In queste pagine voglio
presentare e commentare alcuni aspetti e testi della tradizione liturgica bizantina
durante la Settimana Santa. Divido il testo in due parti, separate, che
cronologicamente vanno dalla settimana che precede la domenica delle Palme,
cioè la settimana di Lazzaro fino al Giovedì Santo, e la seconda parte che
comprende dal Venerdì della Passione alla domenica di Pasqua.
Settimana di Lazzaro.
La settimana che
precede la Domenica delle Palme nella tradizione bizantina diventa quasi una
conclusione, si potrebbe dire un voltare le spalle alla penitenza quaresimale per
guardare il Signore che sale a Gerusalemme per esservi crocifisso e essere
risorto al terzo giorno.
Egeria, la peregrina
del IV secolo, ci indica già la celebrazione della risurrezione di Lazzaro
prima della Domenica delle Palme nella Gerusalemme del IV secolo, celebrazione
poi recepita da tutte le Chiese cristiane di Oriente e di Occidente. È una settimana
che ci fa seguire il cammino di Gesù verso Betania e quindi verso Gerusalemme;
i testi liturgici ci fanno avvicinare in un modo mistagogico e allo stesso
tempo molto pedagogico a questo cammino che Gesù porta a termine. I testi della
liturgia ci fanno avvicinare a quello che si manifesterà pienamente nei giorni
santi, a quella filantropia di Dio manifestata in Gesù Cristo, il suo amore
reale e concreto per l'uomo.
Il lunedì di questa
sesta settimana quaresimale ci introduce al cammino di Gesù verso Betania: “Oggi
la malattia di Lazzaro viene manifestata a Cristo, che si trattiene al di là
del Giordano... coi suoi apostoli verrà il Signore per risuscitare un nativo di
questa terra”. Il martedì prosegue con la malattia di Lazzaro e i testi
sottolineano possiamo dire la quasi pedagogia voluta da Cristo anche dal suo
attardarsi al di là del Giordano: “Oggi come ieri Lazzaro soffre la
malattia... nella gioia, preparati Betania, per ricevere il tuo maestro e il
tuo Re e canta con noi: Signore, gloria a te”. Martedì e mercoledì parlano
già della morte e quindi della sepoltura di Lazzaro: “In questo giorno
Lazzaro consegna lo spirito... per raffermare nel tuo amico la fede nella tua
divina risurrezione che calpesta la morte e ci dà la vita; per questo noi ti
lodiamo e ti cantiamo”.
Dal mercoledì al
mattutino troviamo già presenti nei diversi tropari sia Lazzaro morto abbinato
per omonimia al povero Lazzaro di Lc 16: “I farisei, vestiti di porpora e di
seta... hanno come tesoro la Legge e i Profeti; essi hanno fatto crocifiggere
te, il Povero, fuori delle porte della città … e ti hanno rifiutato
malgrado la tua risurrezione te, che sei da sempre nel seno paterno … La
grazia sarà per loro come la gotta di acqua desiderata dal ricco empio... ed
essi vedranno una moltitudine di pagani che nel seno di Abramo portano il
vestito del battesimo e la porpora del tuo sangue…”. Siamo di fronte ad un
bel esempio da una parte di un’esegesi “per omonimia”, molto presente sia nella
tradizione bizantina sia soprattutto in quella siriaca. Dall’altra parte la
lettura in chiave cristologica di Lc 16: “…essi hanno fatto crocifiggere te,
il Povero, fuori delle porte della città …”.
Il giovedì sottolinea
già la vittoria di Cristo sulla morte: “Lazzaro è nella tomba da due
giorni... si avvicina il Creatore per spogliare la morte e darci la vita; per
questo noi lo invochiamo: Signore, gloria a te”. Infine il venerdì mescola
la gioia dell’imminente risurrezione di Lazzaro e quella dell'ingresso di Gesù
a Gerusalemme: “O Cristo, che siedi sui serafini celesti nella divina maestà
di Creatore dell'universo, adesso nella terra ti prepari a sedere su un
asinello; Betania si rallegra di accoglierti come Salvatore, Gerusalemme si
rallegra di ricevere il Messia atteso...”. L’ingresso di Gesù a Gerusalemme
su un asinello permette di cantare, nel tropario, la vera incarnazione del
Verbo di Dio: “O Cristo, che siedi sui serafini celesti nella divina maestà
di Creatore dell'universo, adesso nella terra ti prepari a sedere su un
asinello”.
I testi del sabato di Lazzaro sono
mescolati tra il tema della risurrezione di Lazzaro e quello della risurrezione
di Gesù una settimana dopo; si sottolinea il parallelo tra i due sabato: quello
di Lazzaro e quello di Gesù dopo sette giorni: “Volendo vedere la tomba di
Lazzaro, o Signore, tu che volontariamente ti accingevi ad abitare una tomba...”.
Tutta la sesta
settimana di Quaresima viene inquadrata in questa contemplazione dell'incontro
ormai vicino tra Gesù e la morte, quella dell'amico Lazzaro per primo, quella
propria la settimana dopo, e i testi liturgici riescono a coinvolgerci in
questo cammino di Gesù verso Betania, verso Gerusalemme. La grande filantropia
di Dio che si rivelerà nella croce di Cristo, ci viene fatta pregustare nella
filantropia verso l’amico Lazzaro.
Domenica delle Palme.
Per quanto riguarda la
Domenica delle Palme essa diventa e una conclusione della salita di Gesù verso Betania
e verso Gerusalemme, e una apertura -quasi un portico- del cammino di Gesù
verso la croce. Per quanto riguarda il primo aspetto, l’ingresso regale di Gesù
a Gerusalemme, è visto come conseguenza della prima vittoria di Gesù sulla
morte, quella di Lazzaro. L'ingresso di Gesù a Gerusalemme è una nuova teofania,
una professione di fede nella sua vera incarnazione; Dio entra umile nella sua
città: “Colui che ha per trono il cielo, e la terra come sgabello dei suoi
piedi: il Verbo di Dio Padre, il Figlio coeterno, oggi viene a Betania,
umilmente seduto su un puledro d'asina...Tu che cavalchi sui cherubini e sei
esaltato dai serafini, come Davide monti su un puledro, o Buono…”. Siamo di
fronte a delle espressioni di una cristologia per via di contrasto. E’ chiara,
dunque, la celebrazione attorno all’ingresso di Gesù: ingresso come Re a
Gerusalemme; ingresso nell’umiltà nella vita sacramentale della comunità
cristiana; ingresso nella vita di ogni cristiano, di ogni uomo.
Lunedì, Martedì e Mercoledì
Santi.
Nei tre primi giorni
della Settimana Santa nella tradizione bizantina, viene messa in luce la figura
di Cristo come Sposo, cioè le nozze di Dio con la Chiesa, con l'umanità. Questo
è un aspetto che troviamo in tutte le liturgie orientali: le tradizioni
siriache hanno una celebrazione chiamata “delle lampade” in cui viene pure
rappresentata liturgicamente nella chiesa la parabola delle dieci vergini di
Mt.
Tutti i tre giorni
commemorano anche qualche figura biblica in modo speciale: al Lunedì Santo
viene assegnata la memoria del patriarca Giuseppe che troviamo nel libro della
Genesi, e del fico maledetto da Gesù (Mt 21, 18); Giuseppe è tipo e figura di
Gesù, anche lui venduto dai suoi fratelli, portato alla sofferenza, esaltato da
Dio che lo costituisce salvatore del suo popolo. Per quanto riguarda il Martedì
Santo, nella prospettiva del tema dello Sposo, viene considerata la
parabola delle dieci vergini (Mt 24-25). Il Mercoledì Santo viene fatta
memoria della donna peccatrice che unse i piedi di Gesù (Mt 26,6-13). Al di là
dell'identità della donna, che la liturgia non chiarisce, il mistero teologico
sottolineato nella liturgia bizantina è quello della donna peccatrice che con
le lacrime, con l'unzione con l'olio profumato -simboli ambedue battesimali- arriva
all’incontro, a contatto col Cristo incarnato, Dio e uomo, contatto
-sacramento- che la porta alla conversione. Quindi è sempre Cristo Sposo che va
incontro alla sua Chiesa.
Due testi centrano
l'ufficiatura di questi tre giorni: “Ecco lo Sposo viene nel mezzo della
notte, beato quel servo che troverà vigilante, indegno quel servo che troverà
negligente! Guarda dunque anima mia, di non lasciarti opprimere dal sonno, per
non essere consegnata alla morte e chiusa fuori del Regno! Ma, vegliando,
grida: Santo, Santo, Santo tu sei, o Dio; per intercessione della Madre di Dio
abbi pietà di noi”. Il secondo tropario: “Vedo il tuo talamo adorno, o
mio Salvatore, e non ho la veste per entrare. Fa' risplendere la veste
dell'anima mia, o tu che doni la luce, e salvami!”. Questi tropari, con
l’attesa dello Sposo, rileggono Mt 25,6: lo Sposo che arriva nel mezzo della
notte. L’attesa del ritrovamento tra il vecchio Adamo, cacciato dal Paradiso
all’inizio della Quaresima, diventa adesso molto più pressante con l’uso dell’immagine
e del tema evangelico dell’arrivo e dell’incontro con lo Sposo, uno Sposo il
cui talamo nuziale è unicamente la croce.
Giovedì Santo. Nella tradizione
bizantina il Giovedì Santo celebra raggruppati: la lavanda dei piedi,
l'ultima cena, la preghiera di Gesù nell'orto e il tradimento di Giuda. I testi
dell’ufficiatura riprendono il biasimo alla figura di Giuda traditore non tanto
in un compiacersi in esso, bensì per mettere in guardia il cuore di qualsiasi
cristiano di fronte alla possibilità di tradimento di Colui che ci ha chiamati,
e di noi è diventato servo ed amico: “Preso il
pane tra le mani, il traditore in segreto le tende per ricevere il prezzo di
colui che con le proprie mani ha plasmato l’uomo: e non si risolleva dal suo
male Giuda, servo e l’ingannatore…”. La mattina del Giovedì celebra
già il vespro, con la liturgia di San Basilio e la lavanda dei piedi –celebrata
questa soltanto nelle cattedrali dal vescovo, e nei monasteri.
Mi soffermo nel tropario
che apre l'ufficio del mattutino: “Mentre i gloriosi discepoli erano
illuminati nella lavanda -letteralmente “nel cattino”- della Cena
(Gv 13,1ss), allora Giuda si ottenebrava (Gv 13,30), l'empio, malato
di cupidigia (Sal. 33,22;). E consegna te, il Giudice giusto (2Tim
4,8), in mano ai giudici iniqui. Vedi l'amico del danaro (Gv 12,6),
per questo finisce impiccato! (Mt 27,5). Fuggi l'anima insaziabile, che
tanto ha osato contro il Maestro. O Signore buono con tutti, gloria a te”. I
due termini "illuminati" e "lavanda" ci portano a contesto
chiaramente battesimale; la lavanda dei piedi dei discepoli è vista quasi come
il battesimo dei discepoli che precede la cena eucaristica, e la cena stessa è
il luogo di questa lavanda, di quest’illuminazione. I discepoli sono
illuminati, mentre Giuda entra nella notte, vista questa come spazio senza
luce.
Conclusione.
Diversi aspetti
importanti in questi primi giorni della Settimana Santa.
Cristo entra a
Gerusalemme seduto su un puledro, venuto nell’umiltà della sua Incarnazione. I
testi liturgici ci hanno proposto delle belle e profonde immagini cristologiche
per via di contrasto.
Gli esempi dei
personaggi biblici commemorati, celebrati nella liturgia di questi giorni:
Giuseppe uomo libero, tradito, consegnato dai fratelli, come tipo e figuar di
Cristo stesso. La veglia delle vergini e l’olio come collegamento nuzuale con
Cristo, con l’Unto. La liturgia della Chiesa ci propone un rapporto di amore
totale con Cristo, di fedeltà, nell’ottica dell’immagine sponsale.
Infine Cristo servo, che lava i piedi ai discepoli; che si dona ai suoi nei Santi Doni del suo Corpo e del Suo Sangue, dopo che è diventato servitore.
+P. Manuel Nin
Esarca Apostolico di Grottaferrata
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En estas
páginas quiero presentar y comentar algunos aspectos y textos de la tradición
litúrgica bizantina durante la Semana Santa. Divido el texto en dos partes
separadas, que cronológicamente van desde la semana anterior al Domingo de
Ramos, es decir, la semana de Lázaro hasta el Jueves Santo, y la segunda parte,
que incluye desde el Viernes Santo hasta el Domingo de Pascua.
Semana de Lázaro.
La semana
anterior al Domingo de Ramos, según la tradición bizantina, cierra la gran
Cuaresma. Se convierte casi en una conclusión, se podría decir que se aleja de
la penitencia cuaresmal para mirar al Señor que sube a Jerusalén para ser
crucificado allí y resucitar el tercer día.
La peregrina
Egeria ya indica la celebración de la resurrección de Lázaro antes del Domingo
de Ramos en Jerusalén en el siglo IV, una celebración que más tarde aceptaron
todas las Iglesias cristianas de Oriente y Occidente. Es una semana que nos
hace seguir el camino de Jesús hacia Betania y luego hacia Jerusalén; los
textos litúrgicos nos acercan de una manera mistagógica y al mismo tiempo muy
pedagógica a este viaje que Jesús completa. Los textos de la liturgia nos
acercan a lo que se manifestará plenamente en los días santos, a esa
filantropía de Dios manifestada en Jesucristo, su amor real y concreto por el
hombre.
El lunes de
esta sexta semana de Cuaresma nos presenta el viaje de Jesús a Betania: "Hoy
la enfermedad de Lázaro se manifiesta a Cristo, que permanece al otro lado del
Jordán... con sus apóstoles vendrá el Señor para levantar a un nativo de esta
tierra." El martes continúa con la enfermedad de Lázaro y los textos
subrayan, podemos decir, la casi-pedagogía que Cristo ha querido también por su
demora más allá del Jordán: "Hoy, como ayer, Lázaro está enfermo....
Con joya, preparad a Betania para recibir a vuestro maestro y a vuestro Rey y
cantad con nosotros: Señor, gloria a ti". Martes y miércoles ya hablan
de la muerte y, por tanto, del entierro de Lázaro: "En este día Lázaro
entrega el espíritu... reafirmar en tu amigo la fe en tu divina resurrección
que pisotea la muerte y nos da vida; por esto te alabamos y cantamos."
Desde el
miércoles encontramos presentes en los diversos troparios a ambos “Lázaro”,
presentes por homonimia: el del evangelio de Juan y el de Lucas 16: "Los
fariseos, vestidos de púrpura y seda... atesoran la Ley y los Profetas; os han
crucificado a vosotros, los Pobres, fuera de las puertas de la ciudad ... y
te han rechazado a pesar de tu resurrección, tú que siempre has estado en el
vientre de tu padre... La gracia será para ellos como la gota de agua
deseada por los ricos y malvados... y verán a una multitud de paganos llevando
en el seno de Abraham la túnica del bautismo y la púrpura de vuestra
sangre...". Estamos ante un buen ejemplo, por un lado, de una exégesis
"por homonimia", muy presente tanto en la tradición bizantina como,
especialmente, en la siríaca. Por otro lado, la lectura cristológica de Lc 16:
"...os han crucificado a vosotros, los pobres, fuera de las puertas de
la ciudad ...".
El jueves ya
enfatiza la victoria de Cristo sobre la muerte: "Lázaro lleva dos días
en la tumba... el Creador se acerca para despojar a la muerte y darnos vida;
por eso le invocamos: Señor, gloria a ti". Finalmente, el viernes
mezcla la alegría de la inminente resurrección de Lázaro con la de la entrada
de Jesús en Jerusalén: "Oh Cristo, sentado sobre los serafines
celestiales en la majestuosa divina majestad del Creador del universo, ahora en
la tierra te preparas para cabalgar a un asno; Betania se alegra recibiéndote como
Salvador, Jerusalén se regocija al recibir al tan esperado Mesías...".La entrada de Jesús en Jerusalén sobre un asno nos
permite cantar, en el tropario, la verdadera encarnación del Verbo de Dios:
"Oh Cristo, que te sientas sobre los serafíns celestiales en la divina
majestad del Creador del universo, ahora en la tierra te preparas para sentarte
en un burro".
Los textos del sábado de Lázaro se
mezclan entre el tema de la resurrección de Lázaro y el de la resurrección de
Jesús una semana después; se enfatiza el paralelismo entre los dos sábados: el
de Lázaro y el de Jesús siete días después: "Deseando ver la tumba de
Lázaro, oh Señor, tú que voluntariamente saliste a habitar en una
tumba...".
Toda la sexta
semana de Cuaresma se enmarca en esta contemplación del encuentro inminente
entre Jesús y la muerte, la de su amigo Lázaro primero, la suya propia la
semana siguiente, y los textos litúrgicos logran involucrarnos en este camino
de Jesús hacia Betania, hacia Jerusalén. La gran filantropía de Dios que se
revelará en la cruz de Cristo ve ya una anticipación en la filantropía hacia el
amigo Lázaro.
Domingo de Ramos.
En lo que
respecta al Domingo de Ramos, se trata tanto en una conclusión del camino, la
subida de Jesús a Betania y Jerusalén, como de una apertura —casi un pórtico—
del camino de Jesús a la cruz. En cuanto al primer aspecto, la entrada real de
Jesús en Jerusalén se considera consecuencia de la primera victoria de Jesús
sobre la muerte, la de Lázaro. La entrada de Jesús en Jerusalén es una nueva
teofanía, una profesión de fe en su verdadera encarnación; Dios entra
humildemente en su ciudad: "El que tiene el cielo como trono y la
tierra como reposapiés: la Palabra de Dios Padre, el Hijo coeterno, llega hoy a
Betania, humildemente sentado sobre el potro de un asno... Tú que montas sobre
los querubines y eres exaltado por los serafines, como David montas en un
potrillo, oh Bueno...". Estamos ante expresiones de una cristología de
contraste. La celebración de la entrada de Jesús es clara: entrada como Rey en
Jerusalén; la entrada a la humildad en la vida sacramental de la comunidad
cristiana; en la vida de todo cristiano, de cada hombre.
Lunes, martes y miércoles santo.
En los tres
primeros días de la Semana Santa, en la tradición bizantina, se destaca la
figura de Cristo como esposo, es decir, la unión nupcial de Dios con la
Iglesia, con la humanidad. Este es un aspecto que encontramos en todas las
liturgias orientales: las tradiciones siríacas tienen una celebración llamada
"de las lámparas" en la que la parábola de las diez vírgenes del evangelio
de MT también se representa litúrgicamente en la iglesia.
Los tres días
también conmemoran a alguna figura bíblica de manera especial: al Lunes Santo se le asigna la memoria
del patriarca José, del libro del Génesis, y de la higuera maldita por Jesús
(Mt 21:18); José es el tipo y la figura de Jesús, él también vendido por sus
hermanos, llevado al sufrimiento, exaltado por Dios que lo hace salvador de su
pueblo. En cuanto al Martes Santo, desde la perspectiva del tema del esposo,
se considera la parábola de las diez vírgenes (Mt 24-25). El Miércoles Santo
conmemora a la pecadora que unció los pies de Jesús (Mt 26:6-13). Más allá de
la identidad de la mujer, que la liturgia no aclara, el misterio teológico
enfatizado en la liturgia bizantina es el de la mujer pecadora que, con
lágrimas, con la unción con aceite perfumado —ambos símbolos bautismales— llega
al encuentro, al contacto con Cristo encarnado, Dios y hombre, contacto
—sacramento— que la conduce a la conversión. Por eso siempre es Cristo el Esposo
quien sale a recibir a su Iglesia.
Dos textos se
centran en ese aspecto: "He aquí, el Esposo viene en mitad de la noche,
bendito el siervo que encuentra vigilante, indigno es el siervo que encuentra
negligente! He aquí, por tanto, alma mía, que no te dejes oprimir por el sueño,
no sea que seas entregada a la muerte y encerrada fuera del reino. Pero,
observando, clama: Santo, santo, santo eres tú, oh Dios; por la intercesión de
la Madre de Dios, ten piedad de nosotros." El segundo tropario: "Veo
tu cámara nupcial adornada, oh mi Salvador, y no tengo túnica para entrar. ¡Que
brille la prenda de mi alma, oh tú que das luz, y sálvame!". Estos
troparios, que subrayan la espera del esposo, releen Mt 25:6: el esposo que
llega en mitad de la noche. La espera del encuentro entre el viejo Adán,
expulsado del Paraíso al comienzo de la Cuaresma, se vuelve ahora mucho más
urgente con el uso de la imagen evangélica y el tema de la llegada y encuentro
con el Esposo, un Esposo cuyo tálamo nupcial es solo la cruz.
Jueves Santo.
En la tradición bizantina, el Jueves Santo
celebra en un único misterio: la lavanda de los el lavado de pies, la última
Cena, la oración de Jesús en el huerto y la traición de Judas. Los textos del
oficio subrayan la traición de Judas y subrayan al corazón de cualquier
cristiano sobre la posibilidad de traicionar a Aquel que nos ha llamado y que
se ha convertido en nuestro servidor y amigo: "Tomando
pan en sus manos, el traidor las extiende en secreto para recibir el precio de
aquel que con sus propias manos ha formado al hombre: y Judas, el siervo y el engañador, permanece
en su mal...". El jueves por la mañana ya se celebra la
Víspera, con la liturgia de San Basilio y el lavado de pies – celebrados solo
en catedrales por el obispo, y en los monasterios.
Me detengo en
el tropario que inicia el oficio de Maitines: “Mientras los gloriosos
discípulos se iluminaban en la lavanda–
literalmente "en la pila bautismal"– de la Cena, entonces
Judas se oscurecía (Jn 13:30), el malvado enfermo de codicia (Sal.
33:22;). Y entregando el justo juez (2 Tim 4:8), en manos de los
jueces injustos. Mira el amigo del dinero (Jn 12:6), ¡por esto acaba
ahorcado! (Mt 27:5). Huye del alma insaciable, que ha atrevido tanto
contra el Maestro. Oh Señor, bueno con todos, gloria a ti." Los dos
términos "iluminado" y "lavanda" nos llevan a un contexto
claramente bautismal; El lavado de pies de los discípulos se ve casi como el
bautismo de los discípulos que precede a la cena eucarística, y la propia cena
es el lugar de este lavado, de esta iluminación. Los discípulos se iluminan,
mientras Judas entra en la noche, visto como un espacio sin luz.
Conclusión.
Varios
aspectos importantes en estos primeros días de la Semana Santa.
Cristo entra
en Jerusalén sentado sobre un potrillo, que ha venido con la humildad de su
Encarnación. Los textos litúrgicos nos han ofrecido imágenes cristológicas
bellas y profundas a modo de contraste.
Los ejemplos
de los personajes bíblicos conmemorados, celebrados en la liturgia de estos
días: José, un hombre libre, traicionado, entregado por sus hermanos, como un
tipo y figura del mismo Cristo. La liturgia de la Iglesia nos propone una
relación de amor total con Cristo, de fidelidad, desde la perspectiva de la
imagen nupcial.
Finalmente, Cristo el siervo, que lava
los pies de los discípulos; que se entrega a los suyos en los Santos Dones de su
Cuerpo y su Sangre, después de haberse hecho siervo de los suyos.
+P. Manuel Nin
Exarca
Apostólico de Grottaferrata

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