martedì 24 marzo 2026

Risurrezione di Lazzaro. 

Miniatura siriaca XII secolo
 

 

In queste pagine voglio presentare e commentare alcuni aspetti e testi della tradizione liturgica bizantina durante la Settimana Santa. Divido il testo in due parti, separate, che cronologicamente vanno dalla settimana che precede la domenica delle Palme, cioè la settimana di Lazzaro fino al Giovedì Santo, e la seconda parte che comprende dal Venerdì della Passione alla domenica di Pasqua.

 

Settimana di Lazzaro.

La settimana che precede la Domenica delle Palme nella tradizione bizantina diventa quasi una conclusione, si potrebbe dire un voltare le spalle alla penitenza quaresimale per guardare il Signore che sale a Gerusalemme per esservi crocifisso e essere risorto al terzo giorno.

Egeria, la peregrina del IV secolo, ci indica già la celebrazione della risurrezione di Lazzaro prima della Domenica delle Palme nella Gerusalemme del IV secolo, celebrazione poi recepita da tutte le Chiese cristiane di Oriente e di Occidente. È una settimana che ci fa seguire il cammino di Gesù verso Betania e quindi verso Gerusalemme; i testi liturgici ci fanno avvicinare in un modo mistagogico e allo stesso tempo molto pedagogico a questo cammino che Gesù porta a termine. I testi della liturgia ci fanno avvicinare a quello che si manifesterà pienamente nei giorni santi, a quella filantropia di Dio manife­stata in Gesù Cristo, il suo amore reale e concreto per l'uomo.

Il lunedì di questa sesta settimana quaresimale ci introduce al cammino di Gesù verso Betania: “Oggi la malattia di Lazzaro viene manifestata a Cristo, che si trattiene al di là del Giordano... coi suoi apostoli verrà il Signore per risuscitare un nativo di questa terra”. Il martedì prosegue con la malattia di Lazzaro e i testi sottolineano possiamo dire la quasi pedagogia voluta da Cristo anche dal suo attardarsi al di là del Giordano: “Oggi come ieri Lazzaro soffre la malattia... nella gioia, preparati Betania, per ricevere il tuo maestro e il tuo Re e canta con noi: Signore, gloria a te”. Martedì e mercoledì parlano già della morte e quindi della sepoltura di Lazzaro: “In questo giorno Lazzaro consegna lo spirito... per raffer­mare nel tuo amico la fede nella tua divina risurrezione che calpesta la morte e ci dà la vita; per questo noi ti lodiamo e ti cantiamo”.

Dal mercoledì al mattutino troviamo già presenti nei diversi tropari sia Lazzaro morto abbinato per omonimia al povero Lazzaro di Lc 16: “I farisei, vestiti di porpora e di seta... hanno come tesoro la Legge e i Profeti; essi hanno fatto crocifiggere te, il Povero, fuori delle porte della cittàe ti hanno rifiutato malgrado la tua risurrezione te, che sei da sempre nel seno paternoLa grazia sarà per loro come la gotta di acqua desiderata dal ricco empio... ed essi vedranno una moltitudine di pagani che nel seno di Abramo portano il vestito del battesimo e la porpora del tuo sangue…”. Siamo di fronte ad un bel esempio da una parte di un’esegesi “per omonimia”, molto presente sia nella tradizione bizantina sia soprattutto in quella siriaca. Dall’altra parte la lettura in chiave cristologica di Lc 16: “…essi hanno fatto crocifiggere te, il Povero, fuori delle porte della città …”.

Il giovedì sottolinea già la vittoria di Cristo sulla morte: “Lazzaro è nella tomba da due giorni... si avvicina il Creatore per spogliare la morte e darci la vita; per questo noi lo invochiamo: Signore, gloria a te”. Infine il venerdì mescola la gioia dell’imminente risurrezione di Lazzaro e quella dell'ingresso di Gesù a Gerusalemme: “O Cristo, che siedi sui serafini celesti nella divina maestà di Creatore dell'universo, adesso nella terra ti prepari a sedere su un asinello; Betania si rallegra di accoglierti come Salvatore, Gerusalemme si rallegra di ricevere il Messia atteso...”. L’ingresso di Gesù a Gerusalemme su un asinello permette di cantare, nel tropario, la vera incarnazione del Verbo di Dio: “O Cristo, che siedi sui serafini celesti nella divina maestà di Creatore dell'universo, adesso nella terra ti prepari a sedere su un asinello”.

          I testi del sabato di Lazzaro sono mescolati tra il tema della risurrezione di Lazzaro e quello della risurrezione di Gesù una settimana dopo; si sottolinea il parallelo tra i due sabato: quello di Lazzaro e quello di Gesù dopo sette giorni: “Volendo vedere la tomba di Lazzaro, o Signore, tu che volontariamente ti accingevi ad abitare una tomba...”.

Tutta la sesta settimana di Quaresima viene inquadrata in questa contemplazione dell'incontro ormai vicino tra Gesù e la morte, quella dell'amico Lazzaro per primo, quella propria la settimana dopo, e i testi liturgici riescono a coinvolgerci in questo cammino di Gesù verso Betania, verso Gerusalemme. La grande filantropia di Dio che si rivelerà nella croce di Cristo, ci viene fatta pregustare nella filantropia verso l’amico Lazzaro.

 

          Domenica delle Palme.

Per quanto riguarda la Domenica delle Palme essa diventa e una conclusione della salita di Gesù verso Betania e verso Gerusalem­me, e una apertura -quasi un portico- del cammino di Gesù verso la croce. Per quanto riguarda il primo aspetto, l’ingresso regale di Gesù a Gerusalemme, è visto come conseguenza della prima vittoria di Gesù sulla morte, quella di Lazzaro. L'ingresso di Gesù a Gerusalemme è una nuova teofania, una professione di fede nella sua vera incarnazione; Dio entra umile nella sua città: “Colui che ha per trono il cielo, e la terra come sgabello dei suoi piedi: il Verbo di Dio Padre, il Figlio coeterno, oggi viene a Betania, umilmente seduto su un puledro d'asina...Tu che cavalchi sui cherubini e sei esaltato dai serafini, come Davide monti su un puledro, o Buono…”. Siamo di fronte a delle espressioni di una cristologia per via di contrasto. E’ chiara, dunque, la celebrazione attorno all’ingresso di Gesù: ingresso come Re a Gerusalemme; ingresso nell’umiltà nella vita sacramentale della comunità cristiana; ingresso nella vita di ogni cristiano, di ogni uomo.

 

Lunedì, Martedì e Mercoledì Santi.

Nei tre primi giorni della Settimana Santa nella tradizione bizantina, viene messa in luce la figura di Cristo come Sposo, cioè le nozze di Dio con la Chiesa, con l'umanità. Questo è un aspetto che troviamo in tutte le liturgie orientali: le tradizioni siriache hanno una celebrazione chiamata “delle lampade” in cui viene pure rappresen­tata liturgicamente nella chiesa la parabola delle dieci vergini di Mt.

Tutti i tre giorni commemorano anche qualche figura biblica in modo speciale: al Lunedì Santo viene assegnata la memoria del patriarca Giuseppe che troviamo nel libro della Genesi, e del fico maledetto da Gesù (Mt 21, 18); Giuseppe è tipo e figura di Gesù, anche lui venduto dai suoi fratelli, portato alla sofferenza, esaltato da Dio che lo costituisce salvatore del suo popolo. Per quanto riguarda il Martedì Santo, nella prospettiva del tema dello Sposo, viene considerata la parabola delle dieci vergini (Mt 24-25). Il Mercoledì Santo viene fatta memoria della donna peccatrice che unse i piedi di Gesù (Mt 26,6-13). Al di là dell'identità della donna, che la liturgia non chiarisce, il mistero teologico sottolineato nella liturgia bizantina è quello della donna peccatrice che con le lacrime, con l'unzione con l'olio profumato -simboli ambedue battesimali- arriva all’incontro, a contatto col Cristo incarnato, Dio e uomo, contatto -sacramento- che la porta alla conversione. Quindi è sempre Cristo Sposo che va incontro alla sua Chiesa.

Due testi centrano l'ufficiatura di questi tre giorni: “Ecco lo Sposo viene nel mezzo della notte, beato quel servo che troverà vigilante, indegno quel servo che troverà negligente! Guarda dunque anima mia, di non lasciarti opprimere dal sonno, per non essere consegnata alla morte e chiusa fuori del Regno! Ma, vegliando, grida: Santo, Santo, Santo tu sei, o Dio; per intercessione della Madre di Dio abbi pietà di noi”. Il secondo tropario: “Vedo il tuo talamo adorno, o mio Salvatore, e non ho la veste per entrare. Fa' risplendere la veste dell'anima mia, o tu che doni la luce, e salvami!”. Questi tropari, con l’attesa dello Sposo, rileggono Mt 25,6: lo Sposo che arriva nel mezzo della notte. L’attesa del ritrovamento tra il vecchio Adamo, cacciato dal Paradiso all’inizio della Quaresima, diventa adesso molto più pressante con l’uso dell’immagine e del tema evangelico dell’arri­vo e dell’incontro con lo Sposo, uno Sposo il cui talamo nuziale è unicamente la croce.

 

       Giovedì Santo. Nella tradizione bizantina il Giovedì Santo celebra raggruppati: la lavanda dei piedi, l'ultima cena, la preghiera di Gesù nell'orto e il tradimento di Giuda. I testi dell’ufficiatura riprendono il biasimo alla figura di Giuda traditore non tanto in un compiacersi in esso, bensì per mettere in guardia il cuore di qualsiasi cristiano di fronte alla possibilità di tradimento di Colui che ci ha chiamati, e di noi è diventato servo ed amico: “Preso il pane tra le mani, il traditore in segreto le tende per ricevere il prezzo di colui che con le proprie mani ha plasmato l’uomo: e non si risolleva dal suo male Giuda, servo e l’ingannatore…”. La mattina del Giovedì celebra già il vespro, con la liturgia di San Basilio e la lavanda dei piedi –celebrata questa soltanto nelle cattedrali dal vescovo, e nei monasteri.

Mi soffermo nel tropario che apre l'ufficio del mattutino: “Mentre i gloriosi discepoli erano illuminati nella lavanda -letteralmente “nel cattino”- della Cena (Gv 13,1ss), allora Giuda si ottenebrava (Gv 13,30), ­l'empio, malato di cupidigia (Sal. 33,22;). E consegna te, il Giudice giusto (2Tim 4,8), in mano ai giudici iniqui. Vedi l'amico del danaro (Gv 12,6), per questo finisce impiccato! (Mt 27,5). Fuggi l'anima insaziabile, che tanto ha osato contro il Maestro. O Signore buono con tutti, gloria a te”. I due termini "illuminati" e "lavanda" ci portano a contesto chiaramente battesimale; la lavanda dei piedi dei discepoli è vista quasi come il battesimo dei discepoli che precede la cena eucaristica, e la cena stessa è il luogo di questa lavanda, di quest’illu­minazione. I discepoli sono illuminati, mentre Giuda entra nella notte, vista questa come spazio senza luce.

 

Conclusione.

Diversi aspetti importanti in questi primi giorni della Settimana Santa.

Cristo entra a Gerusalemme seduto su un puledro, venuto nell’umiltà della sua Incarnazione. I testi liturgici ci hanno proposto delle belle e profonde immagini cristologiche per via di contrasto.

Gli esempi dei personaggi biblici commemorati, celebrati nella liturgia di questi giorni: Giuseppe uomo libero, tradito, consegnato dai fratelli, come tipo e figuar di Cristo stesso. La veglia delle vergini e l’olio come collegamento nuzuale con Cristo, con l’Unto. La liturgia della Chiesa ci propone un rapporto di amore totale con Cristo, di fedeltà, nell’ottica dell’immagine sponsale.

          Infine Cristo servo, che lava i piedi ai discepoli; che si dona ai suoi nei Santi Doni del suo Corpo e del Suo Sangue, dopo che è diventato servitore.

+P. Manuel Nin

Esarca Apostolico di Grottaferrata


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En estas páginas quiero presentar y comentar algunos aspectos y textos de la tradición litúrgica bizantina durante la Semana Santa. Divido el texto en dos partes separadas, que cronológicamente van desde la semana anterior al Domingo de Ramos, es decir, la semana de Lázaro hasta el Jueves Santo, y la segunda parte, que incluye desde el Viernes Santo hasta el Domingo de Pascua.

 Semana de Lázaro.

La semana anterior al Domingo de Ramos, según la tradición bizantina, cierra la gran Cuaresma. Se convierte casi en una conclusión, se podría decir que se aleja de la penitencia cuaresmal para mirar al Señor que sube a Jerusalén para ser crucificado allí y resucitar el tercer día.

La peregrina Egeria ya indica la celebración de la resurrección de Lázaro antes del Domingo de Ramos en Jerusalén en el siglo IV, una celebración que más tarde aceptaron todas las Iglesias cristianas de Oriente y Occidente. Es una semana que nos hace seguir el camino de Jesús hacia Betania y luego hacia Jerusalén; los textos litúrgicos nos acercan de una manera mistagógica y al mismo tiempo muy pedagógica a este viaje que Jesús completa. Los textos de la liturgia nos acercan a lo que se manifestará plenamente en los días santos, a esa filantropía de Dios manifestada en Jesucristo, su amor real y concreto por el hombre.

El lunes de esta sexta semana de Cuaresma nos presenta el viaje de Jesús a Betania: "Hoy la enfermedad de Lázaro se manifiesta a Cristo, que permanece al otro lado del Jordán... con sus apóstoles vendrá el Señor para levantar a un nativo de esta tierra." El martes continúa con la enfermedad de Lázaro y los textos subrayan, podemos decir, la casi-pedagogía que Cristo ha querido también por su demora más allá del Jordán: "Hoy, como ayer, Lázaro está enfermo.... Con joya, preparad a Betania para recibir a vuestro maestro y a vuestro Rey y cantad con nosotros: Señor, gloria a ti". Martes y miércoles ya hablan de la muerte y, por tanto, del entierro de Lázaro: "En este día Lázaro entrega el espíritu... reafirmar en tu amigo la fe en tu divina resurrección que pisotea la muerte y nos da vida; por esto te alabamos y cantamos."

Desde el miércoles encontramos presentes en los diversos troparios a ambos “Lázaro”, presentes por homonimia: el del evangelio de Juan y el de Lucas 16: "Los fariseos, vestidos de púrpura y seda... atesoran la Ley y los Profetas; os han crucificado a vosotros, los Pobres, fuera de las puertas de la ciudad ... y te han rechazado a pesar de tu resurrección, tú que siempre has estado en el vientre de tu padre... La gracia será para ellos como la gota de agua deseada por los ricos y malvados... y verán a una multitud de paganos llevando en el seno de Abraham la túnica del bautismo y la púrpura de vuestra sangre...". Estamos ante un buen ejemplo, por un lado, de una exégesis "por homonimia", muy presente tanto en la tradición bizantina como, especialmente, en la siríaca. Por otro lado, la lectura cristológica de Lc 16: "...os han crucificado a vosotros, los pobres, fuera de las puertas de la ciudad ...".

El jueves ya enfatiza la victoria de Cristo sobre la muerte: "Lázaro lleva dos días en la tumba... el Creador se acerca para despojar a la muerte y darnos vida; por eso le invocamos: Señor, gloria a ti". Finalmente, el viernes mezcla la alegría de la inminente resurrección de Lázaro con la de la entrada de Jesús en Jerusalén: "Oh Cristo, sentado sobre los serafines celestiales en la majestuosa divina majestad del Creador del universo, ahora en la tierra te preparas para cabalgar a un asno; Betania se alegra recibiéndote como Salvador, Jerusalén se regocija al recibir al tan esperado Mesías...".La  entrada de Jesús en Jerusalén sobre un asno nos permite cantar, en el tropario, la verdadera encarnación del Verbo de Dios: "Oh Cristo, que te sientas sobre los serafíns celestiales en la divina majestad del Creador del universo, ahora en la tierra te preparas para sentarte en un burro".

          Los textos del sábado de Lázaro se mezclan entre el tema de la resurrección de Lázaro y el de la resurrección de Jesús una semana después; se enfatiza el paralelismo entre los dos sábados: el de Lázaro y el de Jesús siete días después: "Deseando ver la tumba de Lázaro, oh Señor, tú que voluntariamente saliste a habitar en una tumba...".

Toda la sexta semana de Cuaresma se enmarca en esta contemplación del encuentro inminente entre Jesús y la muerte, la de su amigo Lázaro primero, la suya propia la semana siguiente, y los textos litúrgicos logran involucrarnos en este camino de Jesús hacia Betania, hacia Jerusalén. La gran filantropía de Dios que se revelará en la cruz de Cristo ve ya una anticipación en la filantropía hacia el amigo Lázaro.

           Domingo de Ramos.

En lo que respecta al Domingo de Ramos, se trata tanto en una conclusión del camino, la subida de Jesús a Betania y Jerusalén, como de una apertura —casi un pórtico— del camino de Jesús a la cruz. En cuanto al primer aspecto, la entrada real de Jesús en Jerusalén se considera consecuencia de la primera victoria de Jesús sobre la muerte, la de Lázaro. La entrada de Jesús en Jerusalén es una nueva teofanía, una profesión de fe en su verdadera encarnación; Dios entra humildemente en su ciudad: "El que tiene el cielo como trono y la tierra como reposapiés: la Palabra de Dios Padre, el Hijo coeterno, llega hoy a Betania, humildemente sentado sobre el potro de un asno... Tú que montas sobre los querubines y eres exaltado por los serafines, como David montas en un potrillo, oh Bueno...". Estamos ante expresiones de una cristología de contraste. La celebración de la entrada de Jesús es clara: entrada como Rey en Jerusalén; la entrada a la humildad en la vida sacramental de la comunidad cristiana; en la vida de todo cristiano, de cada hombre.

 Lunes, martes y miércoles santo.

En los tres primeros días de la Semana Santa, en la tradición bizantina, se destaca la figura de Cristo como esposo, es decir, la unión nupcial de Dios con la Iglesia, con la humanidad. Este es un aspecto que encontramos en todas las liturgias orientales: las tradiciones siríacas tienen una celebración llamada "de las lámparas" en la que la parábola de las diez vírgenes del evangelio de MT también se representa litúrgicamente en la iglesia.

Los tres días también conmemoran a alguna figura bíblica de manera especial:  al Lunes Santo se le asigna la memoria del patriarca José, del libro del Génesis, y de la higuera maldita por Jesús (Mt 21:18); José es el tipo y la figura de Jesús, él también vendido por sus hermanos, llevado al sufrimiento, exaltado por Dios que lo hace salvador de su pueblo. En cuanto al Martes Santo, desde la perspectiva del tema del esposo, se considera la parábola de las diez vírgenes (Mt 24-25). El Miércoles Santo conmemora a la pecadora que unció los pies de Jesús (Mt 26:6-13). Más allá de la identidad de la mujer, que la liturgia no aclara, el misterio teológico enfatizado en la liturgia bizantina es el de la mujer pecadora que, con lágrimas, con la unción con aceite perfumado —ambos símbolos bautismales— llega al encuentro, al contacto con Cristo encarnado, Dios y hombre, contacto —sacramento— que la conduce a la conversión. Por eso siempre es Cristo el Esposo quien sale a recibir a su Iglesia.

Dos textos se centran en ese aspecto: "He aquí, el Esposo viene en mitad de la noche, bendito el siervo que encuentra vigilante, indigno es el siervo que encuentra negligente! He aquí, por tanto, alma mía, que no te dejes oprimir por el sueño, no sea que seas entregada a la muerte y encerrada fuera del reino. Pero, observando, clama: Santo, santo, santo eres tú, oh Dios; por la intercesión de la Madre de Dios, ten piedad de nosotros." El segundo tropario: "Veo tu cámara nupcial adornada, oh mi Salvador, y no tengo túnica para entrar. ¡Que brille la prenda de mi alma, oh tú que das luz, y sálvame!". Estos troparios, que subrayan la espera del esposo, releen Mt 25:6: el esposo que llega en mitad de la noche. La espera del encuentro entre el viejo Adán, expulsado del Paraíso al comienzo de la Cuaresma, se vuelve ahora mucho más urgente con el uso de la imagen evangélica y el tema de la llegada y encuentro con el Esposo, un Esposo cuyo tálamo nupcial es solo la cruz.

        Jueves Santo.

       En  la tradición bizantina, el Jueves Santo celebra en un único misterio: la lavanda de los el lavado de pies, la última Cena, la oración de Jesús en el huerto y la traición de Judas. Los textos del oficio subrayan la traición de Judas y subrayan al corazón de cualquier cristiano sobre la posibilidad de traicionar a Aquel que nos ha llamado y que se ha convertido en nuestro servidor y amigo: "Tomando pan en sus manos, el traidor las extiende en secreto para recibir el precio de aquel que con sus propias manos ha formado al hombre:  y Judas, el siervo y el engañador, permanece en su mal...". El jueves por la mañana ya se celebra la Víspera, con la liturgia de San Basilio y el lavado de pies – celebrados solo en catedrales por el obispo, y en los monasterios.

Me detengo en el tropario que inicia el oficio de Maitines: “Mientras los gloriosos discípulos se iluminaban en la lavanda–  literalmente "en la pila bautismal"– de la Cena, entonces Judas se oscurecía (Jn 13:30), el malvado enfermo de codicia (Sal. 33:22;). Y entregando el justo juez (2 Tim 4:8), en manos de los jueces injustos. Mira el amigo del dinero (Jn 12:6), ¡por esto acaba ahorcado! (Mt 27:5). Huye del alma insaciable, que ha atrevido tanto contra el Maestro. Oh Señor, bueno con todos, gloria a ti." Los dos términos "iluminado" y "lavanda" nos llevan a un contexto claramente bautismal; El lavado de pies de los discípulos se ve casi como el bautismo de los discípulos que precede a la cena eucarística, y la propia cena es el lugar de este lavado, de esta iluminación. Los discípulos se iluminan, mientras Judas entra en la noche, visto como un espacio sin luz.

 Conclusión.

Varios aspectos importantes en estos primeros días de la Semana Santa.

Cristo entra en Jerusalén sentado sobre un potrillo, que ha venido con la humildad de su Encarnación. Los textos litúrgicos nos han ofrecido imágenes cristológicas bellas y profundas a modo de contraste.

Los ejemplos de los personajes bíblicos conmemorados, celebrados en la liturgia de estos días: José, un hombre libre, traicionado, entregado por sus hermanos, como un tipo y figura del mismo Cristo. La liturgia de la Iglesia nos propone una relación de amor total con Cristo, de fidelidad, desde la perspectiva de la imagen nupcial.

          Finalmente, Cristo el siervo, que lava los pies de los discípulos; que se entrega a los suyos en los Santos Dones de su Cuerpo y su Sangre, después de haberse hecho siervo de los suyos.

 +P. Manuel Nin

Exarca Apostólico de Grottaferrata



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