venerdì 3 aprile 2026


 Deposizione dalla croce. Miniatura siriaca, XII secolo

 

La Settimana Santa nella tradizione bizantina

         Le liturgie delle Chiese cristiane di Oriente e di Occidente lungo l’anno liturgico celebrano il mistero di Cristo, Verbo di Dio incarnato, fattosi uomo per noi e per la nostra salvezza. Lungo l’anno o ciclo liturgico vengono celebrati i diversi momenti della vita di Cristo che sono anche e soprattutto momenti di salvezza per la Chiesa e per ognuno dei cristiani: la sua incarnazione, la sua nascita, la sua passione, morte e risurrezione. La Grande Settimana è uno dei momenti centrali in questa celebrazione, e in essa le Chiese cristiane di Oriente possiamo dire si radunano attorno alla croce di Cristo, da dove sgorga la redenzione e la salvezza per ognuna di esse. La tradizione bizantina in Italia è celebrata e vissuta nelle Chiese di tradizione bizantine di Lungro in Calabria, di Piana degli Albanesi in Sicilia e nel monastero esarchico di santa Maria di Grottaferrata alle porte di Roma.

         In queste pagine voglio leggere e presentare brevemente tre dei tropari liturgici che segnano le principali celebrazioni lungo la Settimana Santa nella tradizione bizantina. I tropari sono dei testi poetici, che con delle immagini molto belle e profonde, portano colui che li legge, che li canta, colui che li prega, a vivere il mistero celebrato nella liturgia. Sono dei testi nati dalla preghiera del poeta, dell’innografo, del teologo, che legge la Sacra Scrittura e ne fa preghiera e, come dicevo, con delle immagini forti, contrastanti e delle volte anche paradossali, riesce a esprimere in modo poetico la professione di fede della Chiesa. Sono tre tropari che vengono cantati nell’ufficiatura di diversi giorni lungo la Settimana Santa. Indico, per ognuno dei tropari, i riferimenti biblici che si intrecciano nel testo liturgico.

Ecco lo Sposo viene nel mezzo della notte (Mt 25,6), beato quel servo che troverà vigilante (Lc 12,37), indegno quel servo che troverà negligente! Guarda dunque anima mia, di non lasciarti opprimere dal sonno (Rm 13,11), per non essere consegnata alla morte (Salmo 12,4) e chiusa fuori del Regno! (Mt 25,10) Ma, vegliando, grida: Santo, Santo, Santo tu sei, o Dio (Is 6,3); per intercessione della Madre di Dio abbi pietà di noi”.

I tropari, come accennavo sopra, sono un intreccio di citazioni bibliche implicite o esplicite, sia dal Vecchio che dal Nuovo Testamento. Nel primo tropario ci sono ben cinque riferimenti biblici: lo Sposo che arriva, Mt 25,6; il servo che vigila, Lc 12,37; il distacco dal sonno, Rm 13,11; la consegna alla morte, salmo 12,4; la chiusura della porta del Regno, Mt 25,10; il Dio tre volte santo, Is 6,3). Tre temi da sottolineare in questo testo: Il tema dell'attesa dello Sposo. Il tropario fa una rilettura di Mt 25,10, con lo Sposo che arriva nel mezzo della notte e l’attesa vigilante di coloro che l’aspettano. Si tratta di un’attesa di quel rinnovamento e ritrovamento tra il vecchio Adamo, cacciato dal Paradiso all’inizio della Quaresima ed il nuovo Adamo che arriva nel bel mezzo della notte. Un’attesa che diventa adesso molto più pressante con l’uso dell’immagine e del tema evangelico dell’arri­vo e dell’incontro con lo Sposo, uno Sposo il cui talamo nuziale è unicamente la croce, la sua croce. Il secondo tema è l’analogia che il tropario fa di sonno-morte, a partire da Lc 12,37, il servo vigilante, e da Rm 13,11, il distacco dal sonno. L’arrivo dello Sposo per il cristiano è il momento del suo trapasso, della sua morte; lui, lo Sposo, arriverà nella notte -nell’ora in cui il servo non sa, e per questo viene chiesta la vigilanza, il guardare verso di Lui. Il terzo aspetto che troviamo nel tropario è quello delle nozze divine e l'assoluta indegnità dell'uomo che solo può entrare nella camera nuziale, il Regno, grazie alla luce che viene da Cristo. Di fronte allo Sposo nel suo talamo nuziale, cioè Cristo umiliato ed umile ai piedi della croce, il cristiano si scopre dal tutto peccatore -e durante la Quaresima l’abbiamo tante volte chiesto al Signore di farci scoprire peccatori quando abbiamo ripetuto fino a sazietà: “…dammi di vedere i miei peccati e di non condannare mio fratello...”. Ma si scopre pure amato e salvato da questo Dio umile ed umiliato. Per questo lo acclama come Dio tre volte santo con Is 6,3.


“Oggi è appeso al legno Colui che ha appeso la terra alle acque! (Salmo 135,6) Il Re degli angeli è cinto di una corona di spine! (Mt 27,29) È avvolto di una porpora (Mt 27,28) mendace Colui che avvolge il cielo di nubi! (Is 63,1; salmo 147,8) Riceve uno schiaffo (Gv 18,22) lui che nel Giordano ha liberato Adamo! (Mt 3,13) Lo Sposo della Chiesa è inchiodato con chiodi! (Ef 5,25.31) Il Figlio della Vergine è trafitto da una lancia! (Gv 19,34) Adoriamo la tua passione, o Cristo! Mostacci anche la tua risurrezione”.

         Questo secondo tropario viene cantato nell’ufficiatura mattutina del Venerdì Santo, durante la processione con la croce che viene portata dall’altare, dal santuario fino al bel mezzo della navata e lì esposta e venerata dai fedeli. È un testo diventato quasi un tessuto di citazioni bibliche, e che riesce, per via di contrasto, a mettere in evidenza il mistero della vera incarnazione del Verbo di Dio: Colui che pende dalla croce è lo stesso che appende la terra sulle acque; colui che è Signore degli angeli, riceve una corona di spine; il Signore del cielo, è avvolto da una tonaca mendace; Colui che libera Adamo nel Giordano quando è battezzato da Giovanni, è legato da uno schiaffo. Infine, l’immagine fortemente contrastante tra la sua nascita da una Vergine, e il suo costato trafitto dalla lancia.

 “Vedendo il sole nascondere i suoi raggi, e il velo del tempio lacerato alla morte del Salvatore, Giuseppe andò da Pilato, e così lo pregava: Dammi questo straniero, che dall’infanzia come straniero si è esiliato nel mondo (Gv 1,5.10; Mt 2,13). Dammi questo straniero, che i suoi fratelli di razza hanno odiato e ucciso come straniero (Salmo 68,9). Dammi questo straniero, di cui stranito contemplo la morte strana. Dammi questo straniero, che ha saputo accogliere poveri e stranieri. Dammi questo straniero, che gli ebrei per invidia hanno estraniato dal mondo (Mt 27,18). Dammi questo straniero, perché io lo seppellisca in una tomba, giacché, come straniero, non ha ove posare il capo (Mt 8,20). Dammi questo straniero, al quale la Madre, vedendolo morto, gridava: O Figlio e Dio mio, anche se sono trafitte le mie viscere (Lc 2,35) e il mio cuore dilaniato al vederti morto, tuttavia ti magnifico, confidando nella tua risurrezione. Supplicando Pilato con questi discorsi, il nobile Giuseppe ricevette il corpo del Salvatore: con timore lo avvolse in una sindone con mirra e depose in una tomba colui che a tutti elargisce la vita eterna e la grande misericordia (Salmo 50,3)”.

         Questo terzo tropario viene cantato nell’ufficiatura mattutina del Sabato Santo. Si tratta di una supplica che l’innografo mette in bocca a Giuseppe di Arimatea in una sua supplica a Pilato per riavere il corpo di Gesù (cf., Lc 23,50-52). Per ben sette volte Giuseppe chiede a Pilato lo “straniero”, titolo dato a Gesù in questo tropario: Dammi questo straniero… ς μοι τοτον τν ξνον). E il testo liturgico contempla Cristo come colui che dall’infanzia ha vissuto l’essere straniato, di cui si contempla una morte essa stessa straniera, strana, fuori della città. L’ultima supplica di Giuseppe prende la supplica di Maria, la madre di Cristo che diventa supplica della Chiesa stessa: “O Figlio e Dio mio, anche se sono trafitte le mie viscere e il mio cuore dilaniato al vederti morto, tuttavia ti magnifico, confidando nella tua risurrezione”.

          La celebrazione della passione, della morte e della risurrezione di Cristo nella tradizione bizantina, attraverso i testi liturgici poetici e allo stesso tempo pregnanti di forza e di realismo, ci accosta, ci fa partecipi della sua condiscendenza verso di noi, Lui che per noi si è fatto straniero per riportarci al suo regno.

+P. Manuel Nin

Esarca Apostolico di Grottaferrata


Semana Santa en la tradición bizantina

         Las liturgias de las Iglesias Cristianas de Oriente y Occidente celebran a lo largo del año litúrgico el misterio de Cristo, el Verbo de Dios encarnado, hecho hombre para nosotros y para nuestra salvación. A lo largo del año o ciclo litúrgico, se celebran los diferentes momentos de la vida de Cristo, que son también y sobre todo momentos de salvación para la Iglesia y para cada uno de los cristianos: su encarnación, su nacimiento, su pasión, muerte y resurrección. La Gran Semana o Semana Santa es uno de los momentos centrales de esta celebración, y en ella se puede decir que las Iglesias Cristianas de Oriente se reúnen en torno a la Cruz de Cristo, de donde manan la redención y la salvación para cada una de ellas. La tradición bizantina en Italia se celebra y se vive en las Iglesias locales bizantinas de Lungro en Calabria, Piana degli Albanesi en Sicilia y en el monasterio exárquico de Santa Maria di Grottaferrata, en las afueras de Roma.

         En estas páginas quiero releer y presentar brevemente tres de los troparios litúrgicos que marcan las principales celebraciones de la Semana Santa en la tradición bizantina. Los troparios son textos poéticos que, con imágenes muy bellas y profundas, llevan a quien los lee, los canta y a quien los reza, a vivir el misterio celebrado en la liturgia. Son textos surgidos de la oración del poeta, del himnógrafo, del teólogo, que lee la Sagrada Escritura y ora a partir de ella y, como he dicho, con imágenes fuertes, contrastantes y a veces incluso paradójicas, logra expresar la profesión de fe de la Iglesia de manera poética y simbólica. Son tres troparios que se cantan en la liturgia de las Horas de diferentes días durante la Semana Santa. Indico, para cada uno de los troparios, las referencias bíblicas que están entrelazadas en el texto litúrgico.

"He aquí que el Esposo viene a medianoche (Mt 25:6), bendito el siervo que encuentra vigilante (Lc 12:37), indigno el siervo que él encuentra negligente! He aquí, por tanto, alma mía, no te dejes oprimir por el sueño (Rom 13:11), no sea que seas entregada a la muerte (Salmo 12:4) y dejada fuera del Reino. (Mt 25:10) Pero, vigilante aclama: Santo, Santo, Santo eres tú, oh Dios (Is 6:3); por la intercesión de la Madre de Dios, ten piedad de nosotros."

Los troparios, como mencioné antes, son un entrelazamiento de citas bíblicas implícitas o explícitas, tanto del Antiguo como del Nuevo Testamento. En este primer tropario hay nada menos que cinco referencias bíblicas: el Esposo que llega a medianoche, Mt 25:6; el siervo que vigila, Lc 12:37; desapego del sueño, Rom 13:11; la eventual entrega a la muerte, Salmo 12:4; el cierre de la puerta del Reino, Mt 25:10; el Dios tres veces santo, Is 6:3). Tres temas para destacar en este texto: El tema de esperar al Esposo. El tropario relee el Mt. 25:10, con el Esposo que llega a medianoche y la atenta expectativa de quienes le esperan. Se trata de una espera para la redención y el reencuentro entre el viejo Adán, expulsado del Paraíso al comienzo de la Cuaresma, y el nuevo Adán que llega en mitad de la noche. Una expectativa que ahora se vuelve mucho más urgente con el uso de la imagen y tema evangélico de la llegada y del encuentro con el Esposo, un Esposo cuya cámara nupcial es únicamente la cruz, su cruz.

El segundo tema es la analogía que hace el tropario del sueño-muerte, a partir de Lc 12:37, el siervo vigilante, y de Rom 13:11, el desapego del sueño. La llegada del Esposo para el cristiano es el momento de su partida, de su muerte; el Esposo, llegará en la noche –a la hora que el sirvo no sabe, y por eso se pide vigilancia, que atención hacia Él.

El tercer aspecto que encontramos en el tropario es el de la unión nupcial divina y la absoluta indignidad del hombre que solo puede entrar en la cámara nupcial, el Reino, gracias a la luz que viene de Cristo. Ante el Esposo, en su lecho nupcial, es decir, Cristo humillado y humilde a los pies de la cruz, el cristiano se descubre a sí mismo como un pecador, y durante la Cuaresma a menudo hemos pedido al Señor que nos haga descubrir pecadores cuando hemos repetido hasta la saciedad: "...Dame ver mis pecados y no condenar a mi hermano...". Pero también el cristiano descubre que es amado y salvado por este Dios humilde y humillado. Por eso lo aclama como Dios tres veces santo a partir de Is 6:3.

 

"¡Hoy el que colgó la tierra sobre las aguas, cuelga en el árbol! (Salmo 135:6) ¡El Rey de los ángeles está ceñido con una corona de espinas! (Mt 27:29) Está envuelto en una púrpura mendaz (Mt 27:28) ¡Aquel que envuelve el cielo en nubes! (Is 63:1; Salmo 147:8). Recibe una bofetada (Jn 18:22) aquél que liberó a Adán en el Jordán. (Mt 3:13) ¡El esposo de la Iglesia está clavado con clavos! (Ef 5:25, 31) ¡El Hijo de la Virgen es atravesado por una lanza! (Jn 19:34) ¡Adoramos tu pasión, oh Cristo! Muéstranos también tu resurrección."

         Este segundo tropario se canta en la liturgia de la mañana del Viernes Santo, durante la procesión con la cruz que se lleva desde el altar, desde el santuario hasta el centro de la nave y allí expuesta y venerada por los fieles. Es un texto que se ha convertido casi en un tejido de citas bíblicas, y que logra, por contraste, resaltar el misterio de la verdadera encarnación del Verbo de Dios: Quien cuelga de la cruz es el mismo que cuelga la tierra en las aguas; el Señor de los ángeles recibe una corona de espinas; el Señor del cielo está envuelto en una túnica mendaz; aquél que libera a Adán en el Jordán cuando es bautizado por Juan, recibe una bofetada. Finalmente, la imagen fuertemente contrastante entre su nacimiento de una virgen y su costado atravesado por la lanza.

 

"Cuando José vio al sol ocultar sus rayos y el velo del templo rasgarse a la muerte del Salvador, fue a Pilato y le rogó: Danos este extranjero, que desde niño como extranjero ha sido exiliado al mundo (Jn 1:5, 10; Mt 2:13). Dame este extranjero, a quien sus hermanos odiaban y mataron como forastero (Salmo 68:9). Dame a este extranjero, cuya extraña muerte me desconcertó. Dame a este extranjero, que sabía dar la bienvenida a los pobres y a los extranjeros. Dame a este extranjero, a quien los judíos, por envidia, han hecho extranjero al mundo (Mt 27:18). Dame a este extranjero para que pueda enterrarlo en una tumba, porque como extranjero no tiene dónde descansar su cabeza (Mt 8:20). Dame este extranjero, a quien la Madre, al verlo muerto, exclamó: Hijo y Dios mío, aunque mis entrañas estén perforadas (Lc 2:35) y mi corazón desgarrado al verte muerto, te magnifico, confiando en tu resurrección. Suplicando a Pilato con estas palabras, el noble José recibió el cuerpo del Salvador: con temor lo envolvió en un sudario lleno de mirra y depositó en un sepulcro a Aquél que otorga vida eterna y gran misericordia a todos (Salmo 50:3)".

         Este tercer tropario se canta en el oficio matutino del Sábado Santo. Es una súplica que el himnógrafo pone en la boca de José de Arimatea cuando pide a Pilato para que le entregue el cuerpo de Jesús (cf., Lc 23:50-52). José le pide a Pilato siete veces el "extranjero", un título que se le da a Jesús en este tropario: Dame este extranjero... (Δός μοι τοτον τν ξένον). Y el texto litúrgico contempla a Cristo como aquel que desde la infancia ha vivido el ser extranjero, cuya muerte es en sí misma extranjera, extraña, fuera de la ciudad. La última súplica de José incluye la súplica de María, la madre de Cristo que se convierte en la súplica de la propia Iglesia: "Hijo y Dios mío, aunque mis entrañas estén perforadas y mi corazón desgarrado al verte muerto, sin embargo, te magnifico, confiando en tu resurrección."

 

         La celebración de la pasión, muerte y resurrección de Cristo en la tradición bizantina, a través de textos litúrgicos poéticos que están a la vez cargados de fuerza y realismo, nos acerca, nos hace compartir su condescendencia hacia nosotros, aquel que se hizo un extranjero para nosotros para devolvernos a su reino.

+P. Manuel Nin

Exarca Apostólico de Grottaferrata