OMELIA SULLE DIECI VERGINI (MT 25, 1-13)[1]
Traduzione.
Risposta: Ringraziamo lo Sposo che innalza i suoi amici
ed introduce loro nelle nozze del suo Regno[2].
Fratelli miei[3]:
1. E´ buona la
meditazione delle parole dello Spirito che si trovano nei Libri;
è utile la familiarità[4]
con i suoi Scritti per colui che li medita.
2. E` utile
l’insegnamento della predicazione del Regno celeste,
ed il suo amore
distribuisce dei beni utili a colui che lo ama.
3. Un grande
tesoro si trova nascosto nelle lettere delle sue parole;
colui che (le) legge
nella passione dell’amore, si arricchisce eternamente[5].
4. Le righe
nei suoi Scritti rassomigliano ai raggi di luce,
e colui che (le
guarda) senza dubitare, ha visto ogni cosa.
5. Come una
guida la sua audizione precede la mente (dell’uomo),
e colui che desidera
la vicinanza del suo amore raggiunge il cielo.
6. Amorevolmente
chiama l’uomo affinché si avvicini a lui;
e colui che si
avvicina amorevolmente lo riempie del suo amore.
7. Come un
maestro, esorta gli uomini al suo insegnamento;
e colui che accetta il
suo discepolato, lui diventa suo maestro.
8. Io ho visto
che la dottrina del maestro saggio era di grande conoscenza;
la mia mente mi
consigliò di farmi suo discepolo se lui mi accettava[6].
9. Accettami,
Maestro, che fai saggi gli uomini con la tua dottrina,
e acquista la mia
lingua per l’istruzione della meditazione delle tue Parole.
10. La mia
parola desidera la familiarità[7]
con le tue Parole per (la sua) istruzione,
scrivimi righe
dell’alfabeto e le mediterò.
11. Ho visto
delle righe diritte, scritte nelle Scritture;
io desidero con ardore
di correre nel cammino della loro comprensione[8].
12. Riempie il
mio desiderio, o Buono, pieno di beni,
adempie la mia
necessità (di capire) la forza del senso delle tue parabole[9].
13. Ho camminato
nelle parabole da te disegnate,
la mia mente mi ha
consigliato di cercare il senso della forza che è in esse[10].
14[11]. Il Regno dei cieli è simile a dieci vergini
che con le loro
lampade aspettavano l’incontro dello Sposo[12].
15. Cinque tra
di esse erano sagge nel vero timore,
e cinque erano mancate[13]
dalla perfezione necessaria.
16. Le sagge
avevano preso olio assieme alle lampade,
ma (le stolte) non si
erano curate di preoccuparsi di prendere olio.
17. Passò il
tempo, e lo Sposo ritardò l’arrivo,
e vinse loro il sonno
e tutte e dieci si addormentarono.
18. A mezzanotte
suonò la voce della tromba[14],
e annunciò la venuta
dello Sposo celeste.
19. Le sagge si
alzarono e prepararono le loro lampade
per accogliere con
delle luci lo Sposo che abita nella luce[15].
20. Insieme si
alzarono le stolte e le sagge,
essendo uguali, non
erano uguali nella stessa uguaglianza.
21. L’olio
mancava nelle lampade delle stolte,
e cominciarono a
chiedere dalle loro compagne l’elemosina con benevolenza.
22. Risposero
coloro che erano pronte: Non basterà per noi e per voi,
ma andate dai
venditori, se si vende[16].
23. Coloro
obbedirono ed andarono a comperare un olio che non si vende;
arrivò lo Sposo e
quelle che erano pronte entrarono; le altre non entrarono.
24. Queste erano
al di fuori dalla porta, perché avevano mancato nel dovere;
ma bussarono perché
confidavano nelle loro condotte.
25. Aprici,
Signore, la porta della festa del tuo Regno,
per entrare e ricevere
il prezzo dei lavori[17] della nostra
verginità[18].
26. Io non vi
conosco, risponde lo Sposo[19];
non ho mai
riconosciuto la verginità che avete custodito per me.
27[20]. Adesso che la Bocca vivente ha finito di
parlare[21],
avviciniamoci per
cercare le domande nascoste nelle sue sentenze.
28. Piena di
domande è la parabola che è nascosta sotto la figura delle donne;
per ché lascia
l’ordine degli uomini e dipinge le donne?
29. E se la sua
parola fissò lo sguardo nella natura (umana) per il fatto che è una,
per ché non è essa
uguale se ci sono in essa (tutte) le vergini?
30. Per ché per
il nome le fecce identiche nella verginità,
ma nei fatti separò
loro in due gruppi?
31. Per ché, se
tutte erano pure dalle macchie dell’impurità,
privò loro di vedere
la grandezza del suo amore?
32. Per ché il
sonno le vinse tutte, e lasciarono i lavori[22],
e nello svegliarsi
agirono tutte allo steso modo?
33. Per ché,
avendo preso tutte le loro lampade,
non rimase l’olio se
non soltanto alle sagge?
34. E se
adoperarono ugualmente la condotta della verginità,
per ché la distinzione
di sagge e stolte?
35. Se esse
erano uguali come lo erano di corpo e di anima,
per ché non si
prestarono l’una all’altra quello che era giusto con benevolenza?
36. Per ché le
sagge mandarono le stolte a comprare dell’olio,
benché sapevano che
l'olio non si vendeva?
37. E se
veramente l'olio fosse stato venduto per denaro,
per ché esse non lo
vendevano e ne prendevano il prezzo?
38. E se coloro
che erano ricche non vollero vendere (l’olio),
chi prenderà il cibo
(necessario) alla vita e lo darà a un altro?
39. E se infatti
le bisognose partirono a comperare olio,
Per ché non aspettò lo
Sposo per entrare insieme?
40. Per ché
rispose loro: Vi assicuro che non conosco le vostre opere?[23]
Infatti sapeva che si
erano preservate dall'impurità.
41. E se non
avevano lavorato con una volontà a lui gradita,
per ché non disse loro
di andare al fuoco e alla tenebra[24]?
42. Il
cambiamento di voce che fecce sentire loro, mi tormenta assai:
per ché non è lo
stesso il castigo per coloro che sono castigati?
43. Per la
disuguaglianza della sentenza si stupiscono i miei pensieri:
per ché non caddero
nell’abisso di fuoco assieme al ricco[25]?
44. E se
rimasero sulla terra con i malvagi nella loro penuria,
come è possibile che
non siano tormentate nei loro tormenti?
45. E se non
entrarono nel luogo desiderato e non si rallegrarono[26],
quale utilità c’è
dalla privazione nella loro verginità?
46. Per ché cosa
affaticarono corpo ed anima nelle lotte ascetiche[27],
e ricevettero nel
giorno del giudizio punizione invece di ricompensa?
47. Per ché
lottarono con le passioni del loro desiderio,
e, benché vincitrici,
caddero nella pena assieme agli empi?
48. Una dura
sofferenza riempie la fine delle loro opere:
come mai cominciarono
delle belle cose e non riuscirono a portarle a termine?
49[28]. Cominciamo quindi ad approfondire la questione
sulle loro (lotte) ascetiche[29],
come conviene
all’intento della narrazione di cui siamo solleciti.
50. Cerchiamo
come mai è scritto che il Regno rassomiglia loro,
come potevano
rassomigliare alla sua immagine.
51. Per ché su
di esse non dice che sono simili a quel (Regno) glorioso,
che nei suoi splendori
è più antico da tutto il creato?
52. E` simile
infatti il Regno di lassù a coloro che sono lodate.
Grande meraviglia! Chi
è simile a qualcosa che è più piccola (di lui)?
53. Giustamente
ha fatto la similitudine, lui che nella sua gloria è simile a coloro che lo glorificano.
Lui può essere loro simile, loro non possono rassomigliarlo.
54. Gli (esseri)
terreni non possono rassomigliare al Regno di lassù,
lui è paragonato a
loro per il fatto che gli invita alla sua beatitudine.
55. Con
quest’imagine fu rassomigliato a noi, gli (esseri) terreni,
affinché per mezzo
della sua rassomiglianza noi possedessimo la rassomiglianza delle sue cose
gloriose.
56. E` molto
precisa l’immagine che disegnò[30]
il Maestro della verità
e nessun pittore può
dipingere la sua immagine accuratamente.
57. E` precisa
la figura che dipinse il Segno[31]
e la mise nel suo Vangelo
e accuratamente
dobbiamo guardare lo splendore della sua bellezza.
58. Venite
spettatori, guardate attentamente la parola di nostro Signore,
che dipinse gli uomini
ed il Regno di lassù con l’immagine dei lavori[32].
59. I lavori[33]
degli uomini ha dipinto nel suo Vangelo l’Amico degli uomini,
e gli ha esposti come
visione davanti agli spettatori.
60. Chiamò il
suo Vangelo: Il Regno che è simile a delle donne[34],
per il fatto che il
Regno di lassù ha evangelizzato gli uomini.
61. Dalla sua
vicinanza imparano gli uomini la ricerca dell’aldilà,
e dalla sua
manifestazione vedono la bellezza delle cose nascoste.
62. E` stato
detto di lui che rassomiglia a delle vergini,
per il fatto che fa
vedere la condotta della vita senza matrimonio.
63. Dà
all’assemblea dei suoi servi il nome di vergini,
per il fatto che
dobbiamo comportaci decentemente nel matrimonio.
64. Con
l’esempio delle donne ha dipinto l'immagine che (è) esempio del suo amore,
perché tra le donne si
trova l’esempio di decoro.
65. Lui mette
uomini e donne nell’ovile della parola della sua bocca,
per insegnare che
ambedue i generi possono vivere nella purezza.
66. Se avesse
dipinto l’immagine della sua parola con l’esempio di uomini,
si potrebbe pensare
che forse l’ordine delle donne ne sono escluse.
67. Saggiamente
dipinse delle donne nell’esempio della sua Parola,
affinché non sia
divisa in parti la natura che è unita.
68. Tutta la
natura dipinse (e) ce la fecce vedere nella nostra natura,
affinché ci sia facile
di considerare bene ogni nostra opera.
69[35]. Manifestò per mezzo delle parabole i nostri
vizi e le nostre virtù;
e le gioie e le
sofferenze che ci sono destinate, (le) disegnò e fecce vedere a noi.
70. In due
livelli divise il corso della condotta della nostra vita,
e all’uno li diede il
nome di saggio e all’altro di stolto[36].
71. Paragonò il
percorso verso la perfezione con i saggi,
e con gli stolti
paragonò i lavori[37]
(fatti) nella mancanza di amore.
72. Con (il nome
di) lavori[38]
venivano chiamate le lampade che erano pronte;
perché (tutte le
vergini) avevano lavorato, ma non tutte nello stesso modo.
73. La non
ugguaglianza dei lavori[39]
fecce che mancasse l’olio;
perché se fossero
stati uguali, non avrebbe mancato qualcosa di uguale.
74. Nell’olio
che manca ha dipinto (e) ci ha fatto vedere la meschinezza dei lavori,
perché erano magri e
non grassi nell’amore e nella misericordia.
75. Cristo che
ebbe compassione di noi, designò la misericordia con l’immagine dell’olio,
perquè come lui ha avuto compassione di noi, così
noi siamo compassionevoli coi nostri
compagni.
76. Paragonò
all’olio colui che ha compassione dei suoi compagni,
perché, come l’olio,
attenui sia i pensieri che i sensi.
77. Senz’olio
dipinse l’immagine delle (vergini) stolte,
per il fatto che le
loro parole non avevano addolcito l’ulcera dell’iniquità.
78. Con olio
condì la condotta della vita delle sagge,
perché ebbe
compassione e misericordia e unse corpo ed anima insieme.
79. Con l’olio
della misericordia erano unte le loro condotte,
per questo rimasero
intatte e non furono turbate dalla durata del tempo.
80. I pittori
hanno l’abitudine di fare così:
per mezzo dell'olio
conservano il dipinto affinché non sia corrotto.
81. Mescolano
l'olio con i colori e dopo dipingono le immagini
affinché, grazie
all'olio, l'immagine rimanga intatta.
82. Se i pittori
sanno conservare le immagini che prendono (dalla natura),
quanto di più bisogna
che gli uomini conservino i tratti della loro immagine?[40]
83. La non
curanza della loro immagine indicò il nostro Salvatore
col nome delle stolte
che non misero l’olio nelle loro condotte.
84. La diligenza
della buona volontà la lodò e la magnificò
(nelle vergini) sagge
che mescolarono l’olio nelle loro opere.
85[41]. Nel numero dieci indicò tutte le categorie
(degli uomini),
perché, essendo molto
desiderato, lo ricevano nel giorno della sua venuta.
86. Indicò il
giorno della sua manifestazione nella venuta dello Sposo che viene,
e tutti i perfetti
nelle vergini che gli vennero incontro[42].
87. Il sonno, di
cui dice che tutte in modo uguale dormirono[43],
è la morte che
uguaglia i buoni ed i cattivi nella stessa corruzione.
88. Il grido che
ci fu nel mezzo della notte e che svegliò coloro che dormivano[44]
è la voce del comando
alla fine e che fa risuscitare tutti noi.
89. Nel mezzo
della notte dice che verrà lo Sposo nostro fidanzato[45],
perché anche nella
notte gli sposi ricevono i loro fidanzati.
90. Poiché si
alzarono insieme coloro di cui sono stati scritti i lavori[46],
ha fatto vedere a
tutti la risurrezione di tutti, in cui tutti gli uomini risuscitano.
91. Per mezzo
delle lampade spente delle cinque[47]
indicò i crudeli,
che se non sono
compassionevoli non saranno compatiti dall’amore e la misericordia.
92. Nel fatto
che le sagge non vollero vendere (olio) alle stolte[48],
ci rivelò chiaramente
che lì non c’è posto per chiedere misericordia.
93. Nel fatto
che risposero e dissero: Forse non basterà a voi e a noi[49]
fecce conoscere che il
lavoro[50]
di qui è inferiore alla ricompensa.
94. Nel fatto
che le mandarono a comperare olio dove si può trovare[51],
mostra che c’è un
posto per la compassione se sono state compassionevoli.
95. Il fatto che
mentre ritornavano da dove erano partite arrivò lo Sposo[52],
è l’ignoranza, perché
non sappiamo quando verrà.
96. Il fatto che
le sagge entrassero con lo Sposo e la porta fosse chiusa[53],
sono i giusti che
entrano e riposano nel porto celeste.
97. Il fatto che
le stolte rimanessero fuori dalla porta del Regno[54],
sono i cattivi che
rimassero nella terra per soffrire.
98. Il fatto che
sia scritto che le stolte gridarono: Signore nostro, Signore nostro[55],
è la speranza che
forse la misericordia abbia compassione dei peccatori.
99. Per quanto
riguarda i loro lavori[56]
incomprensibili, loro pensarono
che forse non
disprezzerebbe il (Maestro) Benigno le loro condotte.
100. Per il fatto
che esse gridarono e lo Sposo rispose: Non vi conosco[57],
(significa che)
lui non può
riconoscere l'amore che non è stato mescolato con la misericordia verso gli altri.
101. Io non vi
conosco[58]
disse alle stolte,
perché non avete
saputo portare a perfezione la mia volontà per mezzo della clemenza.
102. La porta che
fu chiusa in faccia a quelle di fuori e non entrarono con lui,
è il firmamento
dall’alto che il Segno[59]
chiuse quando entrarono i giusti.
103. Il Segno
diventa crogiuolo di prova per i buoni e i cattivi,
e separa i buoni dagli
iniqui nello zelo del suo amore.
104[60]. Diventa grande lì la separazione tra l’uno e
l’altro
e immisurabile la
lontananza dell’altezza e la profondità[61].
105. Più alta e
più innalzata è l’altezza dei giusti da tutte le altezze,
e l’abisso dei cattivi
(più profondo) da tutti gli abissi.
106. E` bella la
visione degli amici dell’amore più di ogni cosa bella,
e la bruttezza di
colore degli ingannatori (più turpe) da tutta cosa torpida.
107. Non c’è
simile a questa gloria dei figli della luce[62],
e (non c’è) niente
simile alla ruvidezza dei figli della tenebra.
108. Il bagliore e
l’oscurità fanno a tutti vedere
a quali lavori[63]
ha dato se stesso nella vita di quaggiù.
109. La visione
del corpo diventa testimone sulla mente
e diventa reprensione
per quello che fecce con menzogna.
110. Dal corpo
sgorgano la gloria e la reprensione,
ed è lui stesso che
distribuisce i beni e consegna i tormenti.
111. E` l’uomo
stesso che si tormenta per quelle cose in cui ha peccato,
e come un giudice la
sua intelligenza biasima le sue turpitudini.
112. Ogni uomo
vede le proprie mancanze e quelle dei suoi compagni,
e nessuno si nasconde
né a se stesso né al suo amico.
113. Un uomo
guarda tutta la natura ragionevole,
e ognuno la guarda con
la forma del suo proprio sguardo.
114. Tutti
esaminano attentamente un uomo,
e quest’uomo estende
la sua intelligenza verso tutti che l’hanno guardato.
115. Tra le
creature non è lì possibile di essere nascosto al suo simile,
neppure il suo
compagno o il suo amico non possono essere nascosti a lui.
116. La sua vista
percorre rapidamente i quattro angoli (dell’universo),
e gli rinchiude
all’interno dello sguardo che è dentro del corpo.
117. O meraviglia
che avviene nell’uomo da parte del suo Creatore,
che rinchiude
l’altezza e la profondità in un posto rinchiuso.
118. Ha rinchiuso
dal tutto, corpo ed anima, in un solo luogo,
lontano da tutto e
prossimo come il prossimo.
119. E`
dappertutto essendo in un solo luogo,
e questo è il
prodigio: lui è presso tutto non essendo presso tutto.
120. Rassomiglierà,
nella dignità che gli sarà data, alla Divinità
che è presente
dappertutto con una presenza incomprensibile.
121. Per i fatti
si adempirà in lui questa parola:
l'uomo è immagine del
suo Creatore e gli rassomiglia molto[64].
122. Sarà simile
in questo: sarà dappertutto senza esserlo,
e scrutterà le cose
nascoste nell’interno della mente sua e di tutti.
123. Come il
Creatore, riconoscerà l’iniquità che si nasconde nell'anima,
e col suo
riconoscimento separerà l’odio del bene[65].
124. Chi può
narrare con parole la grandezza della dignità
del figlio della
polvere il cui segno si estende su tutti e in tutti?
125. Chi sa
dipingere la sua grandezza e la sua piccolezza,
se ce ne sono alcuni
che regneranno ed altri che saranno disprezzati?
126. Chi non si
meraviglierà dalla separazione che avverrà presso di lui,
cioè alcuni
nell’altezza ed alcuni nella profondità, nella gloria e nel disprezzo?
127. Chi non si
rallegrerà e chi non rimpiangerà per queste due cose,
contemplando i beni
dei buoni ed i tormenti dei cattivi?
128. Chi non dirà
che l’uomo è grande e che l’uomo è disprezzabile,
vedendolo nel Regno
dell’alto e nella gehenna?
129. La sua gloria
ed il suo disprezzo gli ho visti disegnati nella pagina delle Scritture;
e mi sono rallegrato e
mi sono rattristato del suo disprezzo e della sua esaltazione.
130. In due
immagini disegnò il Segno[66]
l’immagine della sua figura
e li insegnò di
guardare sia le sue cose gloriose sia le sue cose deformi.
131[67]. Nella parabola li rivelò la separazione che ci
sarà alla fine[68],
perché sia cosciente
di lavorare bene prima di quel giorno lì.
132. Per mezzo
delle vergini li insegnò il corso della giustizia,
perché sia coltivatore
della purezza dell’anima senza disprezzo.
133. Nella
parabola li tracciò il cammino verso i lavori[69]
spirituali,
affinché corra bene
verso l’appuntamento della vita senza fine.
134. Per mezzo
delle (vergini) sagge l’incoraggiò nella speranza del Regno dell’alto,
e per mezzo delle
(vergini) stolte lo mise in ordine con l’annuncio del duro giudizio.
135. Per mezzo
della loro verginità li indica che può vivere nella purezza,
e per mezzo dei loro
lavori li fa vedere che possiede la libertà dell'anima.
136. Nel fatto che
presero olio, indica che ha un po di compassione,
e nel fatto che non ne
presero, rivela che la loro durezza non viene dalla costrizione.
137. Rivelò la sua
libertà per mezzo delle lampade che si accesero e si spensero,
perché se sarebbe
piaciuto a lui, avrebbe potuto accendere quelle delle dieci.
138. A questa
volontà che fossero cinque coll’olio della misericordia,
le era (anche) facile
di accendere le (altre) cinque come le (prime) cinque.
139. E` unico il
punto delle sagge e delle stolte,
se li avesse piaciuto
sarebbe stato dal tutto saggio.
140. Nel fatto che
rigettò senza compassione il suo prossimo,
fa conoscere che ci
sono due cose in una: il bene ed il male.
141. Per il fatto
che le stolte chiedessero olio a quelle che erano pronte[70],
fecce rimprovero
(all'uomo) perché deve aver compassione del suo prossimo.
142. Nel fatto che
le sagge non dessero olio alle stolte[71],
rimproverò apertamente
la crudeltà dell'anima che non ha misericordia.
143. Il fatto che
dissero di andare a comperare dai venditori[72]
è dal tutto una
riprensione: per ché non ha lavorato nel passato?
144. L’uomo può
infatti lavorare bene mentre è sulla terra,
e li è facile di
arrivare al gradino della perfezione.
145. Poiché non
avevano lavorato qui amorevolmente, come bisognava,
la luce delle loro
lampade si rabbuiò il giorno delle nozze[73].
146. Poiché non
avevano ceduto parte dei loro ingressi a colui che era nel bisogno,
le sagge rifiutarono
loro quella (parte) che era giusta dell'olio[74].
147. Poiché non
ascoltarono la voce di coloro che chiedevano perdono,
sentirono la parola
di: Io non conosco le vostre opere[75].
148. Poiché
fermarono la porta della parola della loro bocca di fronte ai discepoli,
fu loro chiusa in
faccia la porta del Regno dell’alto[76].
149. Poiché fu
estraneo il loro amore al rapporto della misericordia degli uomini,
non volle il Re
renderle degne del rapporto del suo amore[77].
150. Gli interessi
che versarono, la giustizia gli rese anche a loro,
e ricevettero un
salario a misura dei loro lavori[78].
151. Loro stesse
si condannarono davanti il giudice,
con la sentenza[79]
dei loro pensieri rigettò i loro lavori[80].
152. Non separò il
giudice i loro lavori dal salario,
loro lo defraudarono
perché non li diedero il debito dell’amore.
153. Non fu lo
Sposo che non riconobbe loro, come sta’ scritto,
loro non vollero
conoscere amorevolmente il suo amore.
154. Non fu la
giustizia che chiuse la porta nella loro faccia,
loro la chiusero per
il fatto che non aprirono il loro amore agli altri.
155. Se avessero
aperto la porta della loro volontà di fronte ai bisognosi
neppure lo Sposo
avrebbe chiuso loro la porta.
156. Se avessero
unto con l’olio della parola i malati dall’iniquità,
non sarebbe mancato
l’olio della misericordia nelle loro lampade.
157. Se avessero
effuso sui bisognosi l’amore che è in esse,
si sarebbero effuse
anche le loro compagne nell’avere compassione di esse.
158. Loro chiusero
il cammino della misericordia davanti alle loro facce,
e le loro opere non
posero camminare con (quelle di ) coloro che erano pronte.
159[81]. Impariamo da esse sulla condotta della vita di
quaggiù,
e nella loro
ricompensa vediamo la ricompensa del giudizio futuro.
160. A causa
nostra scrisse le parabole delle loro condotte,
e la loro dottrina
corse nelle righe come qualcosa che è (veramente).
161. Non è che
non sia, che io abbia ho detto questo: come qualcosa che è (veramente),
ma perché non è stata
nei fatti come è scritta.
162. Non è stata
nei fatti come è stata descritta,
ma sarà nel futuro
senza dubbio.
163. E` una
parabola in tanto che rassomiglia alla verità,
e con la sua immagine
rassomiglia i fatti (che avverranno) dopo un tempo.
164. Con la sua
corsa veloce rassomiglia l’ombra,
e come corporalmente
fa vedere la verità nei fatti.
165. Accade che
nelle Scritture corre davanti ai fatti,
e si anticipa per far
vedere quello che accadrà alla fine.
166. A colui che
la guarda fa vedere le cose lontane nella vicinanza,
e benché lontane le
narra in modo (molto) vicino.
167. Come un
pittore, dipinge parole (che non diventano) fatti,
e gli paragona a un
abito venerabile.
168. A un’immagine
rassomiglia la parabola che è dipinta sulle vergini,
e in essa è
raffigurata la natura umana e la condotta della sua vita.
169. In essa viene
annunciata la grandezza dell’amore di coloro che sono puri di anima[82],
e in essa è biasimata
la crudeltà di coloro che non hanno misericordia.
170. A coloro che
sono puri di anima li ha chiamati saggi e possessori di olio,
e ai crudeli li nominò
acquistatori stolti di olio.
171. L'olio è la
misericordia che vendono coloro che sono pieni di misericordia;
e nel fatto che non la
vendero, indica che questa non si vende.
172. Fecce sapere
il tempo preciso che c’è per questa vendita,
perché se non è il suo
momento non la si vende in un’altro.
173. Nel mondo c’è
il tempo per l’acquisto dei lavori[83],
nel futuro sono
aboliti l’acquisto e la vendita.
174. In questo
modo le sagge non avevano venduto (l’olio),
perché non venisse
turbato l’ordine stabile di questa condizione.
175. Sono
stabiliti in un ordine, i due mondi, questo e quello,
e saggiamente
funzionano le leggi dei loro ordini.
176. Il mondo
temporale è adatto all’acquisto e alla vendita,
e quello eterno alla
pace, al riposo e alla fruizione.
177[84]. Venite compratori e venditori, acquistate e
vendete,
nel mondo in cui è
dato di acquistare della merce e venderla[85].
178. Che nessuno
abolisca il grande ordine dei due mondi,
e rimanga qui senza
comperare, per comperare lì.
179. Nel Regno
nessuno può osare entrare,
e se osa, la sua
osadia ritornerà contro di lui.
180. E se il
disprezzo del regno temporale riceve un giudizio,
quanto è raddoppiato
il giudizio di colui che disprezza il Regno dell’alto.
181. E`
nell’altezza che c’è il Regno indistruttibile,
in cui non c’è posto
per l’agire in modo terreno.
182. Non possono i
terreni entrare là,
se ci sono in essi il
rapporto e la parola dei terrestri.
183. Nelle cinque
vergini cui vietò di entrare[86],
vietò e allontanò
qualsiasi che è mancato di clemenza.
184. Per il fatto
che non diede loro il salario per i lavori duri della verginità,
mostrò come è
disprezzabile ogni lavoro[87]
che non viene dell'amore.
185. Loro erano
vergini ed (erano) vere le loro condotte,
ma perché non
approfittarono dei loro lavori furono allontanate.
186. Senza
vantaggio furono le condotte per i loro possessori,
perché non diedero da
se stessi, non ricevettero il salario delle loro speranze.
187. Perché fu
convenuto un salario sopportarono la lotta dei desideri[88],
ma non si
indirizzarono bene verso lo scopo del Signore del salario.
188. Lo scopo
della misericordia fecce vedere loro perché lo imitassero,
ma perché non l’hanno
imitato rifiutò la corona nei loro capi.
189. Si sforzarono
per ricevere da lui la corona della vittoria,
ma biasimò loro agli
occhi degli angeli e degli uomini.
190. Quanto è dura
la malvagità di colui che non usa misericordia,
e fa diventare come
inesistenti i lavori nel giorno della ricompensa.
191. Quanto è
odioso che un uomo non faccia partecipare a un altro nel bene,
anche se ha dei beni
nella su anima, è mancato dei beni.
192. Quanto è
stupido che un uomo accumuli soltanto per se stesso,
poiché anche se
possiede tutto il mondo, non possiede niente.
193[89]. Non possiede niente colui che possiede soltanto
se stesso,
per il fatto che se
stesso non sussiste senza molti (altri).
194. Perché senza
i membri, l’anima non sussiste nel corpo,
e senza di essi non
riceve la ricompensa dei suoi lavori.
195. L'anima ha
bisogno dei membri, benché sia anima;
l'uomo, di più, ha
bisogni dell'altro.
196. L'uomo
adempie il cammino della giustizia con l’altro;
e se è giustificato
senza l’altro, non è un uomo.
197. L’uomo non
può diventare uomo senza l’altro,
e la giustizia senza
l’uomo non è giustizia.
198. Cerchi tu di
essere giusto e buono, o uomo:
fai per i tuoi
compagni quello che desideri che sia fatto a te[90].
199. Tu vuoi
ricevere il salario dei tuoi lavori[91]
il giorno della ricompensa:
dà al tuo compagno il
debito dell’amore, e riceverai la ricompensa.
200. Tu desideri
trovare lo Sposo celeste rivestito di luce:
fai risplendere il tuo
volto davanti ai tuoi amici ed ecco l'hai già trovato.
201. Tu vuoi
entrare con i saggi in questa felicità:
istruisci gli stolti,
ed ecco sei a capo dei saggi.
202. Nessuno vi
entra finché non porta altri con lui,
così è richiesto a
coloro che vi entrano.
203. Il portinaio
chiederà a colui che vi entra: Porti qualcuno con te?[92]
Vi entrerà se porta
qualcheduno; se non, rimarrà nella porta.
204. Venite voi
che entrate, che desiderate questo Regno,
sentite quello che
chiede a colui che vuol entrare per vederlo.
205. Venite saggi,
vedete la saggezza nelle (vergini) sagge,
che capirono e seppero
prendere con sé le provvisioni di misericordia.
206. Vergini,
venite, ascoltate la parola (indirizzata) alle (vergini) stolte,
e allontanate da voi
il nome di stolte per non udirlo.
207. Amatori della
contemplazione e ricercatori dei misteri delle cose nascoste,
portate a perfezione
nelle opere la contemplazione che hanno generato i vostri pensieri.
208. Voi
commentatori per i discepoli dei misteri nascosti nelle parabole,
adempite in voi stessi
quello che predicate.
209. Invitati
dello Sposo e voi che aspettate la promessa del Regno,
svegliatevi dal sonno
dell'ignoranza.
Cerchiamo di
soccorrere, qua giù, coloro che ne hanno bisogno,
affinché non soffriamo
nella gehenna.
[1]E. Pataq Siman, Narsaï. Cinq homelies
sur les paraboles evangeliques. Paris, Cariscript, 1984;
contiene la semplice riproduzione del testo siriaco di uno dei manoscritti e la
traduzione francese. Siccome è un'omelia in verso, sia il testo siriaco che la
traduzione vengono divisi in brevi strofe, numerate quelle della traduzione, di
uno oppure due versetti ognuna. Nella traduzione italiana si sono conservati i
paragrafi proposti da Pataq Siman. La nostra traduzione italiana: Narsai Di Edessa (Intr., trad. e note a
cura di Manuel Nin), L'olio della misericordia. Omelia sulle dieci vergini
(Mt 25,1‑13), Testi dei Padri della Chiesa 29, Qiqajon, Bose 1997.
[2]Cf.,
Mt 25,10.
[3]1-13.
L'autore non entra direttamente nel commento del testo della parabola delle
dieci vergini; fa a modo di captatio benevolentiae, cioè ci introduce
nell'argomento a partire di un tema o motivo che può attrarre l'attenzione di
colui che ascolta. Narsai si domanda che cosa rappresenta la Sacra Scrittura
per il cristiano e cosa vuol dire il contatto che costui ha assiduamente con essa:
la Scrittura è un tesoro nascosto, è una guida verso il Regno, è
un maestro che insegna a leggere. Il discepolo allora è colui che cerca
il tesoro, che si mette alla scuola del maestro, che si lascia
guidare e che ne segue il cammino che costui gli fa vedere (3-9).
[4]Il
termine significa anche “dialogo”, “colloquio”.
[5]Cf.,
Mt 13,44.
[6]Tema
classico del monachesimo, cioè del discepolo alla ricerca del maestro/padre
spirituale.
[7]Cf.,
nota 16.
[8]Cf.,
salmo 118,32.
[9]Il
termine può significare anche “allegoria”.
[10]Più
che la semplice lettura del testo, Narsai ne vuol cercare il senso -la forza-
che esso nasconde, il senso nascosto delle parole dello Spirito che ne è
l’autore (cf., 3.27.57.102.103).
[11]14-26.
Finita l’introduzione, Narsai fa vedere al suo uditorio la necessità della
lettura e della meditazione delle Scritture e propone loro il testo del Vangelo
di cui vuol parlare. Per primo fa una parafrasi dello stesso testo: Lo Sposo
abita nella luce e dev'essere ricevuto con la luce (19); le vergini stolte
cercano un olio che non si vende (23); esse bussano perché confidano nella loro
condotta (24-26).
[12]Cf., Mt 25,1ss.
[13]Lett: “stolte”.
[14]Cf., Mt 25,6; 1Cor 15,52.
[15]Cf., 1Tim 6,16.
[16]Cf., Mt 25,9.
[17]Cf., nota 13.
[18]Cf., Mt 25,11.
[19]Cf.,
Mt 25,12.
[20]27-48.
Lungo venti strofe, Narsai propone una serie di difficoltà del testo: In un
testo che è di per se simbolico, per ché sceglie le donne?(28-29); per ché
rifiuta le stolte se tutte furono vergini? (30-32); per ché non si diedero olio
le une alle altri? per ché la compravendita di olio? (35-37); per ché lo Sposo
non aspetta anche le stolte, se sapeva che almeno avevano custodito la
verginità? (40); per ché cosa fu loro utile la verginità? (45-46). Narsai,
quindi, presenta di seguito tutti i problemi che gli vengono offerti dal testo:
il significato dei due tipi di vergini, ruolo dell'olio, senso/utilità della
verginità, validità delle opere agli occhi di Dio.
[21]Letteralmente:
“ha finito con la parola della sua bocca”.
[22]Cf.,
nota 13.
[23]Cf.,
Mt 25,13.
[24]Cf.,
Mt 25,41.
[25]Cf.,
Lc 16,23.
[26]Cf.,
Mt 25,10.
[27]Cf.,
nota 13.
[28]49-68. In
altre venti strofe l'autore commenta il senso del paragone del Regno del cielo
con dieci vergini. La verginità evoca a Narsai la vita data dal tutto
gratuitamente a Dio, la vita senza le preoccupazioni; la verginità, però, è
segno anche di una vita matrimoniale portata a termine nell'integrità (62-66).
[29]Cf.,
nota 13.
[30]L’autore
gioca mettendo assieme tre parole della stessa radice “dmâ”, che significa
“rassomigliare”.
[31]Riferimento
allo Spirito Santo; sull’uso di questo termine, cf., Khalil Alwan, P., Le «Remzo» selon la pensée de Jacques
de Saroug, in Parole de l'Orient
15 (1988‑1989) 91‑106.
[32]Cf., nota 13.
[33]Ibid.
[34]Cf., Mt 25,1.
[35]69-84. Le
dieci vergini rappresentano la situazione di ogni uomo: in lui si trovano i
vizi e le virtù, gioie e lavori (69); Narsai insiste sul fatto che nel mondo
tutti lavorano, ma non tutti ne traggono lo stesso frutto (72-73). L'olio è il
simbolo dell'amore e della misericordia (74-79); Narsai presenta l’immagine del
pittore che si serve dell'olio per conservare il dipinto (80-82). Il tema delle
vergini stolte, che non hanno olio, indica che non hanno saputo conservare in
esse l'immagine di Cristo (83-84).
[36]Cf., Mt 7,13.
[37]Cf., nota 13.
[38]Ibid.
[39]Ibid.
[40]Narsai
indica qui il tema dell'uomo fatto a immagine di Dio che deve, per mezzo
l'amore e la misericordia -l'olio- conservarla.
[41]85-103. In
questo gruppo di strofe, Narsai spiega parte del significato della parabola. La
venuta dello Sposo è il giorno della manifestazione di Cristo (85-86); il sonno
delle vergini è la morte (87); la negazione dell'olio da parte delle sagge
indica che lì, nel giudizio, non ci sarà la misericordia. Le sagge e le stolte
indicano, nel fondo, coloro che entreranno o no nel Regno dei cieli (96-97); le
stolte, che non hanno dell'olio, indicano -e qui c'è uno dei punti nodali
dell'omelia di Narsai- coloro che nella vita, benché fossero vergini, non
furono misericordiosi; la misericordia verso gli altri, vista nel simbolo
dell'olio, è la chiave nell'agire di qualsiasi cristiano, monaco, monaca,
sposato, celibe... (100).
[42]Cf.,
Mt 25,1.
[43]Cf.,
Mt 25,5.
[44]Cf.,
Mt 25,6.
[45]Cf.,
ibid.
[46]Cf.,
nota 13.
[47]Cf.,
Mt 25,8.
[48]Greco
Æδιãτης; cf., Mt 25,9.
[49]Mt
25,9.
[50]Cf.,
nota 13.
[51]Cf.,
Mt 25,9-10.
[52]Cf., Mt 25,10.
[53]Cf., ibid.
[54]Cf., Mt 25,11-12.
[55]Mt 25,11.
[56]Cf., nota 13.
[57]Mt 25,12.
[58]Ibid.
[59]Cf.,
nota 43.
[60]104-130.
Narsai commenta il fatto della separazione dei buoni dai cattivi, con lo sfondo
della parabola del ricco e del povero Lazzaro; insiste nel fatto che sarà
l'uomo stesso il testimone ed il giudice delle proprie mancanze. Nel mondo
nuovo, nel Regno, l'uomo diventerà dal tutto immagine di Dio (121-123).
[61]Cf.,
salmo 138, 6.17; Rm 11,33.
[62]Cf.,
Lc 16,8; Gv 12,36; 1Tes 5,5.
[63]Cf.,
nota 13.
[64]Cf.,
Gen 1,26-27.
[65]Nel
Regno, l'uomo ritrova quello che aveva cercato, peccando, nel paradiso.
[66]Cf.,
nota 43.
[67]131-158.
Narsai passa ad una seconda spiegazione della parabola, più personale e
psicologica. Le vergini debbono essere un esempio per ogni uomo, affinché
costui sia vergine di corpo e di anima (132-133); le vergini stolte e le sagge
debbono essere per ognuno un esempio. La verginità vuol dire che l'uomo può
vivere castamente, conservando sempre la sua libertà, segnata dai lavori che
lui adempie per conservarla (135-136). Siccome ha parlato di misericordia,
Narsai deve giustificare il fatto che le vergini sagge non dessero dell'olio a
quelle stolte: questa negazione è un rimprovero alle stolte -in fondo ad ogni
uomo- per il fatto che non usarono misericordia (141-142). I motivi del rifiuto
dello Sposo verso le stolte sono soprattutto la mancanza di amore, di carità,
di disponibilità, di misericordia verso il prossimo (145-158).
[68]Cf.,
Mt 13,49.
[69]Cf.,
nota 13.
[70]Cf.,
Mt 25,8.
[71]Cf., Mt 25,9.
[72]Cf., ibid.
[73]Cf., Mt 25,8.
[74]Cf., Mt 25,9.
[75]Cf., Mt 25,12.
[76]Cf., Mt 25,10.
[77]Cf., Mt 25,12.
[78]Cf., nota 13.
[79]Greco πόφασις.
[80]Cf.,
nota 13.
[81]159-176.
Narsai fa delle applicazioni della parabola. Questa è stata scritta per noi ed
ha la grazia di fare vicine e quasi reali le cose lontane (166). La parabola
indica -dipinge- la natura dell'uomo ed il suo cammino nella vita (168). Parla
ancora dell'olio -la misericordia- che è qualcosa che non si vende (171-176).
[82]Cf.,
Mt 5,8.
[83]Cf.,
ibid.
[84]177-192.
Narsai ritorna ancora al tema dell'entrata nel Regno. Fu negata, questa, alle
stolte per il fatto che non usarono misericordia, cioè fecero opere di
giustizia, ma non opere di amore (183-184).
[85]Cf.,
Ecle 3,1-8.
[86]Cf.,
Mt 25,12.
[87]Cf.,
nota 13.
[88]Cf.,
Mt 20,2.
[89]193-209.
Considerazioni finali. L’autore ritorna alla condizione dell'uomo che non usa
misericordia, e alla necessità della comunione con gli altri, dell'amore agli
altri, della misericordia verso gli altri (195-209).
[90]Mt
7,12; Lc 6,31; cf., Tb 4,15.
[91]Cf.,
nota 13.
[92]Neppure
Cristo entra da solo nella sua gloria, cf., Lc 23,43.
