con i colori e dopo dipingono le immagini

affinché, grazie all'olio, l'immagine rimanga intatta.

82.     Se i pittori sanno conservare le immagini che prendono (dalla natura),

quanto di più bisogna che gli uomini conservino i tratti della loro immagine?[40]

83.     La non curanza della loro immagine indicò il nostro Salvatore

col nome delle stolte che non misero l’olio nelle loro condotte.

84.     La diligenza della buona volontà la lodò e la magnificò

(nelle vergini) sagge che mescolarono l’olio nelle loro opere.

85[41].  Nel numero dieci indicò tutte le categorie (degli uomini),

perché, essendo molto desiderato, lo ricevano nel giorno della sua venuta.

86.     Indicò il giorno della sua manifestazione nella venuta dello Sposo che viene,

e tutti i perfetti nelle vergini che gli vennero incontro[42].

87.     Il sonno, di cui dice che tutte in modo uguale dormirono[43],

è la morte che uguaglia i buoni ed i cattivi nella stessa corruzione.

88.     Il grido che ci fu nel mezzo della notte e che svegliò coloro che dormivano[44]

è la voce del comando alla fine e che fa risuscitare tutti noi.

89.     Nel mezzo della notte dice che verrà lo Sposo nostro fidanzato[45],

perché anche nella notte gli sposi ricevono i loro fidanzati.

90.     Poiché si alzarono insieme coloro di cui sono stati scritti i lavori[46],

ha fatto vedere a tutti la risurrezione di tutti, in cui tutti gli uomini risuscitano.

91.     Per mezzo delle lampade spente delle cinque[47] indicò i crudeli,

che se non sono compassionevoli non saranno compatiti dall’amore e la misericordia.

92.     Nel fatto che le sagge non vollero vendere (olio) alle stolte[48],

ci rivelò chiaramente che lì non c’è posto per chiedere misericordia.

93.     Nel fatto che risposero e dissero: Forse non basterà a voi e a noi[49]

fecce conoscere che il lavoro[50] di qui è inferiore alla ricompensa.

94.     Nel fatto che le mandarono a comperare olio dove si può trovare[51],

mostra che c’è un posto per la compassione se sono state compassionevoli.

95.     Il fatto che mentre ritornavano da dove erano partite arrivò lo Sposo[52],

è l’ignoranza, perché non sappiamo quando verrà.

96.     Il fatto che le sagge entrassero con lo Sposo e la porta fosse chiusa[53],

sono i giusti che entrano e riposano nel porto celeste.

97.     Il fatto che le stolte rimanessero fuori dalla porta del Regno[54],

sono i cattivi che rimassero nella terra per soffrire.

98.     Il fatto che sia scritto che le stolte gridarono: Signore nostro, Signore nostro[55],

è la speranza che forse la misericordia abbia compassione dei peccatori.

99.     Per quanto riguarda i loro lavori[56] incomprensibili, loro pensarono

che forse non disprezzerebbe il (Maestro) Benigno le loro condotte.

100.   Per il fatto che esse gridarono e lo Sposo rispose: Non vi conosco[57], (significa che)

lui non può riconoscere l'amore che non è stato mescolato con la misericordia verso gli altri.

101.    Io non vi conosco[58] disse alle stolte,

perché non avete saputo portare a perfezione la mia volontà per mezzo della          clemenza.

102.   La porta che fu chiusa in faccia a quelle di fuori e non entrarono con lui,

è il firmamento dall’alto che il Segno[59] chiuse quando entrarono i giusti.

103.   Il Segno diventa crogiuolo di prova per i buoni e i cattivi,

e separa i buoni dagli iniqui nello zelo del suo amore.

104[60]. Diventa grande lì la separazione tra l’uno e l’altro

e immisurabile la lontananza dell’altezza e la profondità[61].

105.   Più alta e più innalzata è l’altezza dei giusti da tutte le altezze,

e l’abisso dei cattivi (più profondo) da tutti gli abissi.

106.   E` bella la visione degli amici dell’amore più di ogni cosa bella,

e la bruttezza di colore degli ingannatori (più turpe) da tutta cosa torpida.

107.   Non c’è simile a questa gloria dei figli della luce[62],

e (non c’è) niente simile alla ruvidezza dei figli della tenebra.

108.   Il bagliore e l’oscurità fanno a tutti vedere

a quali lavori[63] ha dato se stesso nella vita di quaggiù.

109.   La visione del corpo diventa testimone sulla mente

e diventa reprensione per quello che fecce con menzogna.

110.    Dal corpo sgorgano la gloria e la reprensione,

ed è lui stesso che distribuisce i beni e consegna i tormenti.

111.    E` l’uomo stesso che si tormenta per quelle cose in cui ha peccato,

e come un giudice la sua intelligenza biasima le sue turpitudini.

112.    Ogni uomo vede le proprie mancanze e quelle dei suoi compagni,

e nessuno si nasconde né a se stesso né al suo amico.

113.    Un uomo guarda tutta la natura ragionevole,

e ognuno la guarda con la forma del suo proprio sguardo.

114.    Tutti esaminano attentamente un uomo,

e quest’uomo estende la sua intelligenza verso tutti che l’hanno guardato.

115.    Tra le creature non è lì possibile di essere nascosto al suo simile,

neppure il suo compagno o il suo amico non possono essere nascosti a lui.

116.    La sua vista percorre rapidamente i quattro angoli (dell’universo),

e gli rinchiude all’interno dello sguardo che è dentro del corpo.

117.    O meraviglia che avviene nell’uomo da parte del suo Creatore,

che rinchiude l’altezza e la profondità in un posto rinchiuso.

118.    Ha rinchiuso dal tutto, corpo ed anima, in un solo luogo,

lontano da tutto e prossimo come il prossimo.

119.    E` dappertutto essendo in un solo luogo,

e questo è il prodigio: lui è presso tutto non essendo presso tutto.

120.   Rassomiglierà, nella dignità che gli sarà data, alla Divinità

che è presente dappertutto con una presenza incomprensibile.

121.    Per i fatti si adempirà in lui questa parola:

l'uomo è immagine del suo Creatore e gli rassomiglia molto[64].

122.   Sarà simile in questo: sarà dappertutto senza esserlo,

e scrutterà le cose nascoste nell’interno della mente sua e di tutti.

123.   Come il Creatore, riconoscerà l’iniquità che si nasconde nell'anima,

e col suo riconoscimento separerà l’odio del bene[65].

124.   Chi può narrare con parole la grandezza della dignità

del figlio della polvere il cui segno si estende su tutti e in tutti?

125.   Chi sa dipingere la sua grandezza e la sua piccolezza,

se ce ne sono alcuni che regneranno ed altri che saranno disprezzati?

126.   Chi non si meraviglierà dalla separazione che avverrà presso di lui,

cioè alcuni nell’altezza ed alcuni nella profondità, nella gloria e nel disprezzo?

127.   Chi non si rallegrerà e chi non rimpiangerà per queste due cose,

contemplando i beni dei buoni ed i tormenti dei cattivi?

128.   Chi non dirà che l’uomo è grande e che l’uomo è disprezzabile,

vedendolo nel Regno dell’alto e nella gehenna?

129.   La sua gloria ed il suo disprezzo gli ho visti disegnati nella pagina delle Scritture;

e mi sono rallegrato e mi sono rattristato del suo disprezzo e della sua esaltazione.

130.   In due immagini disegnò il Segno[66] l’immagine della sua figura

e li insegnò di guardare sia le sue cose gloriose sia le sue cose deformi.

131[67]. Nella parabola li rivelò la separazione che ci sarà alla fine[68],

perché sia cosciente di lavorare bene prima di quel giorno lì.

132.   Per mezzo delle vergini li insegnò il corso della giustizia,

perché sia coltivatore della purezza dell’anima senza disprezzo.

133.   Nella parabola li tracciò il cammino verso i lavori[69] spirituali,

affinché corra bene verso l’appuntamento della vita senza fine.

134.   Per mezzo delle (vergini) sagge l’incoraggiò nella speranza del Regno dell’alto,

e per mezzo delle (vergini) stolte lo mise in ordine con l’annuncio del duro giudizio.

135.   Per mezzo della loro verginità li indica che può vivere nella purezza,

e per mezzo dei loro lavori li fa vedere che possiede la libertà dell'anima.

136.   Nel fatto che presero olio, indica che ha un po di compassione,

e nel fatto che non ne presero, rivela che la loro durezza non viene dalla costrizione.

137.   Rivelò la sua libertà per mezzo delle lampade che si accesero e si spensero,

perché se sarebbe piaciuto a lui, avrebbe potuto accendere quelle delle dieci.

138.   A questa volontà che fossero cinque coll’olio della misericordia,

le era (anche) facile di accendere le (altre) cinque come le (prime) cinque.

139.   E` unico il punto delle sagge e delle stolte,

se li avesse piaciuto sarebbe stato dal tutto saggio.

140.   Nel fatto che rigettò senza compassione il suo prossimo,

fa conoscere che ci sono due cose in una: il bene ed il male.

141.    Per il fatto che le stolte chiedessero olio a quelle che erano pronte[70],

fecce rimprovero (all'uomo) perché deve aver compassione del suo prossimo.

142.   Nel fatto che le sagge non dessero olio alle stolte[71],

rimproverò apertamente la crudeltà dell'anima che non ha misericordia.

143.   Il fatto che dissero di andare a comperare dai venditori[72]

è dal tutto una riprensione: per ché non ha lavorato nel passato?

144.   L’uomo può infatti lavorare bene mentre è sulla terra,

e li è facile di arrivare al gradino della perfezione.

145.   Poiché non avevano lavorato qui amorevolmente, come bisognava,

la luce delle loro lampade si rabbuiò il giorno delle nozze[73].

146.   Poiché non avevano ceduto parte dei loro ingressi a colui che era nel bisogno,

le sagge rifiutarono loro quella (parte) che era giusta dell'olio[74].

147.   Poiché non ascoltarono la voce di coloro che chiedevano perdono,

sentirono la parola di: Io non conosco le vostre opere[75].

148.   Poiché fermarono la porta della parola della loro bocca di fronte ai discepoli,


fu loro chiusa in faccia la porta del Regno dell’alto[76].

149.   Poiché fu estraneo il loro amore al rapporto della misericordia degli uomini,

non volle il Re renderle degne del rapporto del suo amore[77].

150.   Gli interessi che versarono, la giustizia gli rese anche a loro,

e ricevettero un salario a misura dei loro lavori[78].

151.    Loro stesse si condannarono davanti il giudice,

con la sentenza[79] dei loro pensieri rigettò i loro lavori[80].

152.   Non separò il giudice i loro lavori dal salario,

loro lo defraudarono perché non li diedero il debito dell’amore.

153.   Non fu lo Sposo che non riconobbe loro, come sta’ scritto,

loro non vollero conoscere amorevolmente il suo amore.

154.   Non fu la giustizia che chiuse la porta nella loro faccia,

loro la chiusero per il fatto che non aprirono il loro amore agli altri.

155.   Se avessero aperto la porta della loro volontà di fronte ai bisognosi

neppure lo Sposo avrebbe chiuso loro la porta.

156.   Se avessero unto con l’olio della parola i malati dall’iniquità,

non sarebbe mancato l’olio della misericordia nelle loro lampade.

157.   Se avessero effuso sui bisognosi l’amore che è in esse,

si sarebbero effuse anche le loro compagne nell’avere compassione di esse.

158.   Loro chiusero il cammino della misericordia davanti alle loro facce,

e le loro opere non posero camminare con (quelle di ) coloro che erano pronte.

159[81]. Impariamo da esse sulla condotta della vita di quaggiù,

e nella loro ricompensa vediamo la ricompensa del giudizio futuro.

160.   A causa nostra scrisse le parabole delle loro condotte,

e la loro dottrina corse nelle righe come qualcosa che è (veramente).

161.    Non è che non sia, che io abbia ho detto questo: come qualcosa che è (veramente),

ma perché non è stata nei fatti come è scritta.

162.   Non è stata nei fatti come è stata descritta,

ma sarà nel futuro senza dubbio.

163.   E` una parabola in tanto che rassomiglia alla verità,

e con la sua immagine rassomiglia i fatti (che avverranno) dopo un tempo.

164.   Con la sua corsa veloce rassomiglia l’ombra,

e come corporalmente fa vedere la verità nei fatti.

165.   Accade che nelle Scritture corre davanti ai fatti,

e si anticipa per far vedere quello che accadrà alla fine.

166.   A colui che la guarda fa vedere le cose lontane nella vicinanza,

e benché lontane le narra in modo (molto) vicino.

167.   Come un pittore, dipinge parole (che non diventano) fatti,

e gli paragona a un abito venerabile.

168.   A un’immagine rassomiglia la parabola che è dipinta sulle vergini,

e in essa è raffigurata la natura umana e la condotta della sua vita.

169.   In essa viene annunciata la grandezza dell’amore di coloro che sono puri di anima[82],

e in essa è biasimata la crudeltà di coloro che non hanno misericordia.

170.   A coloro che sono puri di anima li ha chiamati saggi e possessori di olio,

e ai crudeli li nominò acquistatori stolti di olio.

171.    L'olio è la misericordia che vendono coloro che sono pieni di misericordia;

e nel fatto che non la vendero, indica che questa non si vende.

172.   Fecce sapere il tempo preciso che c’è per questa vendita,

perché se non è il suo momento non la si vende in un’altro.

173.   Nel mondo c’è il tempo per l’acquisto dei lavori[83],

nel futuro sono aboliti l’acquisto e la vendita.

174.   In questo modo le sagge non avevano venduto (l’olio),

perché non venisse turbato l’ordine stabile di questa condizione.

175.   Sono stabiliti in un ordine, i due mondi, questo e quello,

e saggiamente funzionano le leggi dei loro ordini.

176.   Il mondo temporale è adatto all’acquisto e alla vendita,

e quello eterno alla pace, al riposo e alla fruizione.

177[84]. Venite compratori e venditori, acquistate e vendete,

nel mondo in cui è dato di acquistare della merce e venderla[85].

178.   Che nessuno abolisca il grande ordine dei due mondi,

e rimanga qui senza comperare, per comperare lì.

179.   Nel Regno nessuno può osare entrare,

e se osa, la sua osadia ritornerà contro di lui.

180.   E se il disprezzo del regno temporale riceve un giudizio,

quanto è raddoppiato il giudizio di colui che disprezza il Regno dell’alto.

181.    E` nell’altezza che c’è il Regno indistruttibile,

in cui non c’è posto per l’agire in modo terreno.

182.   Non possono i terreni entrare là,

se ci sono in essi il rapporto e la parola dei terrestri.

183.   Nelle cinque vergini cui vietò di entrare[86],

vietò e allontanò qualsiasi che è mancato di clemenza.

184.   Per il fatto che non diede loro il salario per i lavori duri della verginità,

mostrò come è disprezzabile ogni lavoro[87] che non viene dell'amore.

185.   Loro erano vergini ed (erano) vere le loro condotte,

ma perché non approfittarono dei loro lavori furono allontanate.

186.   Senza vantaggio furono le condotte per i loro possessori,

perché non diedero da se stessi, non ricevettero il salario delle loro speranze.

187.   Perché fu convenuto un salario sopportarono la lotta dei desideri[88],

ma non si indirizzarono bene verso lo scopo del Signore del salario.

188.   Lo scopo della misericordia fecce vedere loro perché lo imitassero,

ma perché non l’hanno imitato rifiutò la corona nei loro capi.

189.   Si sforzarono per ricevere da lui la corona della vittoria,

ma biasimò loro agli occhi degli angeli e degli uomini.

190.   Quanto è dura la malvagità di colui che non usa misericordia,

e fa diventare come inesistenti i lavori nel giorno della ricompensa.

191.    Quanto è odioso che un uomo non faccia partecipare a un altro nel bene,

anche se ha dei beni nella su anima, è mancato dei beni.

192.   Quanto è stupido che un uomo accumuli soltanto per se stesso,

poiché anche se possiede tutto il mondo, non possiede niente.

193[89]. Non possiede niente colui che possiede soltanto se stesso,

per il fatto che se stesso non sussiste senza molti (altri).

194.   Perché senza i membri, l’anima non sussiste nel corpo,

e senza di essi non riceve la ricompensa dei suoi lavori.

195.   L'anima ha bisogno dei membri, benché sia anima;

l'uomo, di più, ha bisogni dell'altro.

196.   L'uomo adempie il cammino della giustizia con l’altro;

e se è giustificato senza l’altro, non è un uomo.

197.   L’uomo non può diventare uomo senza l’altro,

e la giustizia senza l’uomo non è giustizia.

198.   Cerchi tu di essere giusto e buono, o uomo:

fai per i tuoi compagni quello che desideri che sia fatto a te[90].

199.   Tu vuoi ricevere il salario dei tuoi lavori[91] il giorno della ricompensa:

dà al tuo compagno il debito dell’amore, e riceverai la ricompensa.

200.   Tu desideri trovare lo Sposo celeste rivestito di luce:

fai risplendere il tuo volto davanti ai tuoi amici ed ecco l'hai già trovato.

201.   Tu vuoi entrare con i saggi in questa felicità:

istruisci gli stolti, ed ecco sei a capo dei saggi.

202.   Nessuno vi entra finché non porta altri con lui,

così è richiesto a coloro che vi entrano.

203.   Il portinaio chiederà a colui che vi entra: Porti qualcuno con te?[92]

Vi entrerà se porta qualcheduno; se non, rimarrà nella porta.

204.   Venite voi che entrate, che desiderate questo Regno,

sentite quello che chiede a colui che vuol entrare per vederlo.

205.   Venite saggi, vedete la saggezza nelle (vergini) sagge,

che capirono e seppero prendere con sé le provvisioni di misericordia.

206.   Vergini, venite, ascoltate la parola (indirizzata) alle (vergini) stolte,

e allontanate da voi il nome di stolte per non udirlo.

207.   Amatori della contemplazione e ricercatori dei misteri delle cose nascoste,

portate a perfezione nelle opere la contemplazione che hanno generato i vostri pensieri.

208.   Voi commentatori per i discepoli dei misteri nascosti nelle parabole,

adempite in voi stessi quello che predicate.

209.   Invitati dello Sposo e voi che aspettate la promessa del Regno,

svegliatevi dal sonno dell'ignoranza.

Cerchiamo di soccorrere, qua giù, coloro che ne hanno bisogno,

affinché non soffriamo nella gehenna.

 

 



[1]E. Pataq Siman, Narsaï. Cinq homelies sur les paraboles evangeliques. Paris, Cariscript, 1984; contiene la semplice riproduzione del testo siriaco di uno dei manoscritti e la traduzione francese. Siccome è un'omelia in verso, sia il testo siriaco che la traduzione vengono divisi in brevi strofe, numerate quelle della traduzione, di uno oppure due versetti ognuna. Nella traduzione italiana si sono conservati i paragrafi proposti da Pataq Siman. La nostra traduzione italiana: Narsai Di Edessa (Intr., trad. e note a cura di Manuel Nin), L'olio della misericordia. Omelia sulle dieci vergini (Mt 25,1‑13), Testi dei Padri della Chiesa 29, Qiqajon, Bose 1997.

[2]Cf., Mt 25,10.

[3]1-13. L'autore non entra direttamente nel commento del testo della parabola delle dieci vergini; fa a modo di captatio benevolentiae, cioè ci introduce nell'argomento a partire di un tema o motivo che può attrarre l'attenzione di colui che ascolta. Narsai si domanda che cosa rappresenta la Sacra Scrittura per il cristiano e cosa vuol dire il contatto che costui ha assiduamente con essa: la Scrittura è un tesoro nascosto, è una guida verso il Regno, è un maestro che insegna a leggere. Il discepolo allora è colui che cerca il tesoro, che si mette alla scuola del maestro, che si lascia guidare e che ne segue il cammino che costui gli fa vedere (3-9).

[4]Il termine significa anche “dialogo”, “colloquio”.

[5]Cf., Mt 13,44.

[6]Tema classico del monachesimo, cioè del discepolo alla ricerca del maestro/padre spirituale.

[7]Cf., nota 16.

[8]Cf., salmo 118,32.

[9]Il termine può significare anche “allegoria”.

[10]Più che la semplice lettura del testo, Narsai ne vuol cercare il senso -la forza- che esso nasconde, il senso nascosto delle parole dello Spirito che ne è l’autore (cf., 3.27.57.102.103).

[11]14-26. Finita l’introduzione, Narsai fa vedere al suo uditorio la necessità della lettura e della meditazione delle Scritture e propone loro il testo del Vangelo di cui vuol parlare. Per primo fa una parafrasi dello stesso testo: Lo Sposo abita nella luce e dev'essere ricevuto con la luce (19); le vergini stolte cercano un olio che non si vende (23); esse bussano perché confidano nella loro condotta (24-26).

[12]Cf., Mt 25,1ss.

[13]Lett: “stolte”.

[14]Cf., Mt 25,6; 1Cor 15,52.

[15]Cf., 1Tim 6,16.

[16]Cf., Mt 25,9.

[17]Cf., nota 13.

[18]Cf., Mt 25,11.

[19]Cf., Mt 25,12.

[20]27-48. Lungo venti strofe, Narsai propone una serie di difficoltà del testo: In un testo che è di per se simbolico, per ché sceglie le donne?(28-29); per ché rifiuta le stolte se tutte furono vergini? (30-32); per ché non si diedero olio le une alle altri? per ché la compravendita di olio? (35-37); per ché lo Sposo non aspetta anche le stolte, se sapeva che almeno avevano custodito la verginità? (40); per ché cosa fu loro utile la verginità? (45-46). Narsai, quindi, presenta di seguito tutti i problemi che gli vengono offerti dal testo: il significato dei due tipi di vergini, ruolo dell'olio, senso/utilità della verginità, validità delle opere agli occhi di Dio.

[21]Letteralmente: “ha finito con la parola della sua bocca”.

[22]Cf., nota 13.

[23]Cf., Mt 25,13.

[24]Cf., Mt 25,41.

[25]Cf., Lc 16,23.

[26]Cf., Mt 25,10.

[27]Cf., nota 13.

[28]49-68. In altre venti strofe l'autore commenta il senso del paragone del Regno del cielo con dieci vergini. La verginità evoca a Narsai la vita data dal tutto gratuitamente a Dio, la vita senza le preoccupazioni; la verginità, però, è segno anche di una vita matrimoniale portata a termine nell'integrità (62-66).

[29]Cf., nota 13.

[30]L’autore gioca mettendo assieme tre parole della stessa radice “dmâ”, che significa “rassomigliare”.

[31]Riferimento allo Spirito Santo; sull’uso di questo termine, cf., Khalil Alwan, P., Le «Remzo» selon la pensée de Jacques de Saroug, in  Parole de l'Orient 15 (1988‑1989) 91‑106.

[32]Cf., nota 13.

[33]Ibid.

[34]Cf., Mt 25,1.

[35]69-84. Le dieci vergini rappresentano la situazione di ogni uomo: in lui si trovano i vizi e le virtù, gioie e lavori (69); Narsai insiste sul fatto che nel mondo tutti lavorano, ma non tutti ne traggono lo stesso frutto (72-73). L'olio è il simbolo dell'amore e della misericordia (74-79); Narsai presenta l’immagine del pittore che si serve dell'olio per conservare il dipinto (80-82). Il tema delle vergini stolte, che non hanno olio, indica che non hanno saputo conservare in esse l'immagine di Cristo (83-84).

[36]Cf., Mt 7,13.

[37]Cf., nota 13.

[38]Ibid.

[39]Ibid.

[40]Narsai indica qui il tema dell'uomo fatto a immagine di Dio che deve, per mezzo l'amore e la misericordia -l'olio- conservarla.

[41]85-103. In questo gruppo di strofe, Narsai spiega parte del significato della parabola. La venuta dello Sposo è il giorno della manifestazione di Cristo (85-86); il sonno delle vergini è la morte (87); la negazione dell'olio da parte delle sagge indica che lì, nel giudizio, non ci sarà la misericordia. Le sagge e le stolte indicano, nel fondo, coloro che entreranno o no nel Regno dei cieli (96-97); le stolte, che non hanno dell'olio, indicano -e qui c'è uno dei punti nodali dell'omelia di Narsai- coloro che nella vita, benché fossero vergini, non furono misericor­diosi; la misericordia verso gli altri, vista nel simbolo dell'olio, è la chiave nell'agire di qualsiasi cristiano, monaco, monaca, sposato, celibe... (100).

[42]Cf., Mt 25,1.

[43]Cf., Mt 25,5.

[44]Cf., Mt 25,6.

[45]Cf., ibid.

[46]Cf., nota 13.

[47]Cf., Mt 25,8.

[48]Greco Æδιãτης; cf., Mt 25,9.

[49]Mt 25,9.

[50]Cf., nota 13.

[51]Cf., Mt 25,9-10.

[52]Cf., Mt 25,10.

[53]Cf., ibid.

[54]Cf., Mt 25,11-12.

[55]Mt 25,11.

[56]Cf., nota 13.

[57]Mt 25,12.

[58]Ibid.

[59]Cf., nota 43.

[60]104-130. Narsai commenta il fatto della separazione dei buoni dai cattivi, con lo sfondo della parabola del ricco e del povero Lazzaro; insiste nel fatto che sarà l'uomo stesso il testimone ed il giudice delle proprie mancanze. Nel mondo nuovo, nel Regno, l'uomo diventerà dal tutto immagine di Dio (121-123).

[61]Cf., salmo 138, 6.17; Rm 11,33.

[62]Cf., Lc 16,8; Gv 12,36; 1Tes 5,5.

[63]Cf., nota 13.

[64]Cf., Gen 1,26-27.

[65]Nel Regno, l'uomo ritrova quello che aveva cercato, peccando, nel paradiso.

[66]Cf., nota 43.

[67]131-158. Narsai passa ad una seconda spiegazione della parabola, più personale e psicologica. Le vergini debbono essere un esempio per ogni uomo, affinché costui sia vergine di corpo e di anima (132-133); le vergini stolte e le sagge debbono essere per ognuno un esempio. La verginità vuol dire che l'uomo può vivere castamente, conservando sempre la sua libertà, segnata dai lavori che lui adempie per conservarla (135-136). Siccome ha parlato di misericordia, Narsai deve giustificare il fatto che le vergini sagge non dessero dell'olio a quelle stolte: questa negazione è un rimprovero alle stolte -in fondo ad ogni uomo- per il fatto che non usarono misericordia (141-142). I motivi del rifiuto dello Sposo verso le stolte sono soprattutto la mancanza di amore, di carità, di disponibilità, di misericordia verso il prossimo (145-158).

[68]Cf., Mt 13,49.

[69]Cf., nota 13.

[70]Cf., Mt 25,8.

[71]Cf., Mt 25,9.

[72]Cf., ibid.

[73]Cf., Mt 25,8.

[74]Cf., Mt 25,9.

[75]Cf., Mt 25,12.

[76]Cf., Mt 25,10.

[77]Cf., Mt 25,12.

[78]Cf., nota 13.

[79]Greco πόφασις.

[80]Cf., nota 13.

[81]159-176. Narsai fa delle applicazioni della parabola. Questa è stata scritta per noi ed ha la grazia di fare vicine e quasi reali le cose lontane (166). La parabola indica -dipinge- la natura dell'uomo ed il suo cammino nella vita (168). Parla ancora dell'olio -la misericordia- che è qualcosa che non si vende (171-176).

[82]Cf., Mt 5,8.

[83]Cf., ibid.

[84]177-192. Narsai ritorna ancora al tema dell'entrata nel Regno. Fu negata, questa, alle stolte per il fatto che non usarono misericordia, cioè fecero opere di giustizia, ma non opere di amore (183-184).

[85]Cf., Ecle 3,1-8.

[86]Cf., Mt 25,12.

[87]Cf., nota 13.

[88]Cf., Mt 20,2.

[89]193-209. Considerazioni finali. L’autore ritorna alla condizione dell'uomo che non usa misericordia, e alla necessità della comunione con gli altri, dell'amore agli altri, della misericordia verso gli altri (195-209).

[90]Mt 7,12; Lc 6,31; cf., Tb 4,15.

[91]Cf., nota 13.

[92]Neppure Cristo entra da solo nella sua gloria, cf., Lc 23,43.